inGiappone

dicembre 22, 2008

Cibi strani (2): pescecane

Per la raccolta cibi strani, che si sono spesso rivelati piacevoli scoperte, oggi parlo del pescecane alla griglia. Effettivamente, vedermelo in tavola mi ha un po’stupito, anche perché… insomma, con tutti i discorsi sentiti sul “brodo di pinne di squalo” e l’estinzione degli stessi, mi sono sentito un colpevole uccisore di animale raro.

"Yaki same"

"Yaki same"

Del resto, se lo avessi lasciato mangiare tutto alla mia host family non sarebbe cambiato molto: ho quindi colto l’occasione per addentare il prelibato animale, ed, in effetti…

ecco come si presenta...

ecco come si presenta...

Non mi ha deluso!

(per chi si fosse le puntate precedenti… sono qui e qui!)

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dicembre 17, 2008

Kotatsu

(Il Kotatsu provoca dipendenza, non iniziare!)

L’altro giorno avevo parlato frammentariamente di un certo “Kotatsu”, ma penso che molti non sappiano di cosa si tratta. In breve, eccolo:

il kotatsu! notare gli indispensabili elementi della vita giapponese: computer, telecomandi a più non posso, mandarini, snacks, il mitico asciugamano bagnato che serve a pulire il tavolo in continuazione ed, infine, gli "zabuton", o, più banalmente, cuscini

E’un tavolino basso accerchiato da coperte, sotto il quale è integrata una resistenza elettrica, che provvede a riscaldare il ristretto spazio fra tavolino e tappeto.

A che serve? Ma è ovvio: perché, in Giappone, patria di uomini tirchi parsimoniosi, riscaldare tutta la casa è visto come uno spreco, ma è uno spreco riscaldare anche un’intera stanza. Dunque, si riscalda solo una piccolissima parte di spazio, ed il resto è più o meno esposto alle variazioni climatiche (ad esempio, nella mia host-family, in salone, c’è una splendida e caldissima stufa a legna, ma, a casa della mia host-nonna, si vive solo di kotatsu!): ciò provoca una differenza di temperatura fra parte inferiore del corpo, immersa in un clima tropicale, e parte superiore, che invece è in Antartide. Il risultato, prevedibilmente, è una grave dipendenza da Kotatsu (oppure, meglio, o-kota), che porta intere giornate passate nella fredda scuola a sognare l’attimo di sublime immersione nel suo calduccio… ancora, immaginate di stare a pochi centimetri dal pavimento, semi-distesi, al calduccio mentre fuori fa freddo e con tutto ciò che vi serve (mandarini, snacks, telecomando di televisione e kotatsu, computer e cuscini) a portata di mano: il verificarsi di queste condizioni conduce irrimediabilmente ad una profonda sonnolenza, che finirà immancabilmente col risolversi in mini-pisolini da 20 minuti intervallati da 30 minuti di semi-attività.

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

Insomma… come potrebbe un apatico come me non apprezzare questo stile di vita?

W il Kotatsu!

dicembre 10, 2008

È Natale!

(ATTENZIONE: questo prodotto di automedicazione senza obbligo di ricetta contiene dosi smodate di ironia. Non prendere le cose scritte troppo alla lettera più di una volta al giorno, non immaginare che Marco viva con repellenza quanto raccontato in misura superiore alle dosi prescritte, non pensare che disprezzi la sua famiglia giapponese o il Giappone per quanto scritto sulla confezione né che si stia elevando eccessivamente a giudice della situazione; non inalare, non mescolare con acido citrico o cloridrico in condizioni di bassa pressione atmosferica e tempo sereno; non somministrare ai bambini sotto i 35 anni; se il sintomo persiste consultare l’arredatore; leggere attentamente il foglietto illustrativo)

Ebbene, se anche voi foste rimasti sconvolti leggendo della spaventosa mancanza di alberi di Natale in Svezia sul blog di Carlotta, io, tralasciando la promessa di scrivere un articolo sul ponte più lungo del mondo (in effetti, è passato troppo poco tempo dal ponte di Naruto, e non vorrei dare l’impressione di stare lentamente scivolando verso un blog di ingegneria!), provvederò a confortarvi, sempre che riusciate a districarvi fra la mia nodosa sintassi. Ad onor del vero, è sempre stata simile al nodo di Gordio, ma è, in questo particolare frangente, complicata dal fatto che, parlando in giapponese, la grammatica cambi completamente, facendo sì che io non riesca più a tenere sotto controllo il mio amore per l’ipotassi.

Si parlava, comunque, di alberi di Natale (in giapponglese, “クリスマストリー・kurisumasu torii” oppure “クリスマスツリー・kurisumasu tsurii”, con l’ultima che ha guadagnato, negli ultimi tempi, la maggioranza del consenso, per ragioni che vanno al di là della comprensione dell’autore): quantunque in Giappone il Natale non sia che una mera ricorrenza commerciale – non che mi dispiaccia, sia chiaro… in fondo, non essendo religioso, per me in Italia è sempre stato lo stesso – e nonostante la crisi economica nella quale il Giappone sguazza allegramente da 18 anni si stia approfondendo, gli alberi di Natale sono assolutamente fantasmagorici, quello della mia famiglia in testa.

Babbi Natali, zucche, topolini fosforescenti, festoni, ghirlande, paccottiglia kitsch tipo renne illuminate e zucche volanti, gazebi addobati e chi più ne ha più ne metta, abbondano in maniera spropositata, lasciandosi superare solo dai creatori del genere, gli americani, che, effettivamente, rimangono sempre un passo avanti sia sulla grottesca mostruosità degli oggetti sia sulla quantità delle luminarie.
Comunque, una foto di casa mia, vista dalla strada: provate a contare gli alberi di Natale…

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

Quanti ne avete trovati?
Io ne vedo… quattro: uno dentro la finestra dell’ingresso, uno accanto alla finestra dell’ingresso, uno in mezzo alla foto ed uno, che sicuramente non avrete mancato, illuminato in blu e bianco. A ciò si aggiungono: una stella gialla e cascata di luminarie blu e bianche dal balcone del secondo piano, una renna che si intravede nascosta fra la recinzione, un copri-gazebo in luce bianca calda, una slitta di babbo natale ed una scritta “Merry Chrismas” nella finestra della veranda (sulla sinistra), una zucca a quattro ruote di cenerentola, e, gran finale, un orrendo Mickey Mouse che s’illumina di rosso e fa una musichetta melensa, che si aggiudica la palma dell’oggetto più grottesco, pur con un’agguerrita concorrenza. Per sottolineare il suo merito, gli ho dedicato un primo piano:

mikki mausu!

mikki mausu!

A parte l’ironia sullo stile kitsch americano delle luminarie medie, devo ammettere che sono abbastanza spettacolari e che, probabilmente, la mia famiglia sta esagerando le celebrazioni per il Natale per mettermi a mio agio, dunque sono loro riconoscente per questo! Grazie mille okaasan! (^_^)

Visto che dalla prima foto non si carpiva lo splendore della renna, né quello della zucca, né quello del giardino in generale, uno scatto per immortalare il loro meritevole splendore:

è Natale, tutto fa brodo!)

il giardino di casa! sulla sinistra, la renna Rudoruhu (Rudolph/Rudolf), sulla destra, la zucca di Cenerentola (vabbè, suvvia, non stiamo a guardare troppo per il sottile: è Natale, tutto fa brodo!); in alto, illuminazioni a cascata

Notare che, sigh sigh sob sob, la neve si è già sciolta! Effettivamente, inerpicarmi per la salita che porta a scuola con neve e ghiaccio ha cambiato radicalmente i miei pensieri sull’idilliaco regno etereo della neve…

Ultima foto per il protagonista indiscusso del giardino, autoproclamatosi vincitore dell’ambito (?) titolo di “Miglior albero di Natale del sottoquartiere di Miyanoue 2007”, un’istituzione al punto che, una volta che il timer per l’accensione non era partito, la vicina è venuta a chiedere: “Ma che è successo? Non accendete l’albero?”.
Peccato solo che la foto non gli renda giustizia… ma, ovviamente, con -2 gradi ed una pioggia in corso, non andrò di certo a rifarla!

ecco l'albero maestro, se mi passate la pessima battuta...

ecco l'albero maestro, se mi passate il pessimo gioco di parole...

メリークリスマス・Merii kurisumasu!!!

dicembre 7, 2008

やった!

Mangiare l’anguilla più buona nel raggio di 110 kilometri da Iida: fatto.

delizioso!

unagidon, ovvero riso con anguilla alla griglia (ed una salsa dolce che, da sola, dà metà del sapore): delizioso!

Sopravvivere alla bufera neve mentre gioco a calcetto (notoriamente, lo sport a cui sono più negato in assoluto – e, fidatevi, di mio sono già negato in generale…): fatto.

sorriso tirato per nascondere i tremori da freddo, manina alla giapponese per evitare di mostrare l arrossamento da freddo... sì, ora ci siamo! xD

sorriso tirato per nascondere i tremori da freddo, manina alla giapponese per evitare di mostrare l'arrossamento da freddo... sì, ora ci siamo! xD

Prendere una pallonata in testa per fare una foto alla neve che cade: fatto.

notare verso dove stanno correndo i due al centro...

notare verso dove stiano correndo i due al centro...

Ricevere un compassionevole – ma amichevole – sguardo da “Povero gaijin, non è abituato a certe cose…”: fatto.

egli si chiama Yoshiyuki di nome, ma "yuki" in giapponese vuol dire neve..)

lo chiamavano yoshi-yuki (battuta trash difficile da capire...: egli si chiama Yoshiyuki di nome, ma "yuki" in giapponese vuol dire neve..)

Fare una fotografia ai secchioni dei rifiuti della scuola, beccandoti gli sguardi attoniti di tutti: fatto.

il sogno di ogni ambientalista... raccolta iper-differenziata e, udite udite, rispettata

il sogno di ogni ambientalista... raccolta iper-differenziata e, udite udite, rispettata

Imbruttire al tuo otoosan perché vorrebbe usare la macchina per andare al centro commerciale, mentre tu vorresti usarla come misuratore di accumulo neve: fatto.

peccato!

peccato!

Scrivere in maniera quasi-semi decente (a parte il trattino sopra, l’inclinazione della parte inferiore, la spaziatura fra la linea centrale ed il carattere di “kokoro”… in effetti, non è scritto in maniera decente!) l’ideogramma di “Ai” per l’esposizione del club di calligrafia della mia scuola: fatto.

Ai

Ai

Sfidare i -5 gradi, il sonno, le lastre di ghiaccio sulla discesa di casa, i minuscoli sedili di una kei-jidousha (una di quelle minuscole macchinine giapponesi) e la grammatica giapponese per andare a Matsumoto a fare il JLPT in compagnia di due signore, una coreana ed una peruviana, dai cognomi giapponesi: fatto.

solita espressione ambigua... provato dopo 6 ore di esame!

solita espressione ambigua... provato dopo 6 ore di esame!

Fare un esame di giapponese, in Giappone, alla giapponese, con i “Kitto Katsu” (all’azuki!) ed il portafortuna regalatomi da mia sorella prima di partire: fatto.

ecco il mio set per affrontare la sorte! ^^

ecco il mio set per affrontare la sorte! ^^

Direi che, per questo weekend, può bastare!

dicembre 1, 2008

Istruzioni…

Vi venisse mai in mente di utilizzare il water al contrario…

del resto, quale modo migliore di questo, per garantire un corretto e sicuro utilizzo?

del resto, quale modo migliore di questo, per garantire un corretto e sicuro utilizzo?

In fondo, il Giappone, assieme agli USA, è il regno delle istruzioni a prova di imbecille: dagli sticker ti avvertono di non mettere le dita dentro l’ascensore, ai cartelli stradali che ti chiedono di moderare la velocità per qualsiasi ragione, agli altoparlanti dentro l’autobus che dicono “La porta si sta chiudendo, la porta si sta chiu…” perché nel frattempo si è già chiusa fino al “pericolo di morte” sulle gomme da masticare.

Contenti loro…!

novembre 19, 2008

Cosa c’è di meglio di un momiji?

Semplice: un momiji innevato! Sorpreso dalla più precoce nevicata degli ultimi 8 anni, questo acero si è fatto cogliere impreparato alla prova dell’otto.

Ahimè, quando sono tornato da scuola era già buio, quindi le foto con più neve sono venute troppo male per proporvele… questo era come si presentava stamattina (beh obietterete che non si capisce un tubo… però su, sforzatevi e vedeteceli, questi due fiocchi!)

momiji in versione natalizia!

momiji in versione natalizia!

Stanotte è prevista altra neve… se tutto va per il meglio, domani lo potrò fotografare tutto bianco e rosso ^^!

Speriamo che le previsioni…

il meteo di oggi

il meteo di oggi (alla fine, non si è avverato: ha nevicato - poco - tutto il giorno)

si avverino!

(se non si fosse capito, sono un fanatico della neve, e del tempo in generale… poi, essere circondato da persone – i giapponesi ADORANO il tempo – che si affollano alle finestre per fare le foto ai primi fiocchi non aiuta a mantenere un profilo dignitoso! xD)

novembre 8, 2008

ビーナスライン

Ecco il promesso post sul viaggio che abbiamo fatto con la mia host family in occasione del Bunka no hi (文化の日・Giorno della cultura, ovvero il 3 Novembre).

Se vi siete interrogati sul titolo, ve lo traduco: “Biinasu rain” (vi confesso che per decifrarlo ci ho messo un po’, e se non ci fosse stato un cartello con la faccia di Venere non ci sarei mai arrivato…), ovvero “La linea di Venere”. Cosa sarà mai, questa “Linea di Venere”? E’ semplicemente una strada, che si snoda attraverso numerosi punti panoramici e tocca le attrattive principali della sponda est del lago Suwa.

Metà degli alberi che abbiamo visto erano come questi:

ebbene signore e signori, è autunno!

ebbene: signore e signori, è autunno!

Simpatici! In effetti la foto non rende… dal vivo fanno un altro effetto.

Comunque, un piccolo pezzo del panorama che si vede inerpicandosi sulla Venus Line, dalla terrazza dell’acquario (ora, perché ci debba essere un acquario a 1700 metri d’altezza, accanto alla funivia e sui campi da sci, solo i giapponesi lo sanno… ma vabbè):

panorama

panorama dalla terrazza dell'acquario

Percorsa parte della Venus Line (in effetti, non è una sola strada ma un insieme di strade che si snodano fra le montagne lungo una direttrice principale che va verso Est), siamo arrivati all’hotel, che, completo di onsen e vista panoramica, nonché di un succulento buffet, non era niente male! Questa era la vista della nostra camera:

pano

vista dalla camera da letto!

Per darvi un’idea della tortuosità media della Venus Line, ecco una foto, scattata da “Utsukushigahara Koen”: notate che è sempre la stessa strada!

dscf8969

panorama

Eccoci invece nell’attrattiva principale (oltre al panorama, of course) di Utsukushigahara koen: la torre della campana. Ora, se vi dovessi descrivere Utsukushigahara, è un altopiano relativamente piccolo, spazzato in continuazione dal vento, e nel suo centro esatto sorge questa torre, con una campana sulla sua sommità: il motivo di ciò è oscuro ai più, ma, del resto, perché non dovreste mettere una campana in mezzo ad un altopiano ventoso?

nella torre!

nella torre!

Comunque, la tortuosità intrinseca delle strade è garanzia di bellezza… strade come questa ne abbiamo viste tantissime (inutile dire che… le foto fatte dalla macchina fanno schifo, ma è solo per darvi un’idea!).

un pezzo della Venus Line

un pezzo della Venus Line

Un’altra attrattiva… questa volta inaspettata, ma vabbè! Quello che vedete, signore e signori, è il cerchio in lega di una Nissan GT-R, che ogni appassionato di macchine non può esimersi dal sognare…

GT-R!

GT-R!

E per finire, un sano e meritato pasto in un ristorante delle vicinanze! Da sinistra a destra: salmone alla griglia, tempura e unagi-don (anguilla alla griglia sopra il riso); sotto, invece, insalata, dolce (non so cosa sia xD), daikon e zuppa miso! Inutile dire che era tutto squisito…!

succulento pranzetto! ^^

succulento pranzetto! ^^

Ecco qui il viaggio che mi hanno regalato per il giorno della Cultura…

Evviva la Cultura!!!!

(e, di conseguenza, abbasso la gelmini…)

ottobre 31, 2008

Inago

“Hai mai mangiato l’Inago?”

“Non lo so… cos’è?”

“E’molto buono”

“(aria dubbiosa da eh, ma io avrei chiesto cos’è…) E’ dolce o salato?”

“Dolce; lo vuoi assaggiare?”

“Mmm… con piacere!”

“L’ho comprato stamane… ora te lo porto”

inago... ovvero, cavallette!

” O_O ”

” ?_? ”

” Ehm… uhm… sembra delizioso…”

“Mangiane tanto, mi raccomando, è ricco di calcio!”

“Va bene…

slurp!

slurp!

Oddio, ma è buono davvero!”

“Avevi dubbi?”

“E’ che… in Italia non si mangiano, le cavallette”

“Come sospettavo!”

“Allora lo hai fatto apposta!”

“Sì, volevo vedere che faccia facevi 😛 ”

” xD “

ottobre 26, 2008

I Giapponesi…

Sono tipi precisi!

sì, servono per quello che sembra...

sì, servono per quello che sembra...

fermati qui!

fermati qui prima di attraversare la strada!

ottobre 25, 2008

Musica maestro!

Avevo accennato nel post di ieri, sul coro, che anche le esercitazioni per l’esecuzione meritavano un post per la loro stranezza.

Ecco una foto: cosa manca? (sì ci ho preso gusto con questi indovinelli da quattro soldi…)

preparazione per il coro

preparazione per il coro

Ma è evidente: l’insegnante! (in effetti, manca anche il gruppo dei maschi, che è in un momento di pausa alle mie spalle, e dunque non compare in fotografia). Il maestro di musica, infatti, NON esiste!!!
Come facciano ad arrangiarsi, da soli, a prendere gli accordi, a decidere chi debba dirigere il coro e come debba farlo – nessuno, a parte la pianista che studia piano da 8 anni, ha esperienza musicale – è un mistero. Insomma, è davvero notevole: senza che nessuno dia nemmeno un suggerimento, da soli decidono la canzone, da soli preparano spartiti ed arrangiamenti, da soli si ascoltano e si correggono… insomma, è vero che alla fine l’acuto della canzone lo abbiamo stonato, però tutto il resto è stato davvero notevole, considerato che tutto ciò che abbiamo fatto è stato realizzato solamente con risorse interne alla classe.

E’ da notare che tutto questo amore per i cori deriva dal fatto che, per i giapponesi, il coro, dove la voce di ciascuno deve andare in accordo con quella degli altri, è una delle (tante) espressioni della prevalenza dello spirito di gruppo sull’individualità: per spiegarmelo, un mio compagno mi fece un esempio, quello della tavola inchiodata. Se bisogna inchiodare una tavola al muro, bisogna che tutti i chiodi siano alla stessa altezza, altrimenti non sarebbe funzionale: se un chiodo sporge più degli altri, sarebbe pericolosa. Dunque, anche se dentro il muro ci fosse qualcosa che non permette ad uno di questi chiodi di entrare dentro, battendo e ribattendo col martello, prima o poi, anche lui arriverà alla stessa altezza degli altri.
Fuor di metafora: la tavola è la società giapponese, il pericoloso chiodo che sporge è l’individualista, il martello sono gli insegnanti e i genitori: alla fine, bene o male, anche “lui” si uniformerà. Ho sempre trovato la metafora abbastanza inquietante… non vi pare?

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