inGiappone

settembre 24, 2008

anche i giapponesi, nel loro piccolo… (updated)

Vandalizzano.

vandalismo alla giapponese -.-'

vandalismo alla giapponese -.-' (tutte queste foto sono state scattate all'interno di 5 aule diverse della mia scuola, visto che in classe mia sono riuscito a reperire solo le prime due...

C’è forse bisogno di commentare questi scandalosi abissi di degrado che vengono raggiunti nelle scuole giapponesi? E’ assurdo come tutti pensino che il Giappone sia un paese pulito e pieno di gente educata, mentre in realtà gli studenti del giorno d’oggi non mostrano alcun rispetto per le cose.

E che diamine, si facessero un giro nelle scuole Italiane (con la “I” maiuscola, sia chiaro!) ad imparare cosa sono rispetto, pulizia, ordine e disciplina!

(sì, siamo il terzo mondo)

UPDATE: visto che mi è stato richiesto, tradurrò questi osceni turpiloqui, per svelare gli abissi di depravazione che si celano dietro questi oscuri caratteri.

(i riquadri sono numerati in stile
1  2  3
4  5  6
7  8  9  sì lo so che è un metodo rude ma fin qui si spingono le mie capacità!)

1: adesivo incollato sopra una matita a mine della Pilot, modello LM250;
2: “Kubotino, buona fortuna!” (“Kubota gori kichi”, dove “Kubota” è il cognome di un mio compagno di classe, “gori” è un soprannome comune e “kichi” è lo stesso “kichi” di “Tsurikichi Sampei”, ovvero “Sampei dalla pesca fortunata”, in Italia tradotto semplicemente come “Sampei” o “Sanpei”, che dir si voglia).
3: un cuore. Quale oscuro segno massonico si nasconderà dietro questa apparentemente innocua forma?
4: la “P” dei “Pineapple heads” (teste di ananas… il bello è che il nome se lo sono scelto loro!), la band della scuola.
5: un cagnolino (a sinistra) ed una rivisitazione in chiave manieristico-post-moderna di “Pichon-kun”, la mascotte pubblicitaria della Daikin (“che afaaaa che afaa che fa! Daaaaikin la soluzione ha” xD)
6: “Tarō”, ovvero un nome”
7 e 8: questi ideogrammi sono troppo difficili, non li riesco a capire! xDDD
9: “Qui, Koryuu Kana ha fatto un esame il primo luglio, Giovedì”

Adesso, sarebbe simpatico fare un paragone con le nostrane scritte… ovvero: qui si temono gli esami e si tiene a “far notare la propria presenza” in un modo che – almeno a me – sembra quasi tenero, con scrittine “kawaii” (vedi la 5) oppure con date di esami. Posso ricordare ancora parte delle scritte che affollavano la mia vecchia aula: insulti a professori, croci celtiche, insulti a compagni, turpiloqui vari, buchi nel muro con cartacce di pizza che riempiono l’intercapedine… insomma, non c’è niente da fare, i giapponesi hanno stile anche quando vandalizzano.

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settembre 12, 2008

anche i Giapponesi, nel loro piccolo… (2)

… hanno paura dei ladri.
In precedenza, mi sono stupito per la sicurezza del Giappone molte volte: i miei genitori non chiudono a chiave la porta di casa (inizialmente pensavo che non ci fosse nemmeno la serratura! Poi hanno rimosso le placche di protezione ed in effetti c’era…), le finestre non hanno i blocchi anti-apertura, a scuola gli armadietti non hanno il lucchetto, durante l’ora di educazione fisica tutti lasciano portafogli, cellulare e quant’altro in bella vista sui banchi (ritrovandoli poi al ritorno!) e gli esempi possono continuare.

Ma, nel recondito inconscio, i giapponesi sono pronti a prendere misure drastiche per difendersi dall’incubo ladri, come è emerso quest’oggi durante l’ora d’inglese, quando una domanda, apparentemente banale, ha rivelato tutti i più oscuri abissi di diffidenza che si nascondono dietro il pacato viso giapponese. La domanda era: “Cosa faresti tu per difendere casa tua dai ladri?” e la ragazza scelta per rispondere all’esercizio ha scritto alla lavagna: “Riodinerei le scarpe”.
Al che, la professoressa (americana) ha chiesto: “E perché riordineresti le scarpe?” “Perché così, almeno, il ladro vedrebbe che io sono in casa, e non entrerebbe”

Che dire… come si fa a restare impassibili di fronte a tanta innocenza?

settembre 11, 2008

anche i Giapponesi, nel loro piccolo… (1)

Oggi nasce una nuova rubrica, intitolata: “anche i Giapponesi, nel loro piccolo…”. Mi sono reso conto che, dal mio blog, il Giappone sembra il regno della perfezione (ed in effetti è quanto di più vicino io abbia mai visto…), ma – come direbbe il padre della mia migliore amica con un’enfasi che io di certo non riuscirò mai ad imitare – “tutto il mondo è paese!”. Dunque, anche il Giappone ha i suoi lati oscuri: alle volte, come nel post di oggi, fanno sorridere – e questo giustifica il “nel loro piccolo” – ma visto che prima o poi scoprirò qualche seria magagna la incasellerò prontamente in questa rubrica.
Che ve ne pare?

Anche i Giapponesi, nel loro piccolo… si ribellano.

Ribellione alla giapponese

Come mai la chiamo ribellione? (e soprattutto, cosa c’è nella foto?)
Nelle scuole giapponesi, è obbligatorio indossare una divisa (seifuku), rigidamente uguale per tutti gli alunni. Ma lo spirito creativo alberga in ognuno di noi, ed i giapponesi non fanno eccezione: come poter esprimere lo stesso la propria personalità, dunque? Indossando, sotto la camicia della divisa, delle magliette con colori accesi o molto definiti, i cui disegni risaltino anche sotto la camicia. Geniale!? Ecco, non troppo, a dire il vero, in particolare in questo periodo dell’anno… l’estate giapponese è torrida, e, se io con solo la camicia sudo, posso immaginare il caldo che faccia lì dentro. Tra l’altro, anche durante l’ora di educazione fisica tengono la loro maglietta personalizzata, il che li obbliga a tenere, sopra la t-shirt, la FELPA della divisa da ginnastica, portandoli a temperature interne prossime al collasso.

Eh già: spiriti ribelli, questi giovani di oggi.

(effettivamente, quando durante educazione fisica sudano come delle bestie con la felpa pur di tenere la loro maglietta, fanno davvero tenerezza)

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