inGiappone

dicembre 23, 2008

Lo voglio

Filed under: piccolezze — marco @ 9:43 pm

Insomma, quale maniaco di inutili articoli giapponesi potrebbe non volere questo?

un indispensabile porta&porgi-stuzzicadenti made in Japan

un indispensabile porta&porgi-stuzzicadenti made - ça va sans dire - in Japan

E’ ormai aperta la caccia al porta&porgi-stuzzicadenti!

dicembre 14, 2008

Dov’è che l’ho già visto, questo logo?

Tanto per confermare le voci che dicono che in Giappone si copia di tutto (il che non è sempre vero, ma…):

il logo dello "Al.plaza", vero?

il logo dello "Al.plaza", vero?

dicembre 13, 2008

stranezze&abitudini

(Attenzione! La sezione Curiosità è sconsigliata dalle linee guida di Wikipedia. La voce può essere migliorata integrando i contenuti rilevanti nel corpo della voce e rimuovendo quelli inappropriati.)

Oggi non cade alcuna ricorrenza particolare, né c’è qualche motivo in particolare per cui voglia scrivere ques’articolo. Tuttavia, è un po’che stavo pensando di fare una lista delle stranezze giapponesi cui mi sono abituato, e a quelle che invece mi lasciano ancora sorpreso.

Mi sono abituato a:
– guardare dal lato sbagliato della strada quando attraverso
– fare inchini a bizzeffe, anche quando parlo al telefono
– il metodo di guida della gente (lenti, lentissimi, rispettano tutte le precedenze, si fermano ad ogni stop e, prima di ripartire, contano fino a 2. Fanno un piccolo inchino quando lasciano passare un pedone o per ringraziare delle precedenze date, mentre, quando la prendono, un cenno di approvazione con la mano)
– sentire un senso di dispiacere quando mi allontano da scuola alle 6 di pomeriggio – perché, in fondo, è un altro giorno che se n’è andato – per poi sentirlo sparire una volta accolto dal calore degli affetti di casa e del kotatsu (eh eh, se vi state chiedendo cosa sia il kotatsu… prima o poi lo spiegherò!)
– avere uno stuolo di commessi in divisa pronti a spiegarti ogni dettaglio, anche con confronti incrociati, di qualsiasi macchina fotografica, pantofole riscaldate a batterie o ionizzatore di vapore al plasma ci sia nel negozio, e che ti ringraziano anche quando non compri niente
– vedere il treno che parte alle 11:21 arrivare in stazione alle 11:20, e chiudere le porte quando la lancetta dei minuti dell’orologio della stazione arriva alle 11:21
– vedere bimbi di 5 anni che tornano da soli da scuola e che, mentre attraversano la strada, usano diligentemtente le bandierine per la sicurezza stradale (delle quali vi dovrò mettere una foto, perché sono sicuro che non ve le immaginate)
– non dovermi preoccupare di quando lascio Nintendo DS, macchina fotografica e portafogli sul banco durante l’ora di educazione fisica, né del fatto che il mio armadietto non abbia il lucchetto
– fare una montagna di rifiuti per mangiare un apparentemente innocuo biscottino (promemoria per Marco: crea un post a riguardo)
– pensare due volte prima di buttare un rifiuto, per evitare di selezionare il cestino sbagliato
– cucinare con la piastra elettrica che non si scalda (all’inizio non potevo fare a meno di toccarla in continuazione per vedere se era DAVVERO fredda ç_ç)
– mangiare la frutta con la buccia già pelata (il che, per un pigro come me, è spettacolare)
– vedere la TV sul megaschermo da 47″ in qualità digitale
– tuffarmi dentro il kotatsu (e due…)
– この番組は、御覧のスポンサーの提供でお送りします!(Kono bangumi ha, goran no suponsaa no teikyou de ookurishimasu! – Questo programma è mandato in onda dall’offerta degli sponsor che vedete; la frase è un vero tormentone della TV giapponese)
– la musichetta che suona a mezzogiorno e alle 6 da tutti gli altoparlanti della città, senza che ci sia alcuna ragione apparente perché debba farlo
– sentire, sempre nel sistema di altoparlanti della città, annunci tipo: “Stiamo cercando una signora di 79 anni, che è scomparsa da stamattina alle 11” quando sono le 4 di pomeriggio. Oppure: “E’ scoppiato un incendio a casa di tizio nel quartiere caio”… insomma, in Italia diremmo:  “E al popolo…”, mentre qui tutti accendono la TV sul canale disastri (sì, esiste) per ascoltare di nuovo l’annuncio e vedere la mappa in sovrimpressione.
– la tavoletta del cesso riscaldata (che, considerate le temperature polari dentro casa, è una mano santa)
– la stufa di casa (sì, è vero, sono tra i fortunati: a casa abbiamo una stufa! Bella, solida, calda e in ghisa! Peccato che scaldi una stanza sola…)
– cantare l’inno della scuola in versione remix, con tre compagni di classe a chitarra, basso e batteria
– alle betoniere/autobotti che, quando girano “parlano”, dicendo: “Sto girando a sinistra! Presti attenzione per piacere!”
– all’omino della stazione di servizio che non si limita a mettere benzina, ma si arrampica sulla macchina (beh, nel caso di quella di mio fratello, si arrampica nel vero senso della parola, visto che è praticamente un camion) a lavare il vetro, pulisce fari e specchietti ed, una volta finito il rifornimento, ti saluta prima con un inchino e poi con la mano, fin quando non sei sparito dalla sua visuale (ma, chissà, forse è ancora lì a salutarti ma non lo puoi vedere…)
– all’ascensore parlante
– ai disegnini in stile cartone animato che affollano qualsiasi cosa, dagli “attenzione a non farvi chiudere le dita dentro la porta dell’ascensore” alle pubblicità con Doraemon che gioca a palle di neve con persone reali
– a vedere il simpatico faccione da schiaffi di Aso Taro (il premier giapponese) che sbaglia i kanji in televisione
– alla casetta/calendario dell’avvento appesa in camera mia, ed all’arredamento kitsch di casa – ai quali, oramai, mi sono affezionato
– a lamentarmi ogni volta che vedo una cartaccia per terra (il che, in effetti, non accade molto spesso… anzi, quasi mai, ma accade)
– alla signorina elettronica del distributore automatico, che mi dà il buongiorno e  mi ringrazia puntualmente con la sua vocina squillante ogni volta che compro qualcosa. Davanti al supermercato c’è anche la sua versione più “casareccia”, che dice: “Cosa ne pensa di una bevanda calda?”. Come non affezionarcisi?
– a tante tante tante altre cose che ora non mi vengono in mente, ma che prima o poi scriverò!

Non mi sono (ancora?) abituato a:
– la cortesia dei negozianti (ogni volta che dicono “Benvenuto!”, io sono lì che mi dico “uh, che carini!”, e finisco inevitabilmente per ricambiare il saluto con un “Konnichiwa” di giorno, “Konbanwa” di sera anche se, in realtà, non è necessario)
– mangiare salato la mattina a colazione (sì, è vero, ormai mangio anche il natto, ma… il cornetto resta lì, immobile nell’etereo olimpo dei sogni)
– i compagni di scuola che ti chiedono: “Scusami per il disturbo, non è che per piacere potresti prestarmi la gomma da cancellare? Scusa!”.
– quando dici: “Tutta questa cortesia non è necessaria, va bene anche essere meno formali!”, ti senti rispondere: “Scusami moltissimo, non vorrei mai essere troppo formale con te”. Per la serie: iniziamo bene…
– vedere insegnanti che abitano a scuola (non hanno orari: dopo gli esami, per correggerli, possono arrivare a scuola anche alle 2 di notte, visto che i cancelli non chiudono mai)
– sentire il conducente dell’autobus che dice: “Sto girando a destra! Fate attenzione per piacere!” oppure: “Mi sto fermando! Fate attenzione per piacere!”
– vedere gli orrendi pali dell’elettricità che sono affastellati su OGNI strada
– avere costantemente freddo: a scuola, il riscaldamento, non si usa, visto che i soldi per il kerosene se li sono mangiati crisi economica e politici locali; a casa, invece, il corridoio resta sempre freddo… meno male che c’è il kotatsu
– svegliarmi la mattina che, tenuto al caldo da termocoperta e 4 coperte normali, sembro l’omino michelin, e non voler scendere dal letto mentre vedo il mio alito che condensa nell’aria fredda (la mattina, in camera, ci sono 5°…)
– vedere ogni settimana il resoconto delle fluttuazioni giornaliere dei prezzi della verdura in TV
– vedere gli assurdi programmi della TV giapponese (sono ancora un ragazzo di campagna, che si stupisce a vedere coppie gay che, travestite da attori del 1700, vanno a strappare conchiglie dagli scogli; oppure strani puffi verdi a forma di stella che ti spiegano come lavare le mani)
– alla complimentosità eccessiva dei giapponesi che, a forza di farti complimenti anche quando non c’è bisogno, diventano offensivi, perché… beh, a mio parere, inflazionano così l’atto del complimento, non dandogli più valore.

Per oggi è tutto… ovviamente, la lista non è completa, e, se facessi degli aggiornamenti, lo segnalerò puntualmente!

A presto!!

settembre 18, 2008

I Giapponesi e la varietà

Del Giappone amo moltissime cose, e fin qui ci siamo… mentre alcuni punti, come la cortesia della gente, il rispetto delle regole, la sicurezza e le tradizioni, sono quelli per cui ho scelto il Giappone per la mia esperienza all’estero, altri si stanno rivelando qui, giorno per giorno. Dunque, vorrei raccontare un po’ del Giappone quotidiano che magari non ci si aspetta, o che comunque sorprende in ogni caso.

Bene, andando a fare la spesa con la mia okaasan (お母さん・mamma), mi sono imbattuto nel supermercato giapponese tipico (eh, ormai con ben 5 supermercati girati sono praticamente un veterano della spesa! xD), di cui i giapponofili hanno sicuramente già notizie, come, ad esempio, il fatto che l’imbustatura avvenga con calma dopo le casse, che è sicuramente comodo e civile, oppure i costi a dir poco astronomici di frutta e verdura, oppure le splendide confezioni con cui è imbustato tutto, dal sashimi pretagliato alle zucchine (!!), vendute una ad una a 100 Yen (0,75€) l’una (e siamo in campagna, in una zona dove dal campo al supermercato ci passano sì e no 5 kilometri! Immagino in città…). Quello che però mi ha colpito più di tutte le cose è stata la varietà dell’offerta. Per capire di cosa stia parlando, posto una foto:

patatine per tutti i gusti... altro che quelle della pubblicità italiana...

Ecco, queste “poteto chippusu” (ポテトチップス・potato chips, ovvero patatine) sono SOLO quelle della Calbee (marca, a quanto ho capito, leader): 13 tipi di patatine diverse di una sola marca! Aggiungendo tutte le altre, viene fuori un’intera corsia di supermercato di sole patatine fritte, escludendo quelle surgelate… ce ne sono di tutti i gusti: dal pepe nero ai gamberoni, dalle verdure alla pizza, passando per sale ed alga nori (!), chi più ne ha più ne metta! Stesso discorso vale per biscotti, saponi, deodoranti, bagnischiuma, confezioni di ramen istantaneo, obento (per i non giapponofili, il pranzo di milioni di studenti e salaryman), cioccolatini… insomma, c’è davvero di tutto, compreso il burro di arachidi di Peanuts che è davvero kawaii (^_^)! Ma in assoluto quello che mi stupisce di più ogni volta sono le bevande: tra jidoohanbaiki (distributori automatici di bibite, che in Giappone ad ogni angolo della strada), quelle che vendono nei konbini e quelle che si trovano al supaamaketto (スパーマケット・pronuncia giapponese di supermarket) ce ne sono una quantità impressionante: dalla “melon soda” (brodaglia verde kriptonite frizzante al limite dell’incredibile dal sapore di disinfettante) al tè giapponese all’orzo-frumento (che all’inizio del viaggio mi faceva schifissimo e che ora invece è diventato la mia bevanda preferita in assoluto), passando per la “Coca-cola vitaminica”, innumerevoli tè al latte di tipi diversi (ognuno dei quali fa a gara ad imitare di più lo “stile inglese” sulle etichette, con faccioni di pietra seri e titoli del tipo “il tè del pomeriggio”), bevande improbabili tipo succhi di pomodoro o di mandarino del Kyushu, di mela o di mango, bevande energetiche all’estratto di anguilla o ai sali minerali tipo “gatorade”, succhi gelatinosi alla fragola o al limone di Shichiria (Sicilia!), caffè in lattina con latte o senza latte, caldo o freddo, con cacao o con vaniglia… la varietà è talmente grande da essere disorientante, ed in effetti guide come questa vengono utili (tra l’altro, il tè all’orzo menzionato è quello che è diventato il mio preferito)!!

Insomma, in Giappone avrete sicuramente modo di soddisfare i vostri gusti, qualunque essi siano!
Questo era il lato postivo del giorno!
Alla prossima,
Marco

Blog su WordPress.com.