inGiappone

novembre 26, 2008

学校宣戦!日本対伊太利亜、第一部!

(Il titolo: Gakkou sensen! Nihon tai Itaria! Ovvero: “Guerra fra scuole! Giappone contro Italia! Immaginatelo pronunciato come i nomi degli episodi dei cartoni animati in giapponese, con un’enfasi che rasenta l’ingenuo, ed avrete afferato il concetto!)

lo so che non si capisce la reale grandezza, cioè dove inizi e dove termini, ma... di foto migliori per ora non ne ho!
una parte di scuola: lo so che non si capisce la reale grandezza, cioè dove inizi e dove termini, ma… di foto migliori per ora non ne ho!

Scrivendo un commento sul blog di Nicola, ho riflettuto sul nocciolo delle differenze fra scuola italiana e giapponese e, con un titolo scherzoso che rappresenta un po’il mio stato d’animo, pensavo di proporvele, dividendo il tutto per categorie.

Strutture:
Giappone stravince, l’Italia è così al tappeto che forse non si potrà rialzare per il prossimo round. In sintesi: le scuole giapponesi hanno un’edilizia estremamente codificata, che le rende tutte immediatamente riconoscibili dal resto degli edifici e che permette di capire il grado della scuola vedendo l’edificio (ci sono delle piccole differenze fra scuole elementari, medie e licei, ma non penso valga la pena addentrarsi nei dettagli). Di questo “format” replicato centinaia di volte sul territorio fanno parte: un orologione enorme fuori dalla scuola, che serve agli studenti per regolarsi su quando entrare; aule ragionevolmente ampie – senza fronzoli né spazio in eccesso, ma con lavagne e bacheche di dimensioni generose ed un orologio ed un proiettore con relativo schermo in ogni classe; palestra (sul blog di Nicola c’è un post approfondito) grande e ben attrezzata; laboratori di chimica, biologia e geologia; aula magna; aula computer; sala per lo studio delle lingue; campo da calcio/baseball ed un numero imprecisato di aule secondarie, in cui si tengono i club.
Il mio professore mi aveva detto che il 50% delle scuole giapponesi è stato costruito prima del 1975, e dunque con standard anti-terremoto che andrebbero revisionati, e che non ci sono i soldi per rimetterle a posto perché sono stati spesi alla fine degli anni’80 in ponti faraonici e mazzette da far sembrare Tangentopoli un’inezia: dunque, ho pensato, tutto sommato non stanno messi bene neanche qui. Tuttavia, leggendo i dati italiani, che parlano di inagibilità (si dice che in Giappone l’agibilità equivalga allo standard antiterremoto, ma effettivamente un conto è l’agibilità dello stabile in condizioni normali, un conto è in caso di terremoto: se già normalmente non sta in piedi…) per il 90% degli istituti, impianto elettrico risalente a prima del 1940 (millenovecentoquaranta! Parliamo di cavi di rame che sono sopravvisuti a Mussolini e ad una Guerra Mondiale!) per il 35% ed assenza della palestra per il 40%, non posso far altro che consegnare la palma della vittoria al meritevole vincitore.

Domani, più difficile: sull’insegnamento.

Ci sarà da divertirsi, fra luoghi comuni e non.

A presto!

Marco

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settembre 30, 2008

Torno presto!

Domani, si parte per il campo scuola!

Volete sapere il programma? Cosa faranno mai i liceali giapponesi? Si limiteranno a visitare città con aria tranquilla, scherzosa e divertirsi nel clima di rilassamento generale? Giammai! Non che non fosse lecito aspettarselo, però… caspita, mi aspettavo qualcosa di meglio che un giro turistico di 5 università con orari massacranti!

Il viaggio dura due giorni, in cui visiteremo Kyoto, Osaka e Kobe, corredate dalle relative università. Come è possibile? E’ ignoto a tutti i popoli del mondo all’infuori dei giapponesi, ma io vi svelerò il segreto: gli orari! Domani, sveglia alle 3,30 ( -.-””’ ), partenza alle 4,35 (-.-‘ ) e via, verso la destinazione! Arrivo a Kyoto alle 8,35; visita della prima università; visita della seconda università, visita ad un tempio (il Suzumushi-dera) e partenza per Kobe; arrivo a Kobe alle 18; cena francese alle 19 in battello sul fiume; visita di Kobe by night; tutti in camera alle 22,30; dormire dalle 23 alle 5,15 e via verso Osaka! Ecco, il programma è questo, ed immagino che con lo straziante susseguirsi di fermate del pullman per vedere robette insignificanti (ma cosa ci vado a fare al Suzumushi-dera? Datemi il Kiyomizu piuttosto!) non ci sarà nemmeno tempo per addormentarsi.

Evvabbè, in fondo ci sono voluto andare io… vedremo un po’ se sarò abbastanza sveglio da accorgermi dei posti che visitiamo! In compenso, adotterò il trucchetto giapponese: pur in bilico nel dormiveglia, farò milioni di foto, in modo da poi potermi dire “Ohibò, ma ci sono stato davvero!”.

Oyasumi a tutti (nonostante l’orario… eh già, voglio dormire un po’ nonostante gli orari!).
Scusatemi se non rispondo ai commenti, lo farò appena torno (se sopravvivo “_”).

Marco

settembre 9, 2008

Scuola in Giappone (1)

Oggi inauguro una serie di post sulla scuola in Giappone: per quanto ritenga tristi gli “elenchi della lavandaia” (questa è una citazione per pochi eletti…), effettivamente, le differenze tra il nostro modo di intendere la scuola e quello giapponese sono talmente vaste che ne vale la pena.

Penso che come prima puntata basti un’introduzione generale della scuola.
Come concetto base, la scuola è vista in due modi diversi: se in Italia il tempo è interamente occupato dalle lezioni, in Giappone si ha un concetto di scuola più estensivo, che porta i tempi ad allungarsi notevolmente a beneficio di diverse pause tra un’ora e l’altra. Ad esempio, le mie lezioni iniziano alle 8:40 e finiscono alle 15:55, ma si fanno 7 ore di 45 minuti l’una: il tempo che rimane è distribuito in 4 pause da 10 minuti, 2 da 5 minuti, una da 40 minuti, 10 minuti di chiarificazione degli impegni della giornata (usanza molto giapponese) e 15 minuti di pulizia. Non so se si capisca qualcosa di questa girandola di orari, ma il concetto è che, di scuola “vera”, si fa relativamente poco (315 minuti) in confronto al tempo in cui si sta a scuola (435 minuti). Se a tutto ciò, poi, si aggiunge che esistono dei “club di attività” facoltativi, che si svolgono dopo la scuola e possono durare fino alle 6 del pomeriggio, si ha un quadro definito dell’importanza centrale che la scuola ha nella vita degli studenti giapponesi. Inoltre, spesso e volentieri (metà dei miei compagni di scuola lo fanno), dopo la scuola si va ad una “scuola di preparazione agli esami” (juku), dove ci si esercita per gli esami di ammissione all’università, che (così mi hanno detto) può durare fino alle 11 della sera – anche se effettivamente non ho trovato nessuno che ci stia dopo le 9 e mezza. Insomma, se in Italia la scuola ha un ruolo chiave, in Giappone ha anche il ruolo di serratura, ovvero il solo fatto di entrare all’università comporta studio addizionale oltre a quello delle 7 ore di scuola.

Gli edifici della scuola giapponese media seguono il concetto estensivo del tempo, ed incorporano al loro interno una serie innumerevole di aule con gli scopi più disparati, nonché un’abbondanza di campi sportivi, palestre (la mia ne ha quattro, di cui due davvero enormi, oltre alle 2 piscine – maschile e femminile – il campo da calcio, quello da baseball e la pista di atletica)… insomma, i giapponesi, per la scuola, non hanno paura di spendere. C’è, ad esempio, un intero piano dedicato solo ai club pomeridiani; una sala dedicata alle riunioni degli studenti ed una per gli insegnanti, con tanto di poltrone in pelle, un’aula per le commemorazioni scolastiche ed una per il corso di cucina, con forni a microonde e tutto ciò che serve per preparare la ricetta del giorno. Tra l’altro – ed è questo ciò che mi stupisce – io non sono in una zona particolarmente ricca, anzi. Nel mezzo delle alpi giapponesi, decentrata rispetto ai flussi turistici che investono il Nord della prefettura di Nagano, Iida è ancora una cittadina in parte rurale (come dimostra il fatto che quando torno da scuola… la gente lavora nei campi! Ed io faccio il turista che fotografa…): dunque, nulla di speciale: le scuole giapponesi medie sono così. Lontane anni-luce dalle fatiscenti aulette polverose dove generazioni di studenti condividono le stesse mattonelle annerite dal lerciume, dalla micragna che costringe a dare l’elemosina (e che elemosina…) alla chiesa per usare la loro palestra, dalle lotte fra licei che contendono lo stesso stabile e che si sottraggono le aule a vicenda in una guerra di carte bollate. In effetti, l’elenco potrebbe continuare, ma visto che ho pietà di me, che sarò costretto a ritornarci, lo faccio terminare qui.

Questo clima più “rilassato”, con pause frequenti che permettono di “staccare” tra una materia e l’altra, ha anche un riflesso – positivo – sull’atteggiamento degli studenti: ma in effetti, questo è un altro post!
I prossimi post sulla scuola saranno (penso): insegnanti, studenti, e “trivia”, ovvero piccole annotazioni e curiosità senza logica.

Vado a cena!! (e sono le 5 e mezzo del pomeriggio…)

Marco

settembre 5, 2008

cronache di scuola (1)

Oggi inauguro una serie di post semi-seri sulla vita scolastica giapponese; e visto che sono ormai ubriaco di sonno (sono le 22:45 e non avevo mai fatto così tardi da quando sono arrivato nell’amena – davvero amena – campagna giapponese) approfitterò della mia ebbrezza per scrivere di Nakamura-sensei, ovvero del Professore, con la P maiuscola, di matematica.

saita cosmos cosmos saita...

saita cosmos cosmos saita...

Orbene, Nakamura-san è un tipo simpatico già di primo acchitto: mezza età, sempre sorridente, cordiale nei saluti, brillante nella parlata e pronto ad inchinarsi (in genere si inchinano solo gli alunni, durante i saluti al cambio dell’ora). Nonostante la calvizie sia oramai incipiente, non tenta di nasconderla con gli orrendi riportini che flagellano le pelate di milioni di suoi compatrioti, il che gli fa guadagnare immediatamente 10 punti bonus. Tiene la barba sempre rasata, veste delle babucce dorate in stile Aladdin e camicie colorate (badate bene, non è cosa da poco: i colori delle scuole giapponesi sono: bianco, grigio, nero e blu, e nessuno si azzarda a cambiare la sacra cromìa) e, dulcis in fundo, durante la “foga” della spiegazione, si terge delicatamente il sudore con un asciugamanino rosa di “Tonari no Totoro”, che da solo potrebbe valergli una candidatura al professore più autoironico della scuola.

In ogni caso, se ciò non bastasse impiega anche del suo per rendersi simpatico durante l’insegnamento: le sue lezioni sono spesso divertenti, il che per un prof di matematica non è da poco. Inoltre, parla in modo informale, rivolgendosi a noi studenti col linguaggio che si usa da pari a pari… come non adorare un tizio così? Le spiegazioni in classe, in puro stile giapponese, sono costellate da miriadi di fogli di carta, che spiegano passo per passo ciò che sta facendo alla lavagna, quindi non capire, nonostante il giapponese, è davvero difficile. In più, dacché è cortese, mentre spiega mi mette anche i sottotitoli in inglese, che si prepara a casa, alle parole più complicate: come non adorare uno così?

Ma la parte più divertente non è ancora arrivata. Per rendere le formule di trigonometria meno indigeste, si inventa delle frasette che aiutano a ricordarle, le quali frasette sono spesso simpatiche, allitteranti, oppure dal suono divertente. Ad esempio: seno di (alfa + beta) = seno di alfa x coseno di beta  +  coseno di alfa x seno di beta diventa: saita cosmos cosmos saita (in giapponese: è fiorito il cosmos il cosmos è fiorito); tangente di (alfa + beta) = 1 – (tangente di alfa x tangente di beta) esimi di (tangente di alfa + tangente di beta) diventa  “ìchi hìku tàn tàn tàn pùra tàn” (in giapponese: uno meno tan tan tan più tan).

Ogni tanto si confonde e recupera “con stile” fingendo di averlo fatto apposta per vedere se eravamo attenti, salvo poi ridere anche lui negando il tutto… un’ultima cosa però, per descrivere questo soggetto: la correzione dei compiti in classe. Le immagini parlano da sole…

Pikachu che mi invita a "tenere duro", messo accanto ad un errore nel compito di matematica....Pikachu mi invita a “tenere duro”, accanto ad un mio errore nel compito di matematica! (in giapponese: ganbare!)
ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"

ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"(in giapponese "sugoi!" lett. "fico")

Insomma… grazie Nakamura-sensei! (comunque, per i Pokémon un “xDDDD” ci sta tutto).

Per oggi è (quasi) tutto… magari posto un quiz, vediamo se indovinate!!
Marco

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