inGiappone

gennaio 3, 2009

108

Uno degli eventi che non può mancare nel Capodanno tradizionale giapponese è il suono della campana (鐘・Kane): a partire da mezzanotte, 108 rintocchi, distanziati ciascuno di circa 2 secondi dalla fine del rumore di quello del precedente (che è in effetti piuttosto persistente, e varia a seconda di ogni campana), scandiscono la gelida aria invernale.

la campana del nostro tempio di fiducia

la campana del nostro tempio di fiducia

Perché 108? Perché 108 sono i desideri malvagi (煩悩・Bonnou: ad esempio, avidità, sete di potere ecc ecc) che rovinano le vite degli uomini impedendogli di arrivare alla felicità: ad ogni rintocco della campana, ne viene scacciato uno, in modo da poter essere felici l’anno che verrà.

Inutile dire che avrei ucciso per suonare la campana, ma, per fortuna di chi stava prima di me, non si è reso necessario…!

notare l aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo)

notare l'aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo) ed i miei occhi spiritati, nonché l'abbondante dose di strati che mi fa sembrare ancora più ingrassato di quanto già non sia

Buon anno!

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gennaio 1, 2009

Kimono!

Poteva forse mancare il kimono, nella festività più tradizionale dell’anno?

Che fatica, indossarlo… ma che soddisfazione!

di fronte alla porta di casa, prima di uscire per la cena a casa degli zii

di fronte alla porta di casa, prima di uscire per la cena a casa degli zii

Ho scoperto parecchie cose, tra cui che:
– è caldo come una giacca a vento
– impedisce i movimenti in una maniera spaventosa
– la sottoveste di lana non prude
– gli obi elastici costano un occhio della testa, per non parlare delle stoffe (il che mi ha fatto capire perché okaasan mi disse, vedendo un kimono dall’equivalente di 2’000€ al centro commerciale: “Quanto sono diventati economici! Non c’è più la qualità di una volta…”)
– i giapponesi hanno piedini davvero minuscoli (roba che il mio modesto 43,5 straripa abbondantemente dalle calze di misura più grande disponibile)
– le maniche hanno un disegno peculiare
– gli uomini sono mooooolto più fortunati delle donne, per quanto riguarda l’indossarlo
– corregge la postura (in effetti, non puoi mica portare un vero kimono con la gobba: dunque, dritti con la schiena! La mia posturologa sarebbe stata orgogliosa di me… xD)

Questo e molto altro… magico kimono!

(certo che se, putacaso, me lo regalassero [ma io sono vaghissimo eh! xDDD], in Italia quando me lo potrei mettere?)

新年明御目出度御座!

しん ねん あ           お  め  で  と   ご  ざ

新年明けまして御目出度う御座います!

(da leggere: shinnen akemashite omedetou gozaimasu! Sia i kanji per “omedetou” che quelli per “gozaimasu”, in effetti, non si usano in quanto desueti, ma vabbè… così fa più fico, no?)

Auguri a tutti per un buon anno nuovo!

In effetti, dubito che il nuovo anno possa per me essere splendido quanto questa seconda metà di 2008 in Giappone… ma vabbè, pare che io sia in controtendenza, quest’anno!

Ancora auguri a tutti!

Marco

(^_^)

P.S. A chi fosse curioso del Capodanno giapponese, chiedo di pazientare ancora un po’ per la descrizione! Yoroshiku ne!

dicembre 29, 2008

Bai bai paatii (2)

Va bene, ammetto che iniziare una serie di due post dal numero due possa sembrare strano, ma ci dev’essere una qualche connessione con le gallerie Melarancio 1 e 2.
Intendiamoci, non che possa iniziare a qualcuno, ma, percorrendo la A1 da Sud verso Nord, in quella che per me, romano, è sempre stata la “direzione vacanze”, si incontrano, nel tratto di valico degli Appennini tra Firenze e Bologna, due gallerie, chiamate “Melarancio 1” e “Melarancio 2”: senonché, percorrendo il tutto in direzione Nord si incontra prima la “Melarancio 2” della “Melarancio 1”, il che mi ha sempre dato piuttosto fastidio, un senso di star percorrendo l’autostrada al contrario.
Non so quale oscura connessione si nasconda tra il titolo del blog e la Melarancio, ma ci tenevo a precisare il tutto.

Comunque, si parlava del secondo “Bye bye party”, che mi hanno organizzato i miei amici di qui e che, anche se in ordine è stato il secondo, è per me quello più importante, perché non è stata un’obbligazione da parte della scuola – come fu il primo – ma un’offerta spontanea e a sorpresa dei miei migliori amici.

Con la scusa di andare ad un “Sushi-ya”, mi hanno fraudolentemente condotto a casa di Yuuto-kun, che ha generosamente offerto sushi e nabe (nabe = pentola al centro della tavola dove si mette a bollire di tutto e che, oltre ad essere delizioso, fa molto “atmosfera invernale”) a volontà.

ità dà kimààsu!

ìta-dà-kimààsu! (itadakimasu detto alla maniera dei bimbi giapponesi che si apprestano a divorare un lauto pasto

Dopodiché, ci siamo diretti al karaoke, dove, pur cessato lo stupore della prima volta, mi sono divertito moltissimo a cantare canzoni in giapponese – assieme all’immancabile “Dragostea din tei”, che in Giappone è ancora in voga e che è, mio malgrado, diventata il mio cavallo di battaglia (me tapino).

tutti (ehm, in effetti manco io, che sto facendo la foto) al karaoke!

tutti (ehm, in effetti manchiamo io, che sto facendo la foto, e Masahiro, che è al bagno, ma vabbè) al karaoke!

Un’altra foto per commemorare l’epica resistenza di 5 ore alle martellanti melodie non sempre interpretate come sarebbero dovute essere state [ma che ***** scrivo? E’tardi.] interpretate.

ecco il trio dopo il bis della strabiliante performance - riuscita nonostante i due microfoni - della già citata Dragostea din tei

ecco il trio Haruki-Masahiro-Maruko dopo il bis della strabiliante performance - riuscita nonostante i due microfoni - della già citata Dragostea din tei che si prepara ad un più consono "One Love" di Arashi

Stremati – e un po’rimbecilliti – da 5 ore di karaoke, ci siamo poi trascinati dentro un “Soba-ya” (ristorante specializzato in soba, tagliolini alla giapponese in brodo) per concludere il tutto in bellezza.

Minna, arigatou neeeeee!

dicembre 26, 2008

Scusatemi!

Piuttosto che scrivere un post di scuse per non aver risposto ai commenti potrei rispondere ai commenti ed eliminare il bisogno di scrivere questo post; ma che gusto ci sarebbe, altrimenti?

Stremato da tre giorni consecutivi di feste di addio alla giapponese intervallati da mail e – mi duole ammetterlo – fugaci scampoli della quarta stagione di Prison Break (che, tra l’altro, vi raccomando), non vedo altra soluzione che un riposo immediato per sopravvivere al quarto.

A presto!
Marco

dicembre 25, 2008

Merii Kurisumasu!

Quest’oggi, stremato da una lunga giornata di impegni (…), mi terrò sul sintetico e vi augurerò buon Natale alla giapponese:

Merii kurisumasu! (= Merry Christmas)

Se invece foste compagni di classe… un più informale “Merikuri”!

Se, ancora, voleste creare un esotico miscuglio dai dubbi risultati, potreste augurare un “Kurisumasu omedetou”, o, in casi di formalità estrema, “Kurisumasu omedetou gozaimasu”

Insomma, il succo è: buon Natale a tutti!
(^_^)

Marco

P.S. Chi di voi è mai andato a scuola il giorno di Natale? Lo vedete che il Giappone è un paese davvero unico…!

dicembre 22, 2008

Cibi strani (2): pescecane

Per la raccolta cibi strani, che si sono spesso rivelati piacevoli scoperte, oggi parlo del pescecane alla griglia. Effettivamente, vedermelo in tavola mi ha un po’stupito, anche perché… insomma, con tutti i discorsi sentiti sul “brodo di pinne di squalo” e l’estinzione degli stessi, mi sono sentito un colpevole uccisore di animale raro.

"Yaki same"

"Yaki same"

Del resto, se lo avessi lasciato mangiare tutto alla mia host family non sarebbe cambiato molto: ho quindi colto l’occasione per addentare il prelibato animale, ed, in effetti…

ecco come si presenta...

ecco come si presenta...

Non mi ha deluso!

(per chi si fosse le puntate precedenti… sono qui e qui!)

dicembre 20, 2008

La scopa del rispetto (2): pulizie

Visti sia l’interesse (?) suscitato dal post precedente sia la mia benevola munificenza (?) sia, più che altro, lo spaventato commento di Saya, approfondirò l’argomento “pulizie”.

Innanzitutto, è sbagliato dire che le pulizie siano una grande faticata: immaginate se, al posto dei tre sottopagati bidelli della multiservizi, a pulire ci fossero tutti gli allievi del liceo (che, nel mio caso, sono circa 2100 persone). Ammettendo pure che ci siano un 20% di demotivati (il che è pessimistico, considerate le sanzioni per chi salta le pulizie senza preavviso), restano 1680 persone, che è pur sempre una bella somma. E’ come se, per fare le pulizie di casa, foste in 20 persone: mi sembra evidente che, alla fine, ciascuno fa poco o niente: un colpetto di scopa, una scrivania spostata, una sedia rimessa al suo posto e, senza fare troppo i pignoli, si finisce in fretta. Lo stesso vale per la scuola, dove il tempo delle pulizie è di circa 15 minuti, che si rispettano con facilità.

qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più!

il bottino delle pulizie di classe: qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più! se c'è un luogo comune vero sui giapponesi è che sono civilissimi!

Per quanto riguarda le pulizie della classe, come è lecito aspettarsi, essendo le più importanti, c’è un protocollo abbastanza rigido da seguire (il gruppo pulizia classe è di 12 persone): per prima cosa si spostano tutti i banchi in fondo (ciascuno il proprio, mettendo le sedie a gambe all’aria sopra il banco), poi si sposta tutta la polvere e le cartacce accumulate in 8 ore di scuola verso il fondo, facendola scorrere negli spazi liberi tra le file di banchi, poi 4 persone rimettono i banchi a posto (senza rimettere a posto le sedie, questo spetta all’occupante del banco), uno rimette a posto le scope nell’armadietto apposito (che compito difficile!), due raccolgono la polvere accumulata e cinque svuotano i cinque cestini della raccolta differenziata.

Lavorare di meno, lavorare tutti!

La scopa del rispetto

In Giappone, i bidelli non esistono: sono sempre gli alunni a pulire la scuola, e lo fanno in un modo che mi ricorda molto il celebre indovinello della Sfinge. Alle scuole elementari, infatti, i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento (in effetti, non so se sia così universalmente, ma fuziona così alla scuola del mio “host-cugino”); alle medie, sempre in ginocchio, ma con una scopetta; al liceo, invece, rivoluzione: si passa ad una vera e propria scopa. Senonché, non è una vera e propria scopa, ma – e ci mancherebbe altro: non solo hai l’onore di spazzare per terra ma poi vuoi anche stare dritto con la schiena? – una scopetta col manico monco, che ti costringe a chinarti per pulire… in questo senso:

[non me la carica… vabbè, immaginatemi curvo su una scopa (quasi) senza manico!]

Notare che io non sono particolarmente alto (hehe, come suonano bene le parafrasi alla giapponese!)…

Anche all’interno del “democratico” liceo, comunque, si osserva un ordine: i senpai, cioè i san-nen-sei (quelli che sono in terzo liceo, ovvero l’ultimo anno) puliscono le proprie aule (il che include svuotare i 5 cestini della raccolta differenziata) ed i corridoi davanti alle classi; i ni-nen-sei (ovvero i secondini, tra cui sono anche io) puliscono le proprie aule ed i corridoi antistanti, le aule dei professori, le scalinate interne ed i corridoi di connessione tra le parti della scuola; gli ichi-nen-sei (i primini) puliscono, oltre alle proprie aule e all’uscio della scuola, le aule comuni (tipo: biblioteca, aula di arte, aula computer, aula di scrittura, aula di commemorazione del centenario scolastico; e ce ne sono a non finire) e i bagni.

Un po’gerarchizzato, non vi pare?

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