inGiappone

gennaio 1, 2009

Kimono!

Poteva forse mancare il kimono, nella festività più tradizionale dell’anno?

Che fatica, indossarlo… ma che soddisfazione!

di fronte alla porta di casa, prima di uscire per la cena a casa degli zii

di fronte alla porta di casa, prima di uscire per la cena a casa degli zii

Ho scoperto parecchie cose, tra cui che:
– è caldo come una giacca a vento
– impedisce i movimenti in una maniera spaventosa
– la sottoveste di lana non prude
– gli obi elastici costano un occhio della testa, per non parlare delle stoffe (il che mi ha fatto capire perché okaasan mi disse, vedendo un kimono dall’equivalente di 2’000€ al centro commerciale: “Quanto sono diventati economici! Non c’è più la qualità di una volta…”)
– i giapponesi hanno piedini davvero minuscoli (roba che il mio modesto 43,5 straripa abbondantemente dalle calze di misura più grande disponibile)
– le maniche hanno un disegno peculiare
– gli uomini sono mooooolto più fortunati delle donne, per quanto riguarda l’indossarlo
– corregge la postura (in effetti, non puoi mica portare un vero kimono con la gobba: dunque, dritti con la schiena! La mia posturologa sarebbe stata orgogliosa di me… xD)

Questo e molto altro… magico kimono!

(certo che se, putacaso, me lo regalassero [ma io sono vaghissimo eh! xDDD], in Italia quando me lo potrei mettere?)

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新年明御目出度御座!

しん ねん あ           お  め  で  と   ご  ざ

新年明けまして御目出度う御座います!

(da leggere: shinnen akemashite omedetou gozaimasu! Sia i kanji per “omedetou” che quelli per “gozaimasu”, in effetti, non si usano in quanto desueti, ma vabbè… così fa più fico, no?)

Auguri a tutti per un buon anno nuovo!

In effetti, dubito che il nuovo anno possa per me essere splendido quanto questa seconda metà di 2008 in Giappone… ma vabbè, pare che io sia in controtendenza, quest’anno!

Ancora auguri a tutti!

Marco

(^_^)

P.S. A chi fosse curioso del Capodanno giapponese, chiedo di pazientare ancora un po’ per la descrizione! Yoroshiku ne!

dicembre 29, 2008

Bai bai paatii (2)

Va bene, ammetto che iniziare una serie di due post dal numero due possa sembrare strano, ma ci dev’essere una qualche connessione con le gallerie Melarancio 1 e 2.
Intendiamoci, non che possa iniziare a qualcuno, ma, percorrendo la A1 da Sud verso Nord, in quella che per me, romano, è sempre stata la “direzione vacanze”, si incontrano, nel tratto di valico degli Appennini tra Firenze e Bologna, due gallerie, chiamate “Melarancio 1” e “Melarancio 2”: senonché, percorrendo il tutto in direzione Nord si incontra prima la “Melarancio 2” della “Melarancio 1”, il che mi ha sempre dato piuttosto fastidio, un senso di star percorrendo l’autostrada al contrario.
Non so quale oscura connessione si nasconda tra il titolo del blog e la Melarancio, ma ci tenevo a precisare il tutto.

Comunque, si parlava del secondo “Bye bye party”, che mi hanno organizzato i miei amici di qui e che, anche se in ordine è stato il secondo, è per me quello più importante, perché non è stata un’obbligazione da parte della scuola – come fu il primo – ma un’offerta spontanea e a sorpresa dei miei migliori amici.

Con la scusa di andare ad un “Sushi-ya”, mi hanno fraudolentemente condotto a casa di Yuuto-kun, che ha generosamente offerto sushi e nabe (nabe = pentola al centro della tavola dove si mette a bollire di tutto e che, oltre ad essere delizioso, fa molto “atmosfera invernale”) a volontà.

ità dà kimààsu!

ìta-dà-kimààsu! (itadakimasu detto alla maniera dei bimbi giapponesi che si apprestano a divorare un lauto pasto

Dopodiché, ci siamo diretti al karaoke, dove, pur cessato lo stupore della prima volta, mi sono divertito moltissimo a cantare canzoni in giapponese – assieme all’immancabile “Dragostea din tei”, che in Giappone è ancora in voga e che è, mio malgrado, diventata il mio cavallo di battaglia (me tapino).

tutti (ehm, in effetti manco io, che sto facendo la foto) al karaoke!

tutti (ehm, in effetti manchiamo io, che sto facendo la foto, e Masahiro, che è al bagno, ma vabbè) al karaoke!

Un’altra foto per commemorare l’epica resistenza di 5 ore alle martellanti melodie non sempre interpretate come sarebbero dovute essere state [ma che ***** scrivo? E’tardi.] interpretate.

ecco il trio dopo il bis della strabiliante performance - riuscita nonostante i due microfoni - della già citata Dragostea din tei

ecco il trio Haruki-Masahiro-Maruko dopo il bis della strabiliante performance - riuscita nonostante i due microfoni - della già citata Dragostea din tei che si prepara ad un più consono "One Love" di Arashi

Stremati – e un po’rimbecilliti – da 5 ore di karaoke, ci siamo poi trascinati dentro un “Soba-ya” (ristorante specializzato in soba, tagliolini alla giapponese in brodo) per concludere il tutto in bellezza.

Minna, arigatou neeeeee!

dicembre 24, 2008

Regalo

Filed under: Uncategorized — marco @ 11:56 pm
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E per oggi, il mio regalo l’ho ricevuto, dalla classe di francese…

che carini ^^

che carini ^^

Buona Vigilia a tutti!

dicembre 20, 2008

La scopa del rispetto (2): pulizie

Visti sia l’interesse (?) suscitato dal post precedente sia la mia benevola munificenza (?) sia, più che altro, lo spaventato commento di Saya, approfondirò l’argomento “pulizie”.

Innanzitutto, è sbagliato dire che le pulizie siano una grande faticata: immaginate se, al posto dei tre sottopagati bidelli della multiservizi, a pulire ci fossero tutti gli allievi del liceo (che, nel mio caso, sono circa 2100 persone). Ammettendo pure che ci siano un 20% di demotivati (il che è pessimistico, considerate le sanzioni per chi salta le pulizie senza preavviso), restano 1680 persone, che è pur sempre una bella somma. E’ come se, per fare le pulizie di casa, foste in 20 persone: mi sembra evidente che, alla fine, ciascuno fa poco o niente: un colpetto di scopa, una scrivania spostata, una sedia rimessa al suo posto e, senza fare troppo i pignoli, si finisce in fretta. Lo stesso vale per la scuola, dove il tempo delle pulizie è di circa 15 minuti, che si rispettano con facilità.

qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più!

il bottino delle pulizie di classe: qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più! se c'è un luogo comune vero sui giapponesi è che sono civilissimi!

Per quanto riguarda le pulizie della classe, come è lecito aspettarsi, essendo le più importanti, c’è un protocollo abbastanza rigido da seguire (il gruppo pulizia classe è di 12 persone): per prima cosa si spostano tutti i banchi in fondo (ciascuno il proprio, mettendo le sedie a gambe all’aria sopra il banco), poi si sposta tutta la polvere e le cartacce accumulate in 8 ore di scuola verso il fondo, facendola scorrere negli spazi liberi tra le file di banchi, poi 4 persone rimettono i banchi a posto (senza rimettere a posto le sedie, questo spetta all’occupante del banco), uno rimette a posto le scope nell’armadietto apposito (che compito difficile!), due raccolgono la polvere accumulata e cinque svuotano i cinque cestini della raccolta differenziata.

Lavorare di meno, lavorare tutti!

La scopa del rispetto

In Giappone, i bidelli non esistono: sono sempre gli alunni a pulire la scuola, e lo fanno in un modo che mi ricorda molto il celebre indovinello della Sfinge. Alle scuole elementari, infatti, i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento (in effetti, non so se sia così universalmente, ma fuziona così alla scuola del mio “host-cugino”); alle medie, sempre in ginocchio, ma con una scopetta; al liceo, invece, rivoluzione: si passa ad una vera e propria scopa. Senonché, non è una vera e propria scopa, ma – e ci mancherebbe altro: non solo hai l’onore di spazzare per terra ma poi vuoi anche stare dritto con la schiena? – una scopetta col manico monco, che ti costringe a chinarti per pulire… in questo senso:

[non me la carica… vabbè, immaginatemi curvo su una scopa (quasi) senza manico!]

Notare che io non sono particolarmente alto (hehe, come suonano bene le parafrasi alla giapponese!)…

Anche all’interno del “democratico” liceo, comunque, si osserva un ordine: i senpai, cioè i san-nen-sei (quelli che sono in terzo liceo, ovvero l’ultimo anno) puliscono le proprie aule (il che include svuotare i 5 cestini della raccolta differenziata) ed i corridoi davanti alle classi; i ni-nen-sei (ovvero i secondini, tra cui sono anche io) puliscono le proprie aule ed i corridoi antistanti, le aule dei professori, le scalinate interne ed i corridoi di connessione tra le parti della scuola; gli ichi-nen-sei (i primini) puliscono, oltre alle proprie aule e all’uscio della scuola, le aule comuni (tipo: biblioteca, aula di arte, aula computer, aula di scrittura, aula di commemorazione del centenario scolastico; e ce ne sono a non finire) e i bagni.

Un po’gerarchizzato, non vi pare?

dicembre 10, 2008

È Natale!

(ATTENZIONE: questo prodotto di automedicazione senza obbligo di ricetta contiene dosi smodate di ironia. Non prendere le cose scritte troppo alla lettera più di una volta al giorno, non immaginare che Marco viva con repellenza quanto raccontato in misura superiore alle dosi prescritte, non pensare che disprezzi la sua famiglia giapponese o il Giappone per quanto scritto sulla confezione né che si stia elevando eccessivamente a giudice della situazione; non inalare, non mescolare con acido citrico o cloridrico in condizioni di bassa pressione atmosferica e tempo sereno; non somministrare ai bambini sotto i 35 anni; se il sintomo persiste consultare l’arredatore; leggere attentamente il foglietto illustrativo)

Ebbene, se anche voi foste rimasti sconvolti leggendo della spaventosa mancanza di alberi di Natale in Svezia sul blog di Carlotta, io, tralasciando la promessa di scrivere un articolo sul ponte più lungo del mondo (in effetti, è passato troppo poco tempo dal ponte di Naruto, e non vorrei dare l’impressione di stare lentamente scivolando verso un blog di ingegneria!), provvederò a confortarvi, sempre che riusciate a districarvi fra la mia nodosa sintassi. Ad onor del vero, è sempre stata simile al nodo di Gordio, ma è, in questo particolare frangente, complicata dal fatto che, parlando in giapponese, la grammatica cambi completamente, facendo sì che io non riesca più a tenere sotto controllo il mio amore per l’ipotassi.

Si parlava, comunque, di alberi di Natale (in giapponglese, “クリスマストリー・kurisumasu torii” oppure “クリスマスツリー・kurisumasu tsurii”, con l’ultima che ha guadagnato, negli ultimi tempi, la maggioranza del consenso, per ragioni che vanno al di là della comprensione dell’autore): quantunque in Giappone il Natale non sia che una mera ricorrenza commerciale – non che mi dispiaccia, sia chiaro… in fondo, non essendo religioso, per me in Italia è sempre stato lo stesso – e nonostante la crisi economica nella quale il Giappone sguazza allegramente da 18 anni si stia approfondendo, gli alberi di Natale sono assolutamente fantasmagorici, quello della mia famiglia in testa.

Babbi Natali, zucche, topolini fosforescenti, festoni, ghirlande, paccottiglia kitsch tipo renne illuminate e zucche volanti, gazebi addobati e chi più ne ha più ne metta, abbondano in maniera spropositata, lasciandosi superare solo dai creatori del genere, gli americani, che, effettivamente, rimangono sempre un passo avanti sia sulla grottesca mostruosità degli oggetti sia sulla quantità delle luminarie.
Comunque, una foto di casa mia, vista dalla strada: provate a contare gli alberi di Natale…

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

Quanti ne avete trovati?
Io ne vedo… quattro: uno dentro la finestra dell’ingresso, uno accanto alla finestra dell’ingresso, uno in mezzo alla foto ed uno, che sicuramente non avrete mancato, illuminato in blu e bianco. A ciò si aggiungono: una stella gialla e cascata di luminarie blu e bianche dal balcone del secondo piano, una renna che si intravede nascosta fra la recinzione, un copri-gazebo in luce bianca calda, una slitta di babbo natale ed una scritta “Merry Chrismas” nella finestra della veranda (sulla sinistra), una zucca a quattro ruote di cenerentola, e, gran finale, un orrendo Mickey Mouse che s’illumina di rosso e fa una musichetta melensa, che si aggiudica la palma dell’oggetto più grottesco, pur con un’agguerrita concorrenza. Per sottolineare il suo merito, gli ho dedicato un primo piano:

mikki mausu!

mikki mausu!

A parte l’ironia sullo stile kitsch americano delle luminarie medie, devo ammettere che sono abbastanza spettacolari e che, probabilmente, la mia famiglia sta esagerando le celebrazioni per il Natale per mettermi a mio agio, dunque sono loro riconoscente per questo! Grazie mille okaasan! (^_^)

Visto che dalla prima foto non si carpiva lo splendore della renna, né quello della zucca, né quello del giardino in generale, uno scatto per immortalare il loro meritevole splendore:

è Natale, tutto fa brodo!)

il giardino di casa! sulla sinistra, la renna Rudoruhu (Rudolph/Rudolf), sulla destra, la zucca di Cenerentola (vabbè, suvvia, non stiamo a guardare troppo per il sottile: è Natale, tutto fa brodo!); in alto, illuminazioni a cascata

Notare che, sigh sigh sob sob, la neve si è già sciolta! Effettivamente, inerpicarmi per la salita che porta a scuola con neve e ghiaccio ha cambiato radicalmente i miei pensieri sull’idilliaco regno etereo della neve…

Ultima foto per il protagonista indiscusso del giardino, autoproclamatosi vincitore dell’ambito (?) titolo di “Miglior albero di Natale del sottoquartiere di Miyanoue 2007”, un’istituzione al punto che, una volta che il timer per l’accensione non era partito, la vicina è venuta a chiedere: “Ma che è successo? Non accendete l’albero?”.
Peccato solo che la foto non gli renda giustizia… ma, ovviamente, con -2 gradi ed una pioggia in corso, non andrò di certo a rifarla!

ecco l'albero maestro, se mi passate la pessima battuta...

ecco l'albero maestro, se mi passate il pessimo gioco di parole...

メリークリスマス・Merii kurisumasu!!!

dicembre 6, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (4): 大阪城

(nel titolo: Ōsaka-jō, cioè “Il castello di Ōsaka”)

Era un po’che non pubblicavo post sul viaggio a Kyōto ed Ōsaka che ho fatto qualche tempo fa (le puntate precedenti qui, qui e qui), e, visto che riordinare le fotografie del viaggio – grazie ad un errore che ho fatto nel settare l’orario della macchina fotografica – si sta rivelando un’impresa, pensavo di rinverdire gli antichi fasti.

La terza tappa del viaggio è stato il castello di Ōsaka, famoso non tanto per la costruzione in sé per sé quanto per la sua tormentata storia e per il panorama che offre.
Costruito nel 1585 da Toyotomi Hideyoshi, venne distrutto da Tokugawa Ieyasu appena 30 anni dopo, per poi essere ricostruito ancora una volta nel 1620, incenerito da un incendio nel 1665, ricostruito nel 1843 e ri-incenerito da un incendio nel 1868, per poi essere ricostruito in cemento nel 1931, danneggiato dai bombardamenti del 1945 e, finalmente, restaurato nel 1997 per (diciamo, tanto per essere scaramantici, per ora) l’ultima volta.

ecco come si presenta dal lato della stazione della metropolitana

ecco come si presenta dal lato della stazione della linea di circonvallazione di Ōsaka

Come avrete intuito, dunque, l’edificio non ha nulla di interessante dal punto di vista costruttivo né da quello storico: ciò che resta di originale sono le mura, con i loro blocchi di pietra enormi; ed il parco che circonda il castello, oasi di verde nel cemento di Ōsaka.

Per questo, la vista che si gode dal castello è piuttosto spettacolare, e consente di ammirare, sebbene non da una posizione altissima, molti dei più importanti punti di Ōsaka, in particolare lo “Ōsaka business park”, i cui grattacieli spuntano come funghi: nella mia guida turistica del Giappone, stampata 5 anni fa, c’è un panorama scattato dall’alto del castello di Ōsaka, nel quale però mancano 3 grattacieli che sono stati costruiti nel frattempo!
Questo è uno di quelli:

la nuova e futuristica sede della NHK, la locale RAI

la nuova e futuristica sede della NHK, la locale RAI... beh, che ve lo dico a fare, la qualità - degli edifici come delle trasmissioni, è di un altro pianeta... ma vabbè, in fondo ce lo si poteva aspettare!

Questa foto, anche se non mostra nulla di particolare, la metto solo per darvi un’idea di cosa intendano i giapponesi quando dicono “ad alta densità di popolazione”…:

Ōsaka ed i suoi edifici

Ōsaka ed i suoi edifici

Gli edifici sono letteralmente uno addosso all’altro, dando l’impressione di mangiarsi l’un l’altro: un vero e proprio mare di cemento. In effetti, rispetto alle nostre città, il cemento “vivo” è assolutamente dominante: nulla supera il cemento armato, quando si tratta di dover creare edifici sia grandi che resistenti ai terremoti.
Questo è lo “Ōsaka Business Park”, e quell’edificio ovale che si intravede in basso è la “Panasonic Hall”, una sala conferenze/concerti creata dalla Panasonic come showroom della sua tecnologia (in effetti, la Panasonic, che qui si chiamava National fino a due mesi fa, è la dominatrice incontrastata del mercato di elettronica/apparecchiature elettriche giapponese):

mannaggia alla protezione anti-suicidio!

mannaggia alla protezione anti-suicidio!

Questa non ha bisogno di molti commenti… è la classica foto di rito, col castello sullo sfondo:

eccoci sotto il castello ed un cielo finalmente blu

eccoci sotto il castello ed un cielo finalmente blu

Ed una delle vedute che preferisco, quella che mette in luce la struttura del tetto:

il castello da una prospettiva diversa

il castello da una prospettiva diversa

Per concludere, alla fine l’Ōsaka-jō non è splendido, l’interno non è da castello giapponese, le decorazioni d’oro sono pacchiane (ma c’erano anche nell’originale), la struttura intera è troppo sbrilluccicante… insomma, ha tutte le controindicazioni delle copie paragonate agli originali. Resta comunque un esempio di forma di castello giapponese ed un buon punto panroramico… ma, se avete tempo, visitate lo Himeji-jō, perché è tutt’un’altra cosa! Dunque: un must se passate per Ōsaka (anche perché la mostra interna su Tokugawa Ieyasu è molto ricca ed interessante), ma non un must assoluto.

@Cinciamogia (vedi come sono bravo, io ti penso sempre!! :P), la foto del pesciolone dorato!

il pesciolone dorato!

il pesciolone dorato! 鯱

Per chi non avesse l’occhio bionico, accanto a “pesciolone dorato” c’è scritto

“鯱”

Ovvero, “Shachihoko” (si può leggere anche “Shachi”, ma in questo caso è uno “shachihoko”!), ovvero – secondo mia madre – un pesce leggendario con la testa di una tigre ed il corpo di un pesce. A ben vedere, la testa della tigre la si può intravedere, anche nella mia fotografia (a me sembrava un dragone!)… solo se la cercate sapendolo.

A presto!

ottobre 20, 2008

Cos’è?

Filed under: Uncategorized — marco @ 11:19 pm
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Oggi è tardissimo… dunque: un post semplice, sul telegiornale giapponese, con un indovinello, al quale mi farebbe piacere ricevere la vostra collaborazione (certo, non suona bene come una arzigogolata frase del tipo “itadakitai to omoimasu”, ma… questo è quanto!).

Cosa rappresenta, secondo voi, questa schermata?

a cosa si riferiscono queste immagini?

a cosa si riferiscono queste immagini?

Rispondete numerosi!
E a chi capisce i kanji… beh dai, se sapete anche leggere non vale! E se avete già sentito parlare in proposito… non vale ugualmente! 😛

ottobre 18, 2008

Hiratsuka e Hakone

Filed under: cronache,ilViaggio — marco @ 9:12 pm
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Lo scorso weekend lungo, da venerdì a lunedì (venerdì era giorno di riposo post-maratona, e lunedì, come spiega Roberto, il giorno dell’Educazione Fisica), sono stato in viaggio nel Giappone centrale. Ve lo propongo con poche spieghe e (relativamente) tante fotografie.

eccolo in tutto il suo splendore, e coperto da una "provvidenziale" kasa-gumo (nuvola a ombrello)

Sì, è proprio lui: il Fuji-san!!! La foto è stata scattata venerdì mentre eravamo in viaggio verso Hiratsuka, una città vicino Kawasaki dove abbiamo alloggiato le due notti successive.
Visto che alla fine vedere il monte Fuji era uno degli obiettivi del viaggio, metto un’altra foto, scattata dalla finestra della sala da pranzo di casa dei miei host-cognati:

il monte Fuji visto da Hiratsuka

E questo, per il Fuji-san, è quanto: da qui in poi non si è più fatto vedere! Colpa delle previsioni del tempo, secondo me: a forza di dire “Tempo ottimo e visibilità ottima” sono stati troppo poco scaramantici! xD

Hiratsuka si affaccia sul mare: è lì che ho scattato la foto del pescatore! Comunque, un’altra foto di quella mattinata, stavolta dell’area del porticciolo delle barche:

il mare di Hiratsuka (sì lo so che è in controluce e non si capisce un tubo, ma... è pulito)

il mare di Hiratsuka (sì lo so che è in controluce e non si capisce un tubo, ma... è pulito)

Comunque: dopo due giorni intensi di incontri ed Undookai, siamo partiti alla volta di Hakone, luogo noto per le sue terme dove però ero già stato: stavolta, in compenso, ho potuto anche vedere il panorama (l’altra volta era così):

Owakudani

Owakudani

Ad Hakone, oltre ai boschi ed alle terme (ed al traffico, aggiungerei, visto che per fare 15 kilometri ci sono volute due ore e tre quarti), c’è una “Foresta di vetro”, che sarebbe un museo dedicato al vetro di murano: nulla di eccezionale, ma i miei cuginetti di 3 e 7 anni sono stati entusiasti degli alberi che c’erano all’entrata, tutti di cristallo, in effetti molto scenografici. Qui una foto di buona parte dei partecipanti al viaggio: mancano all’appello la mia host-sorella, il mio host-cognato e la madre del mio host-cognato (oddio, come si chiama la madre del cognato?); la foto non è particolarmente bella ma… insomma, alla fine non posso mettere solo paesaggi, altrimenti non sarebbe il mio blog!

ecco i nostri eroi nell'oscura e tenebrosa Foresta di vetro!

ecco i nostri eroi nell'oscura e tenebrosa "Foresta di Vetro"! (per chi si dilettasse con le scritte in giapponese, traduzione dall'alto verso il basso: "Hakone garasu no mori bijutsukan", ovvero: "Museo della Foresta di Vetro di Hakone")

Per chi avesse letto tutto il blog, e si ricordasse di questo articolo, ecco il “cosmos”, fotografato nella “Foresta di vetro” di cui sopra:

saita cosmos cosmos saita

saita cosmos cosmos saita

Per concludere, una perla: la pizzeria in cui abbiamo mangiato si chiama come quella che sta a 500 metri da casa mia, dove andiamo sempre a comprare le pizze a portar via, cioè “Solo Pizza”.

ci stiamo lasciando dopo 4 intensi giorni insieme! (in effetti, per un giapponese è rarissimo avere 4 giorni di stacco dal lavoro tutti attaccati)

notare l'aria funerea: ci stiamo lasciando dopo 4 intensi giorni insieme! (in effetti, per un giapponese è rarissimo avere 4 giorni di stacco dal lavoro tutti attaccati, per loro è stata una vera e propria vacanza: per realizzarla mio fratello e mio cognato hanno preso 1 giorno di ferie)

Per oggi questo è quanto!
Oyasumi!
Marco

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