inGiappone

ottobre 19, 2009

Il festival scolastico – 1

Una delle tradizioni delle scuole giapponesi che più mi mancano qui in Italia è il cosiddetto “festival della scuola”. Non so bene come spiegarlo perché non abbiamo un equivalente quaggiù… ma è un evento, di durata in media di 3 giorni, che coinvolge tutta la scuola, durante il quale si organizzano diverse attività: recitazione a teatro, concerti, gare di canto, mostre dei club di arte e calligrafia, divertimenti come “stanze dell’orrore” et similia. Ci sono anche stand che vendono diversi cibi, mercatini equi e solidali, cerimonie del tè, danze di gruppo organizzate, imitazioni e prese in giro dei professori, gavettoni, falò e fuochi d’artificio. Non manca nulla, insomma.

Per farvi respirare un po’ della gioiosa (realmente gioiosa; la parola d’ordine è: divertimento) atmosfera, posterò prossimamente qualche foto ed un video.

A presto!

gennaio 3, 2009

108

Uno degli eventi che non può mancare nel Capodanno tradizionale giapponese è il suono della campana (鐘・Kane): a partire da mezzanotte, 108 rintocchi, distanziati ciascuno di circa 2 secondi dalla fine del rumore di quello del precedente (che è in effetti piuttosto persistente, e varia a seconda di ogni campana), scandiscono la gelida aria invernale.

la campana del nostro tempio di fiducia

la campana del nostro tempio di fiducia

Perché 108? Perché 108 sono i desideri malvagi (煩悩・Bonnou: ad esempio, avidità, sete di potere ecc ecc) che rovinano le vite degli uomini impedendogli di arrivare alla felicità: ad ogni rintocco della campana, ne viene scacciato uno, in modo da poter essere felici l’anno che verrà.

Inutile dire che avrei ucciso per suonare la campana, ma, per fortuna di chi stava prima di me, non si è reso necessario…!

notare l aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo)

notare l'aria mistica dell oshousan (altrimenti noto come bonzo) ed i miei occhi spiritati, nonché l'abbondante dose di strati che mi fa sembrare ancora più ingrassato di quanto già non sia

Buon anno!

dicembre 27, 2008

Mai dire mai…

Quando un’immagine dice più di mille parole…

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"Alle scuole elementari i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento"

Ora, reduce da una giornata di pulizia straordinaria della scuola prima della chiusura invernale (che poi sarebbero 7 giorni… ma, considerato che in estate non chiude mai, è relativamente molto) posso aggiungere qualcosa al mio vecchio report sulle pulizie alla scuola elementare – ed anche al liceo, quando capita: gli stracci si maneggiano a mani nude e si immergono ripetutamente nel secchio dell’acqua, che, da subito gelida, diventa col passare del tempo anche alquanto sporca. Aggiungete il fatto che a scuola non c’è (molto) riscaldamento (e a questo dedicherò un post) e vi ritroverete in breve ad intingere le vostre manine congelate dentro un secchio già di suo non invitante.

effettivamente, c'è del masochistico nel non usare un mocio o qualcosa di simile...

effettivamente, c'è del masochistico nel non usare un mocio o qualcosa di simile...

Effettivamente, non è così drammatico farlo solo nei giorni di pulizia speciale… però un po’di domande sul perché non usare un qualcosa di meno faticoso me le sono poste.

Ovviamente, nell’eterno dilemma (che io comunque non mi sono mai posto, ma che a quanto pare affligge più di qualche italiano) di: “Che faccio, la butto per terra oppure aspetto il prossimo cestino?”, di certo aiuta.

(per completare il quadretto di ironia della sorte, rinfrescatevi la memoria qui e qui)

dicembre 23, 2008

Lo voglio

Filed under: piccolezze — marco @ 9:43 pm

Insomma, quale maniaco di inutili articoli giapponesi potrebbe non volere questo?

un indispensabile porta&porgi-stuzzicadenti made in Japan

un indispensabile porta&porgi-stuzzicadenti made - ça va sans dire - in Japan

E’ ormai aperta la caccia al porta&porgi-stuzzicadenti!

dicembre 22, 2008

Cibi strani (2): pescecane

Per la raccolta cibi strani, che si sono spesso rivelati piacevoli scoperte, oggi parlo del pescecane alla griglia. Effettivamente, vedermelo in tavola mi ha un po’stupito, anche perché… insomma, con tutti i discorsi sentiti sul “brodo di pinne di squalo” e l’estinzione degli stessi, mi sono sentito un colpevole uccisore di animale raro.

"Yaki same"

"Yaki same"

Del resto, se lo avessi lasciato mangiare tutto alla mia host family non sarebbe cambiato molto: ho quindi colto l’occasione per addentare il prelibato animale, ed, in effetti…

ecco come si presenta...

ecco come si presenta...

Non mi ha deluso!

(per chi si fosse le puntate precedenti… sono qui e qui!)

dicembre 17, 2008

Kotatsu

(Il Kotatsu provoca dipendenza, non iniziare!)

L’altro giorno avevo parlato frammentariamente di un certo “Kotatsu”, ma penso che molti non sappiano di cosa si tratta. In breve, eccolo:

il kotatsu! notare gli indispensabili elementi della vita giapponese: computer, telecomandi a più non posso, mandarini, snacks, il mitico asciugamano bagnato che serve a pulire il tavolo in continuazione ed, infine, gli "zabuton", o, più banalmente, cuscini

E’un tavolino basso accerchiato da coperte, sotto il quale è integrata una resistenza elettrica, che provvede a riscaldare il ristretto spazio fra tavolino e tappeto.

A che serve? Ma è ovvio: perché, in Giappone, patria di uomini tirchi parsimoniosi, riscaldare tutta la casa è visto come uno spreco, ma è uno spreco riscaldare anche un’intera stanza. Dunque, si riscalda solo una piccolissima parte di spazio, ed il resto è più o meno esposto alle variazioni climatiche (ad esempio, nella mia host-family, in salone, c’è una splendida e caldissima stufa a legna, ma, a casa della mia host-nonna, si vive solo di kotatsu!): ciò provoca una differenza di temperatura fra parte inferiore del corpo, immersa in un clima tropicale, e parte superiore, che invece è in Antartide. Il risultato, prevedibilmente, è una grave dipendenza da Kotatsu (oppure, meglio, o-kota), che porta intere giornate passate nella fredda scuola a sognare l’attimo di sublime immersione nel suo calduccio… ancora, immaginate di stare a pochi centimetri dal pavimento, semi-distesi, al calduccio mentre fuori fa freddo e con tutto ciò che vi serve (mandarini, snacks, telecomando di televisione e kotatsu, computer e cuscini) a portata di mano: il verificarsi di queste condizioni conduce irrimediabilmente ad una profonda sonnolenza, che finirà immancabilmente col risolversi in mini-pisolini da 20 minuti intervallati da 30 minuti di semi-attività.

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

Insomma… come potrebbe un apatico come me non apprezzare questo stile di vita?

W il Kotatsu!

dicembre 14, 2008

Dov’è che l’ho già visto, questo logo?

Tanto per confermare le voci che dicono che in Giappone si copia di tutto (il che non è sempre vero, ma…):

il logo dello "Al.plaza", vero?

il logo dello "Al.plaza", vero?

dicembre 13, 2008

stranezze&abitudini

(Attenzione! La sezione Curiosità è sconsigliata dalle linee guida di Wikipedia. La voce può essere migliorata integrando i contenuti rilevanti nel corpo della voce e rimuovendo quelli inappropriati.)

Oggi non cade alcuna ricorrenza particolare, né c’è qualche motivo in particolare per cui voglia scrivere ques’articolo. Tuttavia, è un po’che stavo pensando di fare una lista delle stranezze giapponesi cui mi sono abituato, e a quelle che invece mi lasciano ancora sorpreso.

Mi sono abituato a:
– guardare dal lato sbagliato della strada quando attraverso
– fare inchini a bizzeffe, anche quando parlo al telefono
– il metodo di guida della gente (lenti, lentissimi, rispettano tutte le precedenze, si fermano ad ogni stop e, prima di ripartire, contano fino a 2. Fanno un piccolo inchino quando lasciano passare un pedone o per ringraziare delle precedenze date, mentre, quando la prendono, un cenno di approvazione con la mano)
– sentire un senso di dispiacere quando mi allontano da scuola alle 6 di pomeriggio – perché, in fondo, è un altro giorno che se n’è andato – per poi sentirlo sparire una volta accolto dal calore degli affetti di casa e del kotatsu (eh eh, se vi state chiedendo cosa sia il kotatsu… prima o poi lo spiegherò!)
– avere uno stuolo di commessi in divisa pronti a spiegarti ogni dettaglio, anche con confronti incrociati, di qualsiasi macchina fotografica, pantofole riscaldate a batterie o ionizzatore di vapore al plasma ci sia nel negozio, e che ti ringraziano anche quando non compri niente
– vedere il treno che parte alle 11:21 arrivare in stazione alle 11:20, e chiudere le porte quando la lancetta dei minuti dell’orologio della stazione arriva alle 11:21
– vedere bimbi di 5 anni che tornano da soli da scuola e che, mentre attraversano la strada, usano diligentemtente le bandierine per la sicurezza stradale (delle quali vi dovrò mettere una foto, perché sono sicuro che non ve le immaginate)
– non dovermi preoccupare di quando lascio Nintendo DS, macchina fotografica e portafogli sul banco durante l’ora di educazione fisica, né del fatto che il mio armadietto non abbia il lucchetto
– fare una montagna di rifiuti per mangiare un apparentemente innocuo biscottino (promemoria per Marco: crea un post a riguardo)
– pensare due volte prima di buttare un rifiuto, per evitare di selezionare il cestino sbagliato
– cucinare con la piastra elettrica che non si scalda (all’inizio non potevo fare a meno di toccarla in continuazione per vedere se era DAVVERO fredda ç_ç)
– mangiare la frutta con la buccia già pelata (il che, per un pigro come me, è spettacolare)
– vedere la TV sul megaschermo da 47″ in qualità digitale
– tuffarmi dentro il kotatsu (e due…)
– この番組は、御覧のスポンサーの提供でお送りします!(Kono bangumi ha, goran no suponsaa no teikyou de ookurishimasu! – Questo programma è mandato in onda dall’offerta degli sponsor che vedete; la frase è un vero tormentone della TV giapponese)
– la musichetta che suona a mezzogiorno e alle 6 da tutti gli altoparlanti della città, senza che ci sia alcuna ragione apparente perché debba farlo
– sentire, sempre nel sistema di altoparlanti della città, annunci tipo: “Stiamo cercando una signora di 79 anni, che è scomparsa da stamattina alle 11” quando sono le 4 di pomeriggio. Oppure: “E’ scoppiato un incendio a casa di tizio nel quartiere caio”… insomma, in Italia diremmo:  “E al popolo…”, mentre qui tutti accendono la TV sul canale disastri (sì, esiste) per ascoltare di nuovo l’annuncio e vedere la mappa in sovrimpressione.
– la tavoletta del cesso riscaldata (che, considerate le temperature polari dentro casa, è una mano santa)
– la stufa di casa (sì, è vero, sono tra i fortunati: a casa abbiamo una stufa! Bella, solida, calda e in ghisa! Peccato che scaldi una stanza sola…)
– cantare l’inno della scuola in versione remix, con tre compagni di classe a chitarra, basso e batteria
– alle betoniere/autobotti che, quando girano “parlano”, dicendo: “Sto girando a sinistra! Presti attenzione per piacere!”
– all’omino della stazione di servizio che non si limita a mettere benzina, ma si arrampica sulla macchina (beh, nel caso di quella di mio fratello, si arrampica nel vero senso della parola, visto che è praticamente un camion) a lavare il vetro, pulisce fari e specchietti ed, una volta finito il rifornimento, ti saluta prima con un inchino e poi con la mano, fin quando non sei sparito dalla sua visuale (ma, chissà, forse è ancora lì a salutarti ma non lo puoi vedere…)
– all’ascensore parlante
– ai disegnini in stile cartone animato che affollano qualsiasi cosa, dagli “attenzione a non farvi chiudere le dita dentro la porta dell’ascensore” alle pubblicità con Doraemon che gioca a palle di neve con persone reali
– a vedere il simpatico faccione da schiaffi di Aso Taro (il premier giapponese) che sbaglia i kanji in televisione
– alla casetta/calendario dell’avvento appesa in camera mia, ed all’arredamento kitsch di casa – ai quali, oramai, mi sono affezionato
– a lamentarmi ogni volta che vedo una cartaccia per terra (il che, in effetti, non accade molto spesso… anzi, quasi mai, ma accade)
– alla signorina elettronica del distributore automatico, che mi dà il buongiorno e  mi ringrazia puntualmente con la sua vocina squillante ogni volta che compro qualcosa. Davanti al supermercato c’è anche la sua versione più “casareccia”, che dice: “Cosa ne pensa di una bevanda calda?”. Come non affezionarcisi?
– a tante tante tante altre cose che ora non mi vengono in mente, ma che prima o poi scriverò!

Non mi sono (ancora?) abituato a:
– la cortesia dei negozianti (ogni volta che dicono “Benvenuto!”, io sono lì che mi dico “uh, che carini!”, e finisco inevitabilmente per ricambiare il saluto con un “Konnichiwa” di giorno, “Konbanwa” di sera anche se, in realtà, non è necessario)
– mangiare salato la mattina a colazione (sì, è vero, ormai mangio anche il natto, ma… il cornetto resta lì, immobile nell’etereo olimpo dei sogni)
– i compagni di scuola che ti chiedono: “Scusami per il disturbo, non è che per piacere potresti prestarmi la gomma da cancellare? Scusa!”.
– quando dici: “Tutta questa cortesia non è necessaria, va bene anche essere meno formali!”, ti senti rispondere: “Scusami moltissimo, non vorrei mai essere troppo formale con te”. Per la serie: iniziamo bene…
– vedere insegnanti che abitano a scuola (non hanno orari: dopo gli esami, per correggerli, possono arrivare a scuola anche alle 2 di notte, visto che i cancelli non chiudono mai)
– sentire il conducente dell’autobus che dice: “Sto girando a destra! Fate attenzione per piacere!” oppure: “Mi sto fermando! Fate attenzione per piacere!”
– vedere gli orrendi pali dell’elettricità che sono affastellati su OGNI strada
– avere costantemente freddo: a scuola, il riscaldamento, non si usa, visto che i soldi per il kerosene se li sono mangiati crisi economica e politici locali; a casa, invece, il corridoio resta sempre freddo… meno male che c’è il kotatsu
– svegliarmi la mattina che, tenuto al caldo da termocoperta e 4 coperte normali, sembro l’omino michelin, e non voler scendere dal letto mentre vedo il mio alito che condensa nell’aria fredda (la mattina, in camera, ci sono 5°…)
– vedere ogni settimana il resoconto delle fluttuazioni giornaliere dei prezzi della verdura in TV
– vedere gli assurdi programmi della TV giapponese (sono ancora un ragazzo di campagna, che si stupisce a vedere coppie gay che, travestite da attori del 1700, vanno a strappare conchiglie dagli scogli; oppure strani puffi verdi a forma di stella che ti spiegano come lavare le mani)
– alla complimentosità eccessiva dei giapponesi che, a forza di farti complimenti anche quando non c’è bisogno, diventano offensivi, perché… beh, a mio parere, inflazionano così l’atto del complimento, non dandogli più valore.

Per oggi è tutto… ovviamente, la lista non è completa, e, se facessi degli aggiornamenti, lo segnalerò puntualmente!

A presto!!

dicembre 10, 2008

È Natale!

(ATTENZIONE: questo prodotto di automedicazione senza obbligo di ricetta contiene dosi smodate di ironia. Non prendere le cose scritte troppo alla lettera più di una volta al giorno, non immaginare che Marco viva con repellenza quanto raccontato in misura superiore alle dosi prescritte, non pensare che disprezzi la sua famiglia giapponese o il Giappone per quanto scritto sulla confezione né che si stia elevando eccessivamente a giudice della situazione; non inalare, non mescolare con acido citrico o cloridrico in condizioni di bassa pressione atmosferica e tempo sereno; non somministrare ai bambini sotto i 35 anni; se il sintomo persiste consultare l’arredatore; leggere attentamente il foglietto illustrativo)

Ebbene, se anche voi foste rimasti sconvolti leggendo della spaventosa mancanza di alberi di Natale in Svezia sul blog di Carlotta, io, tralasciando la promessa di scrivere un articolo sul ponte più lungo del mondo (in effetti, è passato troppo poco tempo dal ponte di Naruto, e non vorrei dare l’impressione di stare lentamente scivolando verso un blog di ingegneria!), provvederò a confortarvi, sempre che riusciate a districarvi fra la mia nodosa sintassi. Ad onor del vero, è sempre stata simile al nodo di Gordio, ma è, in questo particolare frangente, complicata dal fatto che, parlando in giapponese, la grammatica cambi completamente, facendo sì che io non riesca più a tenere sotto controllo il mio amore per l’ipotassi.

Si parlava, comunque, di alberi di Natale (in giapponglese, “クリスマストリー・kurisumasu torii” oppure “クリスマスツリー・kurisumasu tsurii”, con l’ultima che ha guadagnato, negli ultimi tempi, la maggioranza del consenso, per ragioni che vanno al di là della comprensione dell’autore): quantunque in Giappone il Natale non sia che una mera ricorrenza commerciale – non che mi dispiaccia, sia chiaro… in fondo, non essendo religioso, per me in Italia è sempre stato lo stesso – e nonostante la crisi economica nella quale il Giappone sguazza allegramente da 18 anni si stia approfondendo, gli alberi di Natale sono assolutamente fantasmagorici, quello della mia famiglia in testa.

Babbi Natali, zucche, topolini fosforescenti, festoni, ghirlande, paccottiglia kitsch tipo renne illuminate e zucche volanti, gazebi addobati e chi più ne ha più ne metta, abbondano in maniera spropositata, lasciandosi superare solo dai creatori del genere, gli americani, che, effettivamente, rimangono sempre un passo avanti sia sulla grottesca mostruosità degli oggetti sia sulla quantità delle luminarie.
Comunque, una foto di casa mia, vista dalla strada: provate a contare gli alberi di Natale…

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

Quanti ne avete trovati?
Io ne vedo… quattro: uno dentro la finestra dell’ingresso, uno accanto alla finestra dell’ingresso, uno in mezzo alla foto ed uno, che sicuramente non avrete mancato, illuminato in blu e bianco. A ciò si aggiungono: una stella gialla e cascata di luminarie blu e bianche dal balcone del secondo piano, una renna che si intravede nascosta fra la recinzione, un copri-gazebo in luce bianca calda, una slitta di babbo natale ed una scritta “Merry Chrismas” nella finestra della veranda (sulla sinistra), una zucca a quattro ruote di cenerentola, e, gran finale, un orrendo Mickey Mouse che s’illumina di rosso e fa una musichetta melensa, che si aggiudica la palma dell’oggetto più grottesco, pur con un’agguerrita concorrenza. Per sottolineare il suo merito, gli ho dedicato un primo piano:

mikki mausu!

mikki mausu!

A parte l’ironia sullo stile kitsch americano delle luminarie medie, devo ammettere che sono abbastanza spettacolari e che, probabilmente, la mia famiglia sta esagerando le celebrazioni per il Natale per mettermi a mio agio, dunque sono loro riconoscente per questo! Grazie mille okaasan! (^_^)

Visto che dalla prima foto non si carpiva lo splendore della renna, né quello della zucca, né quello del giardino in generale, uno scatto per immortalare il loro meritevole splendore:

è Natale, tutto fa brodo!)

il giardino di casa! sulla sinistra, la renna Rudoruhu (Rudolph/Rudolf), sulla destra, la zucca di Cenerentola (vabbè, suvvia, non stiamo a guardare troppo per il sottile: è Natale, tutto fa brodo!); in alto, illuminazioni a cascata

Notare che, sigh sigh sob sob, la neve si è già sciolta! Effettivamente, inerpicarmi per la salita che porta a scuola con neve e ghiaccio ha cambiato radicalmente i miei pensieri sull’idilliaco regno etereo della neve…

Ultima foto per il protagonista indiscusso del giardino, autoproclamatosi vincitore dell’ambito (?) titolo di “Miglior albero di Natale del sottoquartiere di Miyanoue 2007”, un’istituzione al punto che, una volta che il timer per l’accensione non era partito, la vicina è venuta a chiedere: “Ma che è successo? Non accendete l’albero?”.
Peccato solo che la foto non gli renda giustizia… ma, ovviamente, con -2 gradi ed una pioggia in corso, non andrò di certo a rifarla!

ecco l'albero maestro, se mi passate la pessima battuta...

ecco l'albero maestro, se mi passate il pessimo gioco di parole...

メリークリスマス・Merii kurisumasu!!!

dicembre 7, 2008

やった!

Mangiare l’anguilla più buona nel raggio di 110 kilometri da Iida: fatto.

delizioso!

unagidon, ovvero riso con anguilla alla griglia (ed una salsa dolce che, da sola, dà metà del sapore): delizioso!

Sopravvivere alla bufera neve mentre gioco a calcetto (notoriamente, lo sport a cui sono più negato in assoluto – e, fidatevi, di mio sono già negato in generale…): fatto.

sorriso tirato per nascondere i tremori da freddo, manina alla giapponese per evitare di mostrare l arrossamento da freddo... sì, ora ci siamo! xD

sorriso tirato per nascondere i tremori da freddo, manina alla giapponese per evitare di mostrare l'arrossamento da freddo... sì, ora ci siamo! xD

Prendere una pallonata in testa per fare una foto alla neve che cade: fatto.

notare verso dove stanno correndo i due al centro...

notare verso dove stiano correndo i due al centro...

Ricevere un compassionevole – ma amichevole – sguardo da “Povero gaijin, non è abituato a certe cose…”: fatto.

egli si chiama Yoshiyuki di nome, ma "yuki" in giapponese vuol dire neve..)

lo chiamavano yoshi-yuki (battuta trash difficile da capire...: egli si chiama Yoshiyuki di nome, ma "yuki" in giapponese vuol dire neve..)

Fare una fotografia ai secchioni dei rifiuti della scuola, beccandoti gli sguardi attoniti di tutti: fatto.

il sogno di ogni ambientalista... raccolta iper-differenziata e, udite udite, rispettata

il sogno di ogni ambientalista... raccolta iper-differenziata e, udite udite, rispettata

Imbruttire al tuo otoosan perché vorrebbe usare la macchina per andare al centro commerciale, mentre tu vorresti usarla come misuratore di accumulo neve: fatto.

peccato!

peccato!

Scrivere in maniera quasi-semi decente (a parte il trattino sopra, l’inclinazione della parte inferiore, la spaziatura fra la linea centrale ed il carattere di “kokoro”… in effetti, non è scritto in maniera decente!) l’ideogramma di “Ai” per l’esposizione del club di calligrafia della mia scuola: fatto.

Ai

Ai

Sfidare i -5 gradi, il sonno, le lastre di ghiaccio sulla discesa di casa, i minuscoli sedili di una kei-jidousha (una di quelle minuscole macchinine giapponesi) e la grammatica giapponese per andare a Matsumoto a fare il JLPT in compagnia di due signore, una coreana ed una peruviana, dai cognomi giapponesi: fatto.

solita espressione ambigua... provato dopo 6 ore di esame!

solita espressione ambigua... provato dopo 6 ore di esame!

Fare un esame di giapponese, in Giappone, alla giapponese, con i “Kitto Katsu” (all’azuki!) ed il portafortuna regalatomi da mia sorella prima di partire: fatto.

ecco il mio set per affrontare la sorte! ^^

ecco il mio set per affrontare la sorte! ^^

Direi che, per questo weekend, può bastare!

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