inGiappone

gennaio 3, 2009

108

Uno degli eventi che non può mancare nel Capodanno tradizionale giapponese è il suono della campana (鐘・Kane): a partire da mezzanotte, 108 rintocchi, distanziati ciascuno di circa 2 secondi dalla fine del rumore di quello del precedente (che è in effetti piuttosto persistente, e varia a seconda di ogni campana), scandiscono la gelida aria invernale.

la campana del nostro tempio di fiducia

la campana del nostro tempio di fiducia

Perché 108? Perché 108 sono i desideri malvagi (煩悩・Bonnou: ad esempio, avidità, sete di potere ecc ecc) che rovinano le vite degli uomini impedendogli di arrivare alla felicità: ad ogni rintocco della campana, ne viene scacciato uno, in modo da poter essere felici l’anno che verrà.

Inutile dire che avrei ucciso per suonare la campana, ma, per fortuna di chi stava prima di me, non si è reso necessario…!

notare l aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo)

notare l'aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo) ed i miei occhi spiritati, nonché l'abbondante dose di strati che mi fa sembrare ancora più ingrassato di quanto già non sia

Buon anno!

ottobre 9, 2008

Maratona (強歩)

Sì, avevo già intuito dal campo-scuola che nello spirito giapponese è insito qualcosa di masochistico, ma le sue alte vette mi erano ancora inesplorate. Ebbene, quest’oggi posso dire di aver visto qualcosa di più: la maratona/camminatona scolastica (che, in giapponese, si chiama “強歩”, ovvero “camminata forte”). Essa consiste in 30 (TRENTA) kilometri da coprire entro un tempo predefinito, piuttosto generoso, di 6 ore: camminando tutto il tempo, non si arriva in orario ai 5 check-points, e si viene eliminati dalla corsa, con obbligo di “歩きなおす”, ovvero di percorrere il tracciato un’altra volta.

Chi conosce la mia attitudine media verso lo sport, si starà chiedendo come sia capitato io in quella macchina infernale, e la risposta è semplice: sono stato obbligato! O meglio, non obbligato formalmente, ma obbligato “alla giapponese”. Ovvero, il mio professore di riferimento mi ha detto, prima della gara: <<E’ assolutamente importantissimo partecipare, lo spirito scolastico bla bla (ndr: la frequenza di itadakereba to omoimasumi auguro che – era eccessiva per tentare di capire il tema del discorso, quindi mi sono messo in stand-by per i 5 minuti di motivi. Magari ce n’era qualcuno interessante, chissà! xD) e dunque, se non te la senti, potresti anche evitare la partecipazione, ma ricorda che ormai sei uno studente del “Liceo Fuetsu” e che come tale dovresti correre anche tu.>> Insomma, alla fine non avevo scelta, sono stato incastrato! In effetti, pensavo che sarebbe stato qualcosa come 15 kilometri, come suggeriva mia madre, quindi non ho tentato di forzare la mano e di tirarmi fuori… ma quando l’altoieri è arrivata la mappa, per poco non mi prendeva un infarto! Ve la metto:

la mappa del percorso

la mappa del percorso

OK, 30 kilometri non sono una distanza così siderale (in effetti, la maratona dell’anno scorso era 35 kilometri, ma era in un percorso meno “a saliscendi”), ma a tutto ciò bisogna aggiungere che: 1) vanno fatti di corsa e 2) il percorso è quanto di più lontano dalla pianura ci sia dopo la ferrata Tridentina.

E, sui saliscendi, vi darò una perla che ho maturato durante il percorso: in salita, correre è faticoso, perché si è in salita; in discesa, correre non è certo faticoso come in salita, ma i piedi sbattono violentemente, e poi non è comunque pianura; in pianura (che in quel percorso maledetto si vede col binocolo, nel vero senso della frase): beh, è pianura, sì, ma correre è faticoso. xD

Comunque, ho trovato diverse “cose che odio di più” di questa maratona, tutte a pari merito, tra cui meritano menzione:
1) i professori, che passano in macchina (due in una macchina) lungo il percorso in continuazione, per controllare che tutti stiano correndo (non ci si può fermare), e nel frattempo quello che non guida parla col megafono, dicendo “Tieni duro!” oppure – al colmo dell’ipocrisia, visto che stanno IN MACCHINA – “Teniamo duro tutti insieme!”
2) gli organizzatori della maratona, che hanno messo il check-point 2 (vedi cartina) in mezzo alla foresta, in punto che bisogna raggiungere e poi tornare indietro per la stessa strada, e dopo una salita di 250 metri di dislivello (!!) che si trasforma poi in una discesa spacca gambe per la ripidezza. Il check-point 2 – nella foresta di Takamori – è stato il colpo di grazia al mio spirito sportivo ed allegro, che fino ad allora aveva retto in maniera decente.
3) il modo in cui i giapponesi costruiscono le strade: è mai possibile che la strada più breve tra A e B sia un delirio di curve, salite lunghissime (e discese brevissime xD), viadotti in curva e roba del genere? Vivono nel terzo millennio (al contrario di noi italiani, bloccati nel secondo), ma non hanno ancora capito che le strade si costruiscono DRITTE, per quanto possibile.
4) gli inossidabili sorrisi dei checkpointisti, che, quando ti versano da bere (in effetti, sono un ingrato) ti dicono: “Che fatica eh? Mi raccomando, continua a correre!” io ad un certo punto stavo per rispondere “Sì, perché non corri un po’anche tu?” xD
5) Gli agricoltori giapponesi, che usano quantità di pesticidi (il percorso era metà nella foresta e metà tra dei meleti) indescrivibili, i quali, se respirati, oltre a puzzare di detergente per bagno ai fiori di pesco troppo concentrati, hanno probabilmente effetti nefasti sulla salute. (effettivamente, non ho visto nemmeno una mela bacata. Inquietante.)
Vabbè dai, finiamola qua con i punti negativi altrimenti mi date del disfattista! xD

In compenso, ho anche un punto positivo: la generosità degli studenti giapponesi. Durante tutto il percorso, oltre ad un profluvio di simpatici – ma, questa è la dura verità, inutili – “Tieni duro”, persone che io non conoscevo minimamente mi hanno offerto caramelle, cioccolatini, biscotti, tsukemono, acqua, tè, Pocari Sweat (no, non è sudore ma la “gatorade” dei giapponesi) e salviettine rinfrescanti – che io ho ovviamente fatto finta di provare a rifiutare – il tutto corredato da presentazioni e discorsi più o meno simpatici sull’Italia, che mi hanno aiutato a passare il tempo.

Comunque, ecco una foto fatta poco dopo metà percorso:

un bel colpo all'autostima, questa foto!! xD

Notare… beh insomma mi sa che non c’è bisogno che vi dica io cosa notare. In effetti, per pietà di me, non mi sono fatto fare una foto alla fine, ma il risultato è immaginabile! xD

Per rendere onore a questa maratona, comunque devo ammettere che qualche posticino simpatico c’era: strade giapponesi (non so perché, ma le strade giapponesi hanno un che di pulito, ordinato, di armonico) in mezzo ai boschi, santuari tra i meleti, donne giapponesi che raccolgono il riso con i loro fazzolettoni… insomma, alla fine qualche soddisfazione l’ho avuta, ma a che prezzo!

è ormai autunno

è ormai autunno

Bene, ora ho imparato la lezione: la prossima volta, a cominciare da due mesi prima della maratona, allenamento quotidiano!
OK, sì, mi avete sgamato… la prossima volta, niente maratona!! LOL
Dopo quest’istantanea dell’agognato pezzo di carta dove erano registrati i check-points e dove è impresso anche il mio numero di arrivo (305° su 860, moooolto meglio di quanto non mi aspettassi!).

eccolo! notare che è ciancicato e sbiadito dal sudore che filtrava attraverso la tasca...

eccolo! notare che è ciancicato e sbiadito dal sudore che filtrava attraverso la tasca... le mani che lo reggono non sono le mie, come i più arguti sospetteranno!

Ora, è assolutamente necessario che io riposi… e, da domani a lunedì, sono in viaggio, dunque scusatemi se non risponderò ai commenti né aggiornerò il blog!
Alla prossima,
Marco

ottobre 7, 2008

Tanti auguri a me!

Evvabbè, non è un post serio, ma che dobbiamo fare, anche in Giappone i compleanni si festeggiano!

Momento da ricordare della giornata: la classe che canta “happii baasudee tsuu yuu” (happy birthday to you) con il prof Katsumoto che dà il ritmo, ed io che non sapevo se cantare anch’io, mettermi a ridere oppure a piangere… una situazione in cui mi sarebbe piaciuto andare in giro con l’emoticon ” xD ” appicicata addosso, ecco!

Bene, ora che l’ho detto a tutti posso sentirmi offeso se non mi fate gli auguri! 😛

settembre 7, 2008

Matsuri!

Ieri ho assistito al mio primo matsuri!!!!!!!!!!!

La fine del matsuri prevedeva che delle maschere girassero attorno a questo fuoco d'artificio centrale

La fine del matsuri prevedeva che delle maschere girassero attorno ad un fuoco d'artificio centrale

Il matsuri è la festa del tempietto locale, che si tiene in occasioni particolari. Questa volta, ad esempio, il festival era in onore di… ehm… diciamo che non ho esattamente capito di cosa si trattasse, comunque sia è stato divertente! Comunque, ricorda – alla lontana – le italiche processioni nella festa del santo patrono, ma è sicuramente più “festoso”: niente nenie strazianti, flagellanti che camminano, cristi in croce che si trascinano in ginocchio sulle strade infiorate, vecchiette che piangono ecc ecc… L’atmosfera è molto più allegra, la gente ride, scherza, mangia (tanto), i bambini giocano a nascondino nel bosco… OK, sì, la smetto con lo scenario idilliaco, ma le sensazioni sono queste!

Il matsuri si è svolto in due fasi principali: fuochi d’artificio e fuochi d’artificio. I giapponesi hanno una vera passione per i fuochi artificiali, d’estate si svolgono praticamente ogni settimana (infatti il prossimo matsuri è sabato prossimo), e sono bravissimi a ricreare forme e colori. Anche la quantità vera e propria di fuochi è sovrabbondante, lo spettacolo è stupendo: non come i fuochi bislacchi dei nostri paesini… questi sono talmente grandi che basta guardare in alto per vederli, e non rimangono spazi vuoti nel cielo! La foto è più esplicativa, come al solito…

i fuochi d'artificio (o-hanabi)
i fuochi d’artificio (hanabi)

Purtroppo, noi siamo arrivati un po’tardi, e le forme degli animali le abbiamo viste mentre andavamo lungo la strada.
A questo punto, i più concreti si chiederanno: ma da dove li prendono i soldi per tutti questi fuochi? La risposta è: sponsor. Infatti, prima di ogni serie di fuochi, veniva elencata una lista di aziende della zona (ma anche di privati cittadini) che li offrivano (“goran no suponsaa no teekyoo de okurishimasu”)… mentre la lista scorreva, tutti aspettavano aziende dai nomi importanti (tipo la Toyota, che da queste parti ha il quartiere generale), oppure speravano semplicemente che la lista fosse lunga, secondo un ragionamento molto pratico: più sponsor = più soldi = fuochi migliori!

tagliata secondo un rituale speciale, era parte fondamentale del matsuri

Carta degli dei (in giapponese però suona meglio: kami no kami): tagliata secondo un rituale speciale, era parte fondamentale del matsuri

Il clou del festival è stato alla fine, quando gli uomini in costume della foto qui sopra si sono messi a girare in tondo attorno all’asta della prima foto, compiendo così un rituale il cui significato mi sfugge tuttora.

Io e la mia 'mamma adottiva' al matsuri

Io e la mia 'mamma adottiva' al matsuri

Alla fine… non ho capito un granché del festival (anche perché tutti erano – apparentemente – più interessati ai fuochi che non ai significati spirituali), ma ho scoperto un po’di cose, tra cui il ruolo del “koominkan”, ovvero il centro della comunità. Praticamente, ogni zona della città ha un suo “centro di amicizie”, frequentato da sole donne (in Giappone società maschile e femminile sono in parte separate), dove si fanno attività tradizionali (ieri cucivano cappelli da samurai in miniatura) e si rinsaldano i rapporti di buon vicinato. Le amiche del kominkan, in seguito, faranno incontrare i rispettivi mariti, che probabilmente già si conosceranno visto che esiste una versione simile – di cui non ricordo il nome – per soli uomini, che è però molto più correlata al mondo del lavoro (molte donne giapponesi ancora non lavorano, generalmente basta un solo stipendio). Insomma, sono ben organizzati.

lanternone e lanternino?

lanternone e lanternino?

Con questa foto (abbastanza ridicola…) di me e la lanterna, vi lascio!
Marco

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