inGiappone

dicembre 20, 2008

La scopa del rispetto

In Giappone, i bidelli non esistono: sono sempre gli alunni a pulire la scuola, e lo fanno in un modo che mi ricorda molto il celebre indovinello della Sfinge. Alle scuole elementari, infatti, i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento (in effetti, non so se sia così universalmente, ma fuziona così alla scuola del mio “host-cugino”); alle medie, sempre in ginocchio, ma con una scopetta; al liceo, invece, rivoluzione: si passa ad una vera e propria scopa. Senonché, non è una vera e propria scopa, ma – e ci mancherebbe altro: non solo hai l’onore di spazzare per terra ma poi vuoi anche stare dritto con la schiena? – una scopetta col manico monco, che ti costringe a chinarti per pulire… in questo senso:

[non me la carica… vabbè, immaginatemi curvo su una scopa (quasi) senza manico!]

Notare che io non sono particolarmente alto (hehe, come suonano bene le parafrasi alla giapponese!)…

Anche all’interno del “democratico” liceo, comunque, si osserva un ordine: i senpai, cioè i san-nen-sei (quelli che sono in terzo liceo, ovvero l’ultimo anno) puliscono le proprie aule (il che include svuotare i 5 cestini della raccolta differenziata) ed i corridoi davanti alle classi; i ni-nen-sei (ovvero i secondini, tra cui sono anche io) puliscono le proprie aule ed i corridoi antistanti, le aule dei professori, le scalinate interne ed i corridoi di connessione tra le parti della scuola; gli ichi-nen-sei (i primini) puliscono, oltre alle proprie aule e all’uscio della scuola, le aule comuni (tipo: biblioteca, aula di arte, aula computer, aula di scrittura, aula di commemorazione del centenario scolastico; e ce ne sono a non finire) e i bagni.

Un po’gerarchizzato, non vi pare?

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ottobre 9, 2008

Maratona (強歩)

Sì, avevo già intuito dal campo-scuola che nello spirito giapponese è insito qualcosa di masochistico, ma le sue alte vette mi erano ancora inesplorate. Ebbene, quest’oggi posso dire di aver visto qualcosa di più: la maratona/camminatona scolastica (che, in giapponese, si chiama “強歩”, ovvero “camminata forte”). Essa consiste in 30 (TRENTA) kilometri da coprire entro un tempo predefinito, piuttosto generoso, di 6 ore: camminando tutto il tempo, non si arriva in orario ai 5 check-points, e si viene eliminati dalla corsa, con obbligo di “歩きなおす”, ovvero di percorrere il tracciato un’altra volta.

Chi conosce la mia attitudine media verso lo sport, si starà chiedendo come sia capitato io in quella macchina infernale, e la risposta è semplice: sono stato obbligato! O meglio, non obbligato formalmente, ma obbligato “alla giapponese”. Ovvero, il mio professore di riferimento mi ha detto, prima della gara: <<E’ assolutamente importantissimo partecipare, lo spirito scolastico bla bla (ndr: la frequenza di itadakereba to omoimasumi auguro che – era eccessiva per tentare di capire il tema del discorso, quindi mi sono messo in stand-by per i 5 minuti di motivi. Magari ce n’era qualcuno interessante, chissà! xD) e dunque, se non te la senti, potresti anche evitare la partecipazione, ma ricorda che ormai sei uno studente del “Liceo Fuetsu” e che come tale dovresti correre anche tu.>> Insomma, alla fine non avevo scelta, sono stato incastrato! In effetti, pensavo che sarebbe stato qualcosa come 15 kilometri, come suggeriva mia madre, quindi non ho tentato di forzare la mano e di tirarmi fuori… ma quando l’altoieri è arrivata la mappa, per poco non mi prendeva un infarto! Ve la metto:

la mappa del percorso

la mappa del percorso

OK, 30 kilometri non sono una distanza così siderale (in effetti, la maratona dell’anno scorso era 35 kilometri, ma era in un percorso meno “a saliscendi”), ma a tutto ciò bisogna aggiungere che: 1) vanno fatti di corsa e 2) il percorso è quanto di più lontano dalla pianura ci sia dopo la ferrata Tridentina.

E, sui saliscendi, vi darò una perla che ho maturato durante il percorso: in salita, correre è faticoso, perché si è in salita; in discesa, correre non è certo faticoso come in salita, ma i piedi sbattono violentemente, e poi non è comunque pianura; in pianura (che in quel percorso maledetto si vede col binocolo, nel vero senso della frase): beh, è pianura, sì, ma correre è faticoso. xD

Comunque, ho trovato diverse “cose che odio di più” di questa maratona, tutte a pari merito, tra cui meritano menzione:
1) i professori, che passano in macchina (due in una macchina) lungo il percorso in continuazione, per controllare che tutti stiano correndo (non ci si può fermare), e nel frattempo quello che non guida parla col megafono, dicendo “Tieni duro!” oppure – al colmo dell’ipocrisia, visto che stanno IN MACCHINA – “Teniamo duro tutti insieme!”
2) gli organizzatori della maratona, che hanno messo il check-point 2 (vedi cartina) in mezzo alla foresta, in punto che bisogna raggiungere e poi tornare indietro per la stessa strada, e dopo una salita di 250 metri di dislivello (!!) che si trasforma poi in una discesa spacca gambe per la ripidezza. Il check-point 2 – nella foresta di Takamori – è stato il colpo di grazia al mio spirito sportivo ed allegro, che fino ad allora aveva retto in maniera decente.
3) il modo in cui i giapponesi costruiscono le strade: è mai possibile che la strada più breve tra A e B sia un delirio di curve, salite lunghissime (e discese brevissime xD), viadotti in curva e roba del genere? Vivono nel terzo millennio (al contrario di noi italiani, bloccati nel secondo), ma non hanno ancora capito che le strade si costruiscono DRITTE, per quanto possibile.
4) gli inossidabili sorrisi dei checkpointisti, che, quando ti versano da bere (in effetti, sono un ingrato) ti dicono: “Che fatica eh? Mi raccomando, continua a correre!” io ad un certo punto stavo per rispondere “Sì, perché non corri un po’anche tu?” xD
5) Gli agricoltori giapponesi, che usano quantità di pesticidi (il percorso era metà nella foresta e metà tra dei meleti) indescrivibili, i quali, se respirati, oltre a puzzare di detergente per bagno ai fiori di pesco troppo concentrati, hanno probabilmente effetti nefasti sulla salute. (effettivamente, non ho visto nemmeno una mela bacata. Inquietante.)
Vabbè dai, finiamola qua con i punti negativi altrimenti mi date del disfattista! xD

In compenso, ho anche un punto positivo: la generosità degli studenti giapponesi. Durante tutto il percorso, oltre ad un profluvio di simpatici – ma, questa è la dura verità, inutili – “Tieni duro”, persone che io non conoscevo minimamente mi hanno offerto caramelle, cioccolatini, biscotti, tsukemono, acqua, tè, Pocari Sweat (no, non è sudore ma la “gatorade” dei giapponesi) e salviettine rinfrescanti – che io ho ovviamente fatto finta di provare a rifiutare – il tutto corredato da presentazioni e discorsi più o meno simpatici sull’Italia, che mi hanno aiutato a passare il tempo.

Comunque, ecco una foto fatta poco dopo metà percorso:

un bel colpo all'autostima, questa foto!! xD

Notare… beh insomma mi sa che non c’è bisogno che vi dica io cosa notare. In effetti, per pietà di me, non mi sono fatto fare una foto alla fine, ma il risultato è immaginabile! xD

Per rendere onore a questa maratona, comunque devo ammettere che qualche posticino simpatico c’era: strade giapponesi (non so perché, ma le strade giapponesi hanno un che di pulito, ordinato, di armonico) in mezzo ai boschi, santuari tra i meleti, donne giapponesi che raccolgono il riso con i loro fazzolettoni… insomma, alla fine qualche soddisfazione l’ho avuta, ma a che prezzo!

è ormai autunno

è ormai autunno

Bene, ora ho imparato la lezione: la prossima volta, a cominciare da due mesi prima della maratona, allenamento quotidiano!
OK, sì, mi avete sgamato… la prossima volta, niente maratona!! LOL
Dopo quest’istantanea dell’agognato pezzo di carta dove erano registrati i check-points e dove è impresso anche il mio numero di arrivo (305° su 860, moooolto meglio di quanto non mi aspettassi!).

eccolo! notare che è ciancicato e sbiadito dal sudore che filtrava attraverso la tasca...

eccolo! notare che è ciancicato e sbiadito dal sudore che filtrava attraverso la tasca... le mani che lo reggono non sono le mie, come i più arguti sospetteranno!

Ora, è assolutamente necessario che io riposi… e, da domani a lunedì, sono in viaggio, dunque scusatemi se non risponderò ai commenti né aggiornerò il blog!
Alla prossima,
Marco

settembre 20, 2008

non ci sono!

o meglio, ci sono ora, ma non ci sono più per il resto del weekend!!!

Saltui giapponesi!

Marco

settembre 5, 2008

cronache di scuola (1)

Oggi inauguro una serie di post semi-seri sulla vita scolastica giapponese; e visto che sono ormai ubriaco di sonno (sono le 22:45 e non avevo mai fatto così tardi da quando sono arrivato nell’amena – davvero amena – campagna giapponese) approfitterò della mia ebbrezza per scrivere di Nakamura-sensei, ovvero del Professore, con la P maiuscola, di matematica.

saita cosmos cosmos saita...

saita cosmos cosmos saita...

Orbene, Nakamura-san è un tipo simpatico già di primo acchitto: mezza età, sempre sorridente, cordiale nei saluti, brillante nella parlata e pronto ad inchinarsi (in genere si inchinano solo gli alunni, durante i saluti al cambio dell’ora). Nonostante la calvizie sia oramai incipiente, non tenta di nasconderla con gli orrendi riportini che flagellano le pelate di milioni di suoi compatrioti, il che gli fa guadagnare immediatamente 10 punti bonus. Tiene la barba sempre rasata, veste delle babucce dorate in stile Aladdin e camicie colorate (badate bene, non è cosa da poco: i colori delle scuole giapponesi sono: bianco, grigio, nero e blu, e nessuno si azzarda a cambiare la sacra cromìa) e, dulcis in fundo, durante la “foga” della spiegazione, si terge delicatamente il sudore con un asciugamanino rosa di “Tonari no Totoro”, che da solo potrebbe valergli una candidatura al professore più autoironico della scuola.

In ogni caso, se ciò non bastasse impiega anche del suo per rendersi simpatico durante l’insegnamento: le sue lezioni sono spesso divertenti, il che per un prof di matematica non è da poco. Inoltre, parla in modo informale, rivolgendosi a noi studenti col linguaggio che si usa da pari a pari… come non adorare un tizio così? Le spiegazioni in classe, in puro stile giapponese, sono costellate da miriadi di fogli di carta, che spiegano passo per passo ciò che sta facendo alla lavagna, quindi non capire, nonostante il giapponese, è davvero difficile. In più, dacché è cortese, mentre spiega mi mette anche i sottotitoli in inglese, che si prepara a casa, alle parole più complicate: come non adorare uno così?

Ma la parte più divertente non è ancora arrivata. Per rendere le formule di trigonometria meno indigeste, si inventa delle frasette che aiutano a ricordarle, le quali frasette sono spesso simpatiche, allitteranti, oppure dal suono divertente. Ad esempio: seno di (alfa + beta) = seno di alfa x coseno di beta  +  coseno di alfa x seno di beta diventa: saita cosmos cosmos saita (in giapponese: è fiorito il cosmos il cosmos è fiorito); tangente di (alfa + beta) = 1 – (tangente di alfa x tangente di beta) esimi di (tangente di alfa + tangente di beta) diventa  “ìchi hìku tàn tàn tàn pùra tàn” (in giapponese: uno meno tan tan tan più tan).

Ogni tanto si confonde e recupera “con stile” fingendo di averlo fatto apposta per vedere se eravamo attenti, salvo poi ridere anche lui negando il tutto… un’ultima cosa però, per descrivere questo soggetto: la correzione dei compiti in classe. Le immagini parlano da sole…

Pikachu che mi invita a "tenere duro", messo accanto ad un errore nel compito di matematica....Pikachu mi invita a “tenere duro”, accanto ad un mio errore nel compito di matematica! (in giapponese: ganbare!)
ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"

ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"(in giapponese "sugoi!" lett. "fico")

Insomma… grazie Nakamura-sensei! (comunque, per i Pokémon un “xDDDD” ci sta tutto).

Per oggi è (quasi) tutto… magari posto un quiz, vediamo se indovinate!!
Marco

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