inGiappone

dicembre 6, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (4): 大阪城

(nel titolo: Ōsaka-jō, cioè “Il castello di Ōsaka”)

Era un po’che non pubblicavo post sul viaggio a Kyōto ed Ōsaka che ho fatto qualche tempo fa (le puntate precedenti qui, qui e qui), e, visto che riordinare le fotografie del viaggio – grazie ad un errore che ho fatto nel settare l’orario della macchina fotografica – si sta rivelando un’impresa, pensavo di rinverdire gli antichi fasti.

La terza tappa del viaggio è stato il castello di Ōsaka, famoso non tanto per la costruzione in sé per sé quanto per la sua tormentata storia e per il panorama che offre.
Costruito nel 1585 da Toyotomi Hideyoshi, venne distrutto da Tokugawa Ieyasu appena 30 anni dopo, per poi essere ricostruito ancora una volta nel 1620, incenerito da un incendio nel 1665, ricostruito nel 1843 e ri-incenerito da un incendio nel 1868, per poi essere ricostruito in cemento nel 1931, danneggiato dai bombardamenti del 1945 e, finalmente, restaurato nel 1997 per (diciamo, tanto per essere scaramantici, per ora) l’ultima volta.

ecco come si presenta dal lato della stazione della metropolitana

ecco come si presenta dal lato della stazione della linea di circonvallazione di Ōsaka

Come avrete intuito, dunque, l’edificio non ha nulla di interessante dal punto di vista costruttivo né da quello storico: ciò che resta di originale sono le mura, con i loro blocchi di pietra enormi; ed il parco che circonda il castello, oasi di verde nel cemento di Ōsaka.

Per questo, la vista che si gode dal castello è piuttosto spettacolare, e consente di ammirare, sebbene non da una posizione altissima, molti dei più importanti punti di Ōsaka, in particolare lo “Ōsaka business park”, i cui grattacieli spuntano come funghi: nella mia guida turistica del Giappone, stampata 5 anni fa, c’è un panorama scattato dall’alto del castello di Ōsaka, nel quale però mancano 3 grattacieli che sono stati costruiti nel frattempo!
Questo è uno di quelli:

la nuova e futuristica sede della NHK, la locale RAI

la nuova e futuristica sede della NHK, la locale RAI... beh, che ve lo dico a fare, la qualità - degli edifici come delle trasmissioni, è di un altro pianeta... ma vabbè, in fondo ce lo si poteva aspettare!

Questa foto, anche se non mostra nulla di particolare, la metto solo per darvi un’idea di cosa intendano i giapponesi quando dicono “ad alta densità di popolazione”…:

Ōsaka ed i suoi edifici

Ōsaka ed i suoi edifici

Gli edifici sono letteralmente uno addosso all’altro, dando l’impressione di mangiarsi l’un l’altro: un vero e proprio mare di cemento. In effetti, rispetto alle nostre città, il cemento “vivo” è assolutamente dominante: nulla supera il cemento armato, quando si tratta di dover creare edifici sia grandi che resistenti ai terremoti.
Questo è lo “Ōsaka Business Park”, e quell’edificio ovale che si intravede in basso è la “Panasonic Hall”, una sala conferenze/concerti creata dalla Panasonic come showroom della sua tecnologia (in effetti, la Panasonic, che qui si chiamava National fino a due mesi fa, è la dominatrice incontrastata del mercato di elettronica/apparecchiature elettriche giapponese):

mannaggia alla protezione anti-suicidio!

mannaggia alla protezione anti-suicidio!

Questa non ha bisogno di molti commenti… è la classica foto di rito, col castello sullo sfondo:

eccoci sotto il castello ed un cielo finalmente blu

eccoci sotto il castello ed un cielo finalmente blu

Ed una delle vedute che preferisco, quella che mette in luce la struttura del tetto:

il castello da una prospettiva diversa

il castello da una prospettiva diversa

Per concludere, alla fine l’Ōsaka-jō non è splendido, l’interno non è da castello giapponese, le decorazioni d’oro sono pacchiane (ma c’erano anche nell’originale), la struttura intera è troppo sbrilluccicante… insomma, ha tutte le controindicazioni delle copie paragonate agli originali. Resta comunque un esempio di forma di castello giapponese ed un buon punto panroramico… ma, se avete tempo, visitate lo Himeji-jō, perché è tutt’un’altra cosa! Dunque: un must se passate per Ōsaka (anche perché la mostra interna su Tokugawa Ieyasu è molto ricca ed interessante), ma non un must assoluto.

@Cinciamogia (vedi come sono bravo, io ti penso sempre!! :P), la foto del pesciolone dorato!

il pesciolone dorato!

il pesciolone dorato! 鯱

Per chi non avesse l’occhio bionico, accanto a “pesciolone dorato” c’è scritto

“鯱”

Ovvero, “Shachihoko” (si può leggere anche “Shachi”, ma in questo caso è uno “shachihoko”!), ovvero – secondo mia madre – un pesce leggendario con la testa di una tigre ed il corpo di un pesce. A ben vedere, la testa della tigre la si può intravedere, anche nella mia fotografia (a me sembrava un dragone!)… solo se la cercate sapendolo.

A presto!

dicembre 5, 2008

Naruto!

Come al solito, vorrei scrivere miliardi di cose sul blog, ma purtroppo il tempo è sempre poco, gli impegni si accavallano, l’esame di giapponese si avvicina… insomma, sicuramente mi resterà parecchio da scrivere anche una volta tornato in Italia!

Immagino che molti di voi conoscano il cartone animato “Naruto”: il suo nome per intero è “Naruto Uzumaki”, ovvero “Spirale vortice”. Tra i mille giochi di parole che ci si possono fare, uno di questi comprende i vortici nel mare dello stretto di Naruto (鳴門海峡・Naruto kaikyou), attraversato dal “Grande ponte di Naruto” (大鳴門橋・Oonarutokyou). Durante quest’ultimo viaggio, siamo andati a visitarli: ancora più che i vortici, ovviamente, io guardavo il ponte sospeso, notevole in sé per sé… ma anche di vortici non ne avevo mai visti, e sono interessanti.

Questo è il ponte:

i ponti sospesi sono fatti ad arco...

i ponti sospesi sono fatti ad arco...

Un’altra prospettiva, da dentro:

dall'interno del ponte

dall'interno del ponte

Un’altra foto dall’interno del ponte…:

ultima foto!

ultima foto!

Bah insomma, per il ponte penso che ne abbiate abbastanza! Ora, una foto del pavimento di vetro, che era la cosa più divertente…:

le tempestose acque dello stretto...

le tempestose acque dello stretto...

Ora, per Naruto è (quasi) tutto: domani aggiungerò qualche foto dei mulinelli, che ho scattato con un’altra macchinetta fotografica che non ho ancora scaricato…

Oltre allo stretto di Naruto, la principale attrattiva della zona sono le montagne: una piccola panoramica dalla terrazza di un edificio.

un raro panorama selvaggio

un raro panorama "selvaggio"

Ora, la zona che abbiamo visitato è considerata “selvaggia” dai giapponesi, nonostante ponti sospesi, autostrade e reti da pesca: è che… fra il vento che spira costante, la popolazione inesistente (e allora perché costruiscono autostrade? Corruzione… anche in Giappone esiste) ed una certa aria di rustico abbandono, confrontando il tutto alla città giapponese media, il risultato è praticamente un panorama settecentesco.

E qui eccoci tutti a vedere il ponte!!

eccoci tutti quanti a vedere il ponte... (e i mulinelli, secondariamente)

eccoci tutti quanti a vedere il ponte... (e i mulinelli, secondariamente)

Insomma, oggi purtroppo non ho potuto parlare tanto quanto avrei voluto… ma spero che le fotografie abbiano fatto il resto!
UPDATE!
Visto che in nessun luogo, che sia una metropolitana o un centro anziani, può mancare il logo, ecco la fotografia del logo del ponte di Naruto, scattata sulla scala mobile più lunga dell’Asia!

Ecco il logo…

l immancabile logo simpatico

l'immancabile logo kawaii

E la scala mobile!

la scala mobile... molto più impressionante dal vivo che in fotografia!

la scala mobile... molto più impressionante dal vivo che in fotografia!

Dimenticavo! Questi siamo io e la mia okaasan (in uno strano mix di sessi invertiti, in effetti), nello spot per fotografie:

eccoci, felici e spensierati!

eccoci, felici e spensierati!

E questo sono io sopra il pavimento di vetro!

eccomi!

"oooh..."

Per gli aggiornamenti è tutto!

dicembre 2, 2008

Ciliegi di novembre

Alla fine, questo è stato un viaggio indimenticabile… un altro. Devo ancora finire di postare il resoconto della volta scorsa, e già se n’è aggiunto un altro.

Comunque, come al solito, posto la foto che più mi è piaciuta tra tutte quelle che ho scattato: un ciliegio in fiore al castello di Himeji (no, non vi preoccupate: stavolta non è il riscaldamento globale, ma un tipo particolare di ciliegio!).

Diciamo che, fra momiji (foglie rosse) e ciliegi in fiore, è stato davvero un periodo azzeccato per visitarlo!

un ciliegio

un ciliegio

novembre 25, 2008

Futili motivi per amare il Giappone: sushi-bar

Quest’oggi, vi parlo di una catena di “junk-food” giapponese, ovvero di “Kappazushi”! Chiunque sia stato ad Iida (molti, immagino xD) avrà certamente visitato la sede locale di Kappazushi: è un vero e proprio must per chiunque voglia mangiare un sushi di qualità accettabile ad un prezzo abbordabile, il che ne fa un ritrovo per allegre famigliole di ritorno dalla scampagnata sabato/domenicale.

Cominciamo col piatto forte… sushi a 105 Yen!

occhio ai prezzi!

occhio ai prezzi!

Il che, al cambio attuale, vuol dire…  85 centesimi di Euro! (certo, quando sono arrivato in Giappone valeva circa 0,60€, il che faceva ancora più effetto… ma chi siamo noi per comprendere l’oscura finanza?)

Questa è da bambini, vi avverto…

shinkansen!

shinkansen!

Forse da qui si capisce meglio…

slurp!

slurp!

Cos’è? E’ovvio!!! E’un treno superveloce Shinkansen nella sua versione “sushi bar”! (del resto, vi avevo detto che i giapponesi lo Shinkansen lo amano, no?) In genere, nei sushi bar c’è un nastro trasportatore (kaiten) che trasporta una serie di piattini (e che vedete in basso nella prima foto): qui, oltre all’ormai obsoleto kaiten, si trova anche lo Shinkansen, che permette, tramite ordinazione su un monitor touch screen, di avere – allo stesso costo del sushi sul kaiten – di avere quasi immediatamente il piatto che si vuole. Questo è particolarmente utile per chi siede alla fine del nastro: chi sia mai stato in un sushi-bar, probabilmente sa che i piatti più popolari spariscono in fretta!

Infine, una foto da una prospettiva bislacca insolita:

vabbè dai... per oggi avevo postato solo foto normali!

“Chiizù”!!! (in giapponese, cheese!)

PS Ma com’è che ultimamente parlo sempre di roba da mangiare?

novembre 24, 2008

Soba fai-da-te!

Oggi avrei voluto scrivere un cupo post sui parchi di divertimenti abbandonati in Giappone, ma purtroppo sono di buon umore perché nevica, dunque sarà tutto rimandato! ^^

Bando alle ciance dunque: oggi si preparano i soba fatti a mano!
La mitica Yumoto-sensei, che è una professoressa d’inglese che avevo incontrato in Italia prima di partire, mi ha offerto una giornata con la sua famiglia: con tutta la famiglia, mi ha portato a visitare una diga progettata da suo marito (amo l’ingegneria, e le dighe in particolare…), poi per pranzo a mangiare soba (tagliolini giapponesi in brodo), poi a giocare con la Wii a casa sua (tutta la famiglia ha i propri avatar e, prima che io venissi, ne hanno creato uno anche per me! ^^) ed, infine, a mangiare sushi al kaiten. E’stata davvero una splendida giornata.

Eccoci alla diga (la figlia maggiore studia per lo “Shogakusei gakuryoku shiken”, ovvero uno degli innumerevoli esami che costellano la vita degli studenti elementari, dunque non c’è!). Per gli amanti dei dettagli di progettazione (ce ne sono?), è una diga a gravità in rocce, con riempimento interno in argilla. E’stata eletta fra le 100 dighe più belle del Giappone, dunque attorno ad essa sono nati negozietti, un centro informazioni, un giardino giapponese, gradinate per osservare la diga da entrambi i lati et similia, in stile tipicamente giapponese.

tutti alla diga!

tutti alla diga!

Dopo la visita della diga, ci siamo diretti verso il pranzo in un ristorante di soba, dove, me ignaro, ci saremmo preparati da soli i soba… in effetti, la mia faccia – ero già affamato e mi accingevo a gustare il mio delizioso pranzetto – è abbastanza eloquente:

ma... ce li dobbiamo preparare noi? xD

"ma... ce li dobbiamo preparare noi?" xD

Alla fine è stato davvero divertente! Prepararli non è nemmeno così difficile: si parte dalla farina di soba, che è di due tipi diversi e viene dal frutto della pianta del soba, che è fatto così:

i triangolari frutti della pianta del soba

i triangolari frutti della pianta del soba

Al frutto triangolare, da un apposito macchinario, viene tolta la punta, che diventa la farina che vedete, nella seconda foto, a sinistra, più ruvida al tatto; successivamente, il resto viene divisto a metà da un’altra macchina, e, macinando i semi che si trovano all’interno, si fa la farina, morbida, che vedete a destra nella stessa foto. C’è anche una terza farina, che è quella di grano tenero, e che probabilmente conoscete tutti, dunque vi risparmio la sua foto!

La farina di soba morbida e quella di grano tenero si mescolano in proporzioni variabili (più grano c’è e più i soba saranno teneri), si uniforma la superficie dell’impasto e poi si versa dell’acqua calda dal centro verso l’esterno, disegnando una spirale che raggiungerà, come massima ampiezza, il 70% del diametro interno del recipiente.

fino al 70% del diametro del recipiente... guai a voi se arrivate al 71!

fino al 70% del diametro del recipiente... guai a voi se arrivate al 71!

Si porta dunque la farina dai bordi verso l’interno, per evitare di bruciarsi con l’acqua bollente, e si ripete il processo. Si ottiene così una pasta piuttosto appiccicosa, che si mischia energicamente con le mani, stando attenti a toccare il tutto con i soli palmi della mano, per evitare che entri aria nell’impasto. Per evitare che si incolli sul tavolo, si usa la farina di soba di seconda scelta.

mescolare energicamente molte volte...

mescolare energicamente molte volte...

Successivamente, si stende l’impasto sul tavolo con una tecnica particolare, che prevede che le mani scorrano sul mattarello a volte dall’esterno verso l’interno ed a volte dall’interno verso l’esterno:

notare che l impasto dovrebbe essere perfettamente quadrato!

notare che l'impasto dovrebbe essere perfettamente quadrato (ed in effetti, previo intervento dell'istruttrice, lo diventerà!

In questo modo, diventerà esattamente quadrato, e potrà essere ripiegato diverse volte e poi tagliato. Tutto questo serve a fare in modo che i soba diventino il più lunghi possibile: aspirandoli rumorosamente, alla maniera giapponese, più sono lunghi e meglio è.

il delicato momento del taglio

il delicato momento del taglio

Tagliare i tagliolini non è affatto facile: sembrano piuttosto larghi, ma in effetti sono sottilissimi, e tagliarli tutti larghi uguali è un’impresa da vero sobaiolo professionista, ed in effetti a noi sono venuti tutti “bara bara” (spaiati).

Alla fine, il risultato è questo:

ecco i nostri (imperfetti ma) deliziosi soba!

ecco i nostri (imperfetti ma) deliziosi soba!

Itadakimaaaaaaaasu!

novembre 17, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (3): 竜安寺

Se dopo aver lasciato la stazione ci siamo diretti verso lo sconosciuto Shingo-ji, sulla strada di ritorno ci siamo fermati al ben più conosciuto Ryōan-ji, che probabilmente molti appassionati del Giappone già conoscono.

quando si dice... fortuna

quando si dice... fortuna

Questa foto, che purtroppo è venuta maluccio (non ho avuto tempo di rifarla… giustamente, i ponti sono fatti per passarci sopra, e perfino i giapponesi non passano più di un minuto ad osservare le carpe nel laghetto!), è del laghetto nel giardino del Ryōan-ji. Comunque, incontri di questo tipo non sono rari a Kyōto!

Un altro incontro comune nell’antica capitale: una statua di Buddha. Questa è sempre all’interno del parco del Ryōan-ji.

un Buddha. Non so quale sia... spero non vi offenda

un Buddha. Non so quale sia... spero non vi offenda

Il Ryōan-ji è famoso per il suo giardino “secco” e per una fontana di umiltà (tsukubai・蹲踞: si chiama così non perché da lei sgorghi umiltà ma perché è bassa, e per potervi attingere bisogna inchinarsi, suggerendo dunque un’idea di rispetto) con sopra scritto “Io conosco soltanto abbastanza”, che, traducendo in soldoni come “Ti basta ciò che sai”, contiene la dottrina buddhista della supremazia dell’immateriale sul materiale. Ovviamente, la fontana era in manutenzione (no comment…). Il giardino di pietra, invece, no, e, dunque, eccolo qua:

il giardino zen... quante pietre riuscite a vedere?

il giardino zen... quante pietre riuscite a vedere?

Si dice che non si possano vedere, da qualunque parte si guardi, più di 14 pietre, mentre in realtà ce ne sono 15: in effetti, spostandosi da una parte all’altra, io ne ho contate fino a 14, e fa un certo effetto vedere che, mentre ti sposti, una scompare ed un’altra ne appare!

Per pietà di me, non vi mostro la fotografia che mi è stata scattata in questa occasione, ma vi assicuro che vi fareste un bel po’di risate… in compenso, visto che mia sorella ama le pietre, un altro paio di foto, stavolta più nel dettaglio:

non so perché, ma questa curva m'ispirava

non so perché, ma questa pietra, con i sassolini che curvano, m'ispirava positivamente

Per chi si chiedesse come siano i sassolini visti da vicino, ecco una foto di soli sassi:

i sassolini (come altro definirli?), elemento essenziale del giardino zen

i sassolini (come altro definirli?), elemento essenziale del giardino zen

Eccoli qui: peccato che la risoluzione sia diminuita nel trasferimento, perché sul computer fanno un altro effetto.

Per finire, un dettaglio del tetto: in effetti, tetti decorati da icone sacre o demoni, oppure semplici marchi, sono molto frequenti in Giappone, ma questo mi è piaciuto particolarmente:

particolare del tetto del padiglione principale (hondō) del Ryōan-ji

particolare del tetto del padiglione principale (hondō) del Ryōan-ji

A presto!

Marco

novembre 16, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (2): 神護寺

Dopo aver preso lo Shinkansen ed essere scesi alla stazione di Kyōto, ci siamo diretti allo Shingo-ji: immerso tra le montagne a Nord di Kyōto, è una meta poco turistica e poco conosciuta, perlomeno a quanto mi hanno detto i miei host-zii (ed, in effetti, non era pieno come gli altri templi che abbiamo visitato). E’ inoltre piuttosto poco accessibile, visto che, una volta preso l’autobus, è necessaria una mezz’oretta per arrivare a destinazione: il sentiero scende ripido sul fianco di una montagna, per poi risalire fino alla stessa altezza.

C’è da dire che il tutto è abbastanza piacevole, perché durante il percorso – in stile giapponese – ci sono numerosi punti di ristoro, panchine e, soprattutto, è immerso in un bosco di aceri, che in questo periodo stanno iniziando ad arrossire.

gli alberi... arrosiscono in ordine sparso

gli alberi... arrosiscono in ordine sparso

A proposito dei punti di ristoro, ci siamo fermati in uno di questi per il pranzo: per la verità, è stato un po’caro (ci sarebbe anche il dettaglio che non ho pagato io…); ma volete mettere poter mangiare a Kyōto, sotto gli aceri rossi, in un ristorante in stile giapponese?

tempura soba con vista panoramica!

tempura soba con vista panoramica!

Eccomi che mi gusto il mio pranzetto, attorniato da foglie d’acero cadenti! E, per la serie “il dettaglio rivelatore”, una foto delle mie scarpe dopo pranzo:

scarpa "momiji style" xD

scarpa "momiji style"! xD

Una volta finita la salita, si arriva ad un portale d’ingresso (Mon – con un ideogramma facile da ricordare, cioè 門):

l ultima rampa di scalinate, ed il portale

l'ultima rampa di scalinate, ed il portale

Notare che sulla scalinata non c’è (quasi) nessuno! Dopo il portale raffigurate qui sopra,  si apre una spianata, che, oltre ad essere bella di suo (purtroppo la foto non le rende giustizia), contiene, sulla destra, numerosi padiglioni secondari.

la spianata

la spianata

Dopo averla percorsa, si incorre in due templi minori, e poi… in un’altra scalinata! Questa volta, però, è l’ultima:

la gradinata finale!

la gradinata finale!

Ed eccoci in cima, con i munifici host-zii:

finalmente in cima! Notare, sullo sfondo, i templi!

finalmente in cima! Notare, sullo sfondo, i templi!

Il padiglione principale, in sé per sé, è abbastanza piccolo, ma sia da sopra la scalinata che da sotto ho potuto ammirare alcuni panorami davvero “giapponesi”!

panorama da uno dei padiglioni secondari

panorama da uno dei padiglioni secondari

Ultima foto, quella di un piccolissimo (ed, a giudicare dal colore del legno, antichissimo) padiglione, che è stato il mio preferito di tutto il complesso, anche se l’ho potuto ammirare pochissimo: purtroppo, non è venuta bene… mannaggia agli zii che hanno fretta!

eh già... anche questa volta, niente di meno vago di un altro padiglione

eh già... anche questa volta, niente di meno vago di "un altro padiglione"

Ecco, questo è quanto: spero che, almeno un po’, vi sia venuta voglia di visitarlo!

Marco

novembre 14, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (1): 新幹線!

Chiunque sia appassionato di Giappone, di sicuro conosce lo Shinkansen: il primo treno superveloce del mondo, che da solo registra più transiti giornalieri di tutte le altre linee ad alta velocità del mondo messe insieme, che detiene innumerevoli record e del quale i giapponesi sono comprensibilmente orgogliosissimi.

Ora, cos’ha di così speciale lo Shinkansen? Si può obiettare che la sua velocità non è più impressionante come lo era un tempo, e che, sebbene detenga ancora il record di velocità mondiale – con 581 km/h di velocità massima – questo è stato ottenuto con treni a levitazione magnetica, che non entreranno in funzione prima del 2025: la velocità massima dei treni normalmente in funzione non si distanzia più di tanto da quella del nostrano ETR 500. In effetti, però, ciò che conta è la media: lo Shinkansen non viaggia su rete normale ma su binari completamente separati dalla rete ferroviaria tradizionale, il che gli permette di mantenere delle medie elevatissime per lunghe distanze: è ciò che, in Italia, c’è stato finora sulla tratta Roma-Firenze, e che solo recentemente si sta espandendo al resto delle città italiane. In Giappone, tutto questo c’è dal 1964!

Shinkansenia sunt omnia divisa in partes tres: Nozomi, il più veloce, percorre la distanza tra Tōkyō ed Ōsaka in due ore e trenta minuti e ferma solo a Nagoya, Kyōto ed Ōsaka; Hikari, che è lievemente più lento e ferma ad altre stazioni intermedie ed infine il Kodama, che è il più lento in assoluto e che viene – scherzosamente – chiamato “Il treno locale extra-rapido”: pur fermandosi in molte cittadine minori, resta sempre uno Shinkansen!

Ecco il treno su cui sono salito io, all’andata:

lo Shinkansen serie 300

lo Shinkansen serie 300

E’uno Shinkansen serie 300 operante nel serivizio Kodama (il più lento), ed infatti ha fatto una fermata nel pur breve tragitto tra Gifu-Hashima e Kyōto (140 Kilometri): da dentro il treno, non si avverte una particolare sensazione di velocità, ma, facendo un paio di conti, ho scoperto che – fermata di 3 minuti con sorpasso del Nozomi inclusa – i 140 kilometri sono stati percorsi in… 35 minuti, il che dà una media di 240 km/h: niente male!

Ecco un video del Nozomi che attraversa la nostra stazione senza fermarsi:

La cosa che più mi ha sorpreso è che lo Shinkansen non fa quasi per niente vento: al contrario dei treni normali, che fanno un risucchio spaventoso, lo Shinkansen passa senza muovere un filo di vento, presumibilmente per il suo disegno aerodinamico. Inoltre, a vedere il video sembra lento, ma dal vivo fa tutt’un altro effetto!

Ora, la sezione curiosità: sulle piattaforme su cui si aspetta lo Shinkansen (come anche su quelle delle normali metropolitane, per la verità) è indicata la posizione in cui il treno si fermerà e sono disegnate delle linee, in modo da potersi mettere in fila ordinatamente:

eccoli, che fanno la fila ordinatamente

eccoli, che fanno la fila ordinatamente!

Quelli che vedete nella foto sono i miei host-zii, che mi hanno offerto questo viaggio ed a cui va la mia riconoscenza; e le linee sul pavimento dietro il numero servono appunto per sapere dove si fermerà la carrozza, come dimostra questa foto:

notare l allineamento imperfetto!

notare l'allineamento imperfetto!

Noterete che l’allineamento non è perfetto: anche in Giappone, queste cose capitano!!

Per concludere: un paio di foto della nuova stazione di Kyōto, edificio in stile ultramoderno progettato da un architetto della cittadina dove vivo (Iida)! L’edificio ha suscitato polemiche furiose proprio per il suo stile, che molti giapponesi ritengono non appropriato ad una città antica come Kyōto. A dire il vero, io trovo le polemiche esagerate: è vero che Kyōto ha molti luoghi di inestimabile valore artistico, ma chi si aspettasse una Firenze giapponese resterà deluso. In effetti, la gran parte di Kyōto è caratterizzata dallo stesso squallore disordinato di cemento che affligge tutte le città giapponesi, senza eccezioni, ed i templi emergono come isole di pace all’interno del grigiore. Se fosse stata una distesa di casette tradizionali giapponesi sarei stato contrario anch’io, ma Kyōto è una città in gran parte moderna.

latrio della Shin-Kyoto Eki

l'atrio della Shin-Kyoto Eki

Ed ecco una visuale notturna della stessa:

la Shin-Kyoto Eki vista dal suo lato... ehm... probabilmente, settentrionale

la Shin-Kyoto Eki vista dal suo lato... ehm... probabilmente, settentrionale

Notare che c’è il riflesso della Kyōto Tower (altro scempio architettonico) sulle vetrate di destra e che, in Giappone, è già Natale (per la verità, è già Natale dalla fine di Harouiin – ovvero Halloween).

UPDATE

Mi ero dimenticato… e tutto questo ben di Dio, quanto ci costa? Parecchio assai, direi…

4300 Yen per un sola andata!

4300 Yen per un sola andata!

Questo è il biglietto che ho usato per il tratto tra Gifu-Hashima e Kyōto (paragonabile, diciamo, ad un Bologna-Firenze): 35€ per un posto non prenotato (il che vuol dire che, se ti va male, non ti siedi!) e di sola andata! Come fa notare Rob nei commenti, quasi tutti prendono il Nozomi, dunque il Kodama e lo Hikari sono spesso semi-vuoti: sedersi dunque è probabile. Già che ci sono, vi mostro una foto dell’orario dei treni:

notare la preponderanza dei Nozomi (in arancione) rispetto ai Kodama (blu) ed agli Hikari (rosso)

orario dei treni: notare la preponderanza dei Nozomi (in arancione) rispetto ai Kodama (blu) ed agli Hikari (rosso)

Notate che i Nozomi (in arancione) ci sono ogni 10 minuti e sono molti di più dei Kodama (in blu) e degli Hikari (in rosso). Questo perché, come è lecito aspettarsi, la maggior parte delle persone viaggia tra le città principali, che sono collegate dal Nozomi: in un Ōsaka-Tōkyō, perché impiegare 35 minuti (nel caso dell’Hikari) oppure un’ora e mezzo (nel caso del Kodama) in più per fare lo stesso tragitto (che si copre col Nozomi in 2 ore e 25 minuti)?

Buonanotte giornata a tutti!

Marco

novembre 4, 2008

紅葉

Piccola anteprima del viaggio che la mia famiglia mi ha offerto in occasione del “Bunka no Hi”, ovvero del “Giorno della cultura”.

un acero (momiji)

un acero (momiji)

A presto!

Marco

ottobre 27, 2008

Consumismo

Vivendo nella seconda economia mondiale, come è plausibile, il consumismo raggiunge livelli astronomici… perché dunque non approfittarne per fare spese inutili? Per la serie “articoli di cui si sentiva la necessità”, quest’oggi…

la...

la… ehm… vediamo se vi fate un’idea di cosa sia senza le scritte che la descrivono!

😛

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