inGiappone

settembre 30, 2008

Torno presto!

Domani, si parte per il campo scuola!

Volete sapere il programma? Cosa faranno mai i liceali giapponesi? Si limiteranno a visitare città con aria tranquilla, scherzosa e divertirsi nel clima di rilassamento generale? Giammai! Non che non fosse lecito aspettarselo, però… caspita, mi aspettavo qualcosa di meglio che un giro turistico di 5 università con orari massacranti!

Il viaggio dura due giorni, in cui visiteremo Kyoto, Osaka e Kobe, corredate dalle relative università. Come è possibile? E’ ignoto a tutti i popoli del mondo all’infuori dei giapponesi, ma io vi svelerò il segreto: gli orari! Domani, sveglia alle 3,30 ( -.-””’ ), partenza alle 4,35 (-.-‘ ) e via, verso la destinazione! Arrivo a Kyoto alle 8,35; visita della prima università; visita della seconda università, visita ad un tempio (il Suzumushi-dera) e partenza per Kobe; arrivo a Kobe alle 18; cena francese alle 19 in battello sul fiume; visita di Kobe by night; tutti in camera alle 22,30; dormire dalle 23 alle 5,15 e via verso Osaka! Ecco, il programma è questo, ed immagino che con lo straziante susseguirsi di fermate del pullman per vedere robette insignificanti (ma cosa ci vado a fare al Suzumushi-dera? Datemi il Kiyomizu piuttosto!) non ci sarà nemmeno tempo per addormentarsi.

Evvabbè, in fondo ci sono voluto andare io… vedremo un po’ se sarò abbastanza sveglio da accorgermi dei posti che visitiamo! In compenso, adotterò il trucchetto giapponese: pur in bilico nel dormiveglia, farò milioni di foto, in modo da poi potermi dire “Ohibò, ma ci sono stato davvero!”.

Oyasumi a tutti (nonostante l’orario… eh già, voglio dormire un po’ nonostante gli orari!).
Scusatemi se non rispondo ai commenti, lo farò appena torno (se sopravvivo “_”).

Marco

settembre 16, 2008

Musichette dei centri commerciali: parte seconda

Ok, avevo promesso che avrei updatato (? grammatica creativa…) il post di Yamada Denki, e vorrei dare la spiegazione di quella stranissima musichetta che ripete “Yamada Denki” in continuazione.
Bene, avete presente il detto secondo il quale “In Giappone, ogni cosa parla”? Probabilmente no, se non siete mai stati in Giappone, però, garantisco io (xD), ogni cosa (eccetto il water, che fa solo musichette polifoniche) parla.

Treni ed autobus annunciano ogni stazione, i distributori automatici augurano il buongiorno, nei negozietti una vocina registrata, oltre alla cassiera, ti saluta quando entri… possono i centri commerciali essere un’eccezione? No di certo!
La tradizione delle macchinette parlanti, unita alla passione per i messaggi subliminali (?) ed i ritornelli (pubblicitari, ma non solo) ossessivi, ha creato un mostro che deve ancora atterrare sul nostro lontano pianeta: le musichette dei centri commerciali. In pratica, ogni grande catena di elettronica che si rispetti ha una sua musichetta identificativa, che, nei negozi più importanti, è addirittura “personalizzata” con il nome della filiale (!): queste musichette ossessive, mandate a ritmo continuo, ed unite a venti polari di aria condizionata sulla schiena sudata e luci forti al limite della dolorosità, possono rendere la visita ad uno di questi megastore qualcosa di davvero pesante, se il tutto è superiore ad un’oretta. Ovviamente, i giapponesi sono stoicamente abituati a tutto ciò, e vista la loro passione per l’elettronica che li porta a girare tutti i negozi possibili ed immaginabili, con buona probabilità conoscono a memoria tutte le canzoncine dei megastore della zona (con i miei, ieri sera, ci siamo messi a cantare le canzoni di “Yamada Denki” e “Yodobashi Camera”, due catene che qui sono onnipresenti, il che vi fa capire a che punto io ami questi simboli del trash ed a che punto restino facilmente impresse!).

Se andrete a fare shopping di elettronica in Giappone, sono sicuro che rimarrete contagiati (in bene o in male!) anche voi!
Prima di lasciarvi, una chicca: direttamente dagli anni ’80, la primigenia canzone originale di Yodobashi Camera. “Buon” ascolto!

E… come saluto, l’immancabile, brevissima ma assolutamente necessaria canzoncina di Bic Camera (attenzione: dopo la 120esima volta che la ascoltate è impossibile mandarla via!)

Oyasumi a tutti!
Marco

settembre 11, 2008

anche i Giapponesi, nel loro piccolo… (1)

Oggi nasce una nuova rubrica, intitolata: “anche i Giapponesi, nel loro piccolo…”. Mi sono reso conto che, dal mio blog, il Giappone sembra il regno della perfezione (ed in effetti è quanto di più vicino io abbia mai visto…), ma – come direbbe il padre della mia migliore amica con un’enfasi che io di certo non riuscirò mai ad imitare – “tutto il mondo è paese!”. Dunque, anche il Giappone ha i suoi lati oscuri: alle volte, come nel post di oggi, fanno sorridere – e questo giustifica il “nel loro piccolo” – ma visto che prima o poi scoprirò qualche seria magagna la incasellerò prontamente in questa rubrica.
Che ve ne pare?

Anche i Giapponesi, nel loro piccolo… si ribellano.

Ribellione alla giapponese

Come mai la chiamo ribellione? (e soprattutto, cosa c’è nella foto?)
Nelle scuole giapponesi, è obbligatorio indossare una divisa (seifuku), rigidamente uguale per tutti gli alunni. Ma lo spirito creativo alberga in ognuno di noi, ed i giapponesi non fanno eccezione: come poter esprimere lo stesso la propria personalità, dunque? Indossando, sotto la camicia della divisa, delle magliette con colori accesi o molto definiti, i cui disegni risaltino anche sotto la camicia. Geniale!? Ecco, non troppo, a dire il vero, in particolare in questo periodo dell’anno… l’estate giapponese è torrida, e, se io con solo la camicia sudo, posso immaginare il caldo che faccia lì dentro. Tra l’altro, anche durante l’ora di educazione fisica tengono la loro maglietta personalizzata, il che li obbliga a tenere, sopra la t-shirt, la FELPA della divisa da ginnastica, portandoli a temperature interne prossime al collasso.

Eh già: spiriti ribelli, questi giovani di oggi.

(effettivamente, quando durante educazione fisica sudano come delle bestie con la felpa pur di tenere la loro maglietta, fanno davvero tenerezza)

settembre 9, 2008

Scuola in Giappone (1)

Oggi inauguro una serie di post sulla scuola in Giappone: per quanto ritenga tristi gli “elenchi della lavandaia” (questa è una citazione per pochi eletti…), effettivamente, le differenze tra il nostro modo di intendere la scuola e quello giapponese sono talmente vaste che ne vale la pena.

Penso che come prima puntata basti un’introduzione generale della scuola.
Come concetto base, la scuola è vista in due modi diversi: se in Italia il tempo è interamente occupato dalle lezioni, in Giappone si ha un concetto di scuola più estensivo, che porta i tempi ad allungarsi notevolmente a beneficio di diverse pause tra un’ora e l’altra. Ad esempio, le mie lezioni iniziano alle 8:40 e finiscono alle 15:55, ma si fanno 7 ore di 45 minuti l’una: il tempo che rimane è distribuito in 4 pause da 10 minuti, 2 da 5 minuti, una da 40 minuti, 10 minuti di chiarificazione degli impegni della giornata (usanza molto giapponese) e 15 minuti di pulizia. Non so se si capisca qualcosa di questa girandola di orari, ma il concetto è che, di scuola “vera”, si fa relativamente poco (315 minuti) in confronto al tempo in cui si sta a scuola (435 minuti). Se a tutto ciò, poi, si aggiunge che esistono dei “club di attività” facoltativi, che si svolgono dopo la scuola e possono durare fino alle 6 del pomeriggio, si ha un quadro definito dell’importanza centrale che la scuola ha nella vita degli studenti giapponesi. Inoltre, spesso e volentieri (metà dei miei compagni di scuola lo fanno), dopo la scuola si va ad una “scuola di preparazione agli esami” (juku), dove ci si esercita per gli esami di ammissione all’università, che (così mi hanno detto) può durare fino alle 11 della sera – anche se effettivamente non ho trovato nessuno che ci stia dopo le 9 e mezza. Insomma, se in Italia la scuola ha un ruolo chiave, in Giappone ha anche il ruolo di serratura, ovvero il solo fatto di entrare all’università comporta studio addizionale oltre a quello delle 7 ore di scuola.

Gli edifici della scuola giapponese media seguono il concetto estensivo del tempo, ed incorporano al loro interno una serie innumerevole di aule con gli scopi più disparati, nonché un’abbondanza di campi sportivi, palestre (la mia ne ha quattro, di cui due davvero enormi, oltre alle 2 piscine – maschile e femminile – il campo da calcio, quello da baseball e la pista di atletica)… insomma, i giapponesi, per la scuola, non hanno paura di spendere. C’è, ad esempio, un intero piano dedicato solo ai club pomeridiani; una sala dedicata alle riunioni degli studenti ed una per gli insegnanti, con tanto di poltrone in pelle, un’aula per le commemorazioni scolastiche ed una per il corso di cucina, con forni a microonde e tutto ciò che serve per preparare la ricetta del giorno. Tra l’altro – ed è questo ciò che mi stupisce – io non sono in una zona particolarmente ricca, anzi. Nel mezzo delle alpi giapponesi, decentrata rispetto ai flussi turistici che investono il Nord della prefettura di Nagano, Iida è ancora una cittadina in parte rurale (come dimostra il fatto che quando torno da scuola… la gente lavora nei campi! Ed io faccio il turista che fotografa…): dunque, nulla di speciale: le scuole giapponesi medie sono così. Lontane anni-luce dalle fatiscenti aulette polverose dove generazioni di studenti condividono le stesse mattonelle annerite dal lerciume, dalla micragna che costringe a dare l’elemosina (e che elemosina…) alla chiesa per usare la loro palestra, dalle lotte fra licei che contendono lo stesso stabile e che si sottraggono le aule a vicenda in una guerra di carte bollate. In effetti, l’elenco potrebbe continuare, ma visto che ho pietà di me, che sarò costretto a ritornarci, lo faccio terminare qui.

Questo clima più “rilassato”, con pause frequenti che permettono di “staccare” tra una materia e l’altra, ha anche un riflesso – positivo – sull’atteggiamento degli studenti: ma in effetti, questo è un altro post!
I prossimi post sulla scuola saranno (penso): insegnanti, studenti, e “trivia”, ovvero piccole annotazioni e curiosità senza logica.

Vado a cena!! (e sono le 5 e mezzo del pomeriggio…)

Marco

settembre 5, 2008

cronache di scuola (1)

Oggi inauguro una serie di post semi-seri sulla vita scolastica giapponese; e visto che sono ormai ubriaco di sonno (sono le 22:45 e non avevo mai fatto così tardi da quando sono arrivato nell’amena – davvero amena – campagna giapponese) approfitterò della mia ebbrezza per scrivere di Nakamura-sensei, ovvero del Professore, con la P maiuscola, di matematica.

saita cosmos cosmos saita...

saita cosmos cosmos saita...

Orbene, Nakamura-san è un tipo simpatico già di primo acchitto: mezza età, sempre sorridente, cordiale nei saluti, brillante nella parlata e pronto ad inchinarsi (in genere si inchinano solo gli alunni, durante i saluti al cambio dell’ora). Nonostante la calvizie sia oramai incipiente, non tenta di nasconderla con gli orrendi riportini che flagellano le pelate di milioni di suoi compatrioti, il che gli fa guadagnare immediatamente 10 punti bonus. Tiene la barba sempre rasata, veste delle babucce dorate in stile Aladdin e camicie colorate (badate bene, non è cosa da poco: i colori delle scuole giapponesi sono: bianco, grigio, nero e blu, e nessuno si azzarda a cambiare la sacra cromìa) e, dulcis in fundo, durante la “foga” della spiegazione, si terge delicatamente il sudore con un asciugamanino rosa di “Tonari no Totoro”, che da solo potrebbe valergli una candidatura al professore più autoironico della scuola.

In ogni caso, se ciò non bastasse impiega anche del suo per rendersi simpatico durante l’insegnamento: le sue lezioni sono spesso divertenti, il che per un prof di matematica non è da poco. Inoltre, parla in modo informale, rivolgendosi a noi studenti col linguaggio che si usa da pari a pari… come non adorare un tizio così? Le spiegazioni in classe, in puro stile giapponese, sono costellate da miriadi di fogli di carta, che spiegano passo per passo ciò che sta facendo alla lavagna, quindi non capire, nonostante il giapponese, è davvero difficile. In più, dacché è cortese, mentre spiega mi mette anche i sottotitoli in inglese, che si prepara a casa, alle parole più complicate: come non adorare uno così?

Ma la parte più divertente non è ancora arrivata. Per rendere le formule di trigonometria meno indigeste, si inventa delle frasette che aiutano a ricordarle, le quali frasette sono spesso simpatiche, allitteranti, oppure dal suono divertente. Ad esempio: seno di (alfa + beta) = seno di alfa x coseno di beta  +  coseno di alfa x seno di beta diventa: saita cosmos cosmos saita (in giapponese: è fiorito il cosmos il cosmos è fiorito); tangente di (alfa + beta) = 1 – (tangente di alfa x tangente di beta) esimi di (tangente di alfa + tangente di beta) diventa  “ìchi hìku tàn tàn tàn pùra tàn” (in giapponese: uno meno tan tan tan più tan).

Ogni tanto si confonde e recupera “con stile” fingendo di averlo fatto apposta per vedere se eravamo attenti, salvo poi ridere anche lui negando il tutto… un’ultima cosa però, per descrivere questo soggetto: la correzione dei compiti in classe. Le immagini parlano da sole…

Pikachu che mi invita a "tenere duro", messo accanto ad un errore nel compito di matematica....Pikachu mi invita a “tenere duro”, accanto ad un mio errore nel compito di matematica! (in giapponese: ganbare!)
ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"

ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"(in giapponese "sugoi!" lett. "fico")

Insomma… grazie Nakamura-sensei! (comunque, per i Pokémon un “xDDDD” ci sta tutto).

Per oggi è (quasi) tutto… magari posto un quiz, vediamo se indovinate!!
Marco

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