inGiappone

gennaio 22, 2009

Wayback machine

(scritto da un incrocio tra un magazzino di un’azienda di cup-noodles ed un caravanserraglio, infestati entrambi dai sensi di colpa per compiti che si accumulano e che di questo passo non saranno mai portati a termine… in poche parole, camera mia. Umore e tempo: uggiosi. Temperatura interna: 25°C [maledetto condominio tropicale!]; temperatura esterna: 14°C)

Per certi aspetti, non pensavo che il mio ritorno sarebbe stato come è stato. Prevedevo che, in buona parte, lo shock culturale inverso sarebbe stato, appunto, l’inverso di quello avuto all’andata, e che quindi si sarebbe risolto in affermazioni del tipo: la gente è scortese, le strade sono sporche, c’è troppo traffico, le file ordinate sono un’utopia e via dicendo, ma che si sarebbe fermato lì. Insomma, un paese un po’sporco e bifolco, ma, sotto sotto, il luogo dove sono sopravvissuto agli eventi per 17 anni, una parte di me, un rifugio sicuro.

Ciò che non immaginavo era che, questo mio angolo di mondo, lo avrei visto sotto occhi cambiati, che non sono più flessibili e tendenti alla cattolica rassegnazione, ma ormai abituati a vedere le cose sotto un’altra ottica, meno disposta a venire a patti con la moralità per evitare di doverci rimettere il fegato. Vedendo quella che un tempo chiamavo “via di casa” essere diventata (forse lo è sempre stata) una specie di discarica a cielo aperto, insegnanti rabbiosi che scaricano le proprie frustrazioni sulla classe minacciando ritorsioni personali, non posso fare a meno di allibire. Il paragone col Giappone viene spontaneo, anche troppo, e mai come ora tendo ad idealizzarlo come luogo di perfezione… è ironico, sinceramente: quando ero fuori, avevo ripensato la mia concezione di Italia e Giappone umanizzando il secondo e decantando le lodi della prima, fino a teorizzare un completo pareggio in cui gli aspetti negativi di uno trovavano compensazione in quelli positivi dell’altro; ora però mi rendo conto di quanto avessi sopravvalutato la presunta “vitalità italiana”.

Ormai vivo di paragoni… so di non dover eccedere nel farli, ma mi viene impossibile evitarli. Non so quanto di questo sia dovuto all’ambiente umano che mi circonda – mi trovo bene con la mia famiglia, ed anche con i miei pochi ma buoni amici; l’unico problema sarebbe la scuola, ma non penso sia mai piaciuta a qualcuno… – o ad una più generale sensazione di futuro in continuo peggioramento. Forse sarà dovuto ad una diffusa tendenza all’eccessiva lamentosità che accomuna più o meno tutti gli italiani (“Ma è perché di cose di cui lamentarci siamo pieni…” direbbe qualcuno, a volte senza cogliere l’ironia di ciò che dice!), forse al fatto che oggettivamente il nostro paese non rifulge più granché, forse per la nostra avidità o forse per la crisi economica (ma io sono un sostenitore della decrescita, quindi non mi straccerò le vesti se il PIL calasse del 3%), fatto sta che il futuro non è più quello di una volta. La cosa, per ora, non mi riguarda personalmente, ma, per così dire, manca la trazione che solo un paese sicuro può dare.
Il Giappone, per quanto ho visto, questa trazione la dà: anche lì, i problemi ci sono – come dappertutto – ma, considerati i progetti che i miei compagni di scuola facevano già in secondo liceo (il secondo di tre anni, non cinque come da noi), e paragonati questi con il fatto che noi di quarto liceo del nostro futuro non abbiamo alcun’idea, lì c’è la sensazione di far parte di un meccanismo più grande, qui che, in qualche modo, riusciremo a svicolare e vivere di mezzucci, dopo una faticosa ed inutile laurea.

Sarà che dal ritorno è passato ancora poco – sono due settimane esatte esatte, che ho lasciato trascorrere per schiarirmi le idee e non ammorbarvi con pensieri torvi – ma ancora non mi sono re-inserito nelle mille tribolazioni quotidiane: la mia routine, anzi, mi pare patetica, e mi ci vorrà del tempo prima di calarmi di nuovo nei miei vecchi panni.

Sono in una condizione particolare: conosco il Giappone ed i suoi difetti, e non mi ci posso sentire completamente a casa (come, per esempio, può fare chi vada in un paese che abbia un’apertura agli stranieri più… adeguata ai tempi, vedi gli USA o la stessa bistrattata Italia), nel contempo non mi sento più a casa nemmeno a casa mia, perché sono cambiato nel frattempo e, per ora – ma penso che questo col tempo cambierà – la mia attenzione viene troppo spesso distolta da difetti che prima non notavo, o ai quali avevo fatto il callo. In pratica, sono andato verso quello che nei miei pensieri era l’Eldorado – che poi non era niente affatto male, è vero, ma non il Paradiso come molti degli amanti del Giappone si figurano – ma non avevo tenuto conto che la mia vita italiana si sarebbe per forza di cose dovuta confrontare con quella giapponese, e sono finito nella paradossale condizione di aver cercato – metaforicamente – una nuova casa, senza trovarla, e di aver perso parte dell’attaccamento alla mia, che non mi è sembrata mai così imperfetta.
Non un dramma, lo ammetto, ma nemmeno tanto piacevole.

Alle volte ho una strana sensazione: come se il mio viaggio in Giappone fosse stato anni fa, in un tempo lontanissimo ed indefinito, mentre 15 giorni fa ancora trotterellavo tra grattacieli di vetro e monorotaie sopraelevate… non so se la mia condizione sia particolarmente miserevole o se l’impietosità del paragone derivi dal contrasto con la mia esperienza giapponese ed all’amore per la forma che ne è derivato; so per certo che, una volta passato questo limbo di incertezza, potrò fare paragoni più sereni e meno avventati, rivalutare molti aspetti della mia vita quotidiana e riscoprire ciò che rimpiangevo dell’Italia in Giappone (oltre alle lasagne, che ho mangiato il giorno stesso dell’arrivo :P)… fino ad allora, però, sarà dura: non solo perché – chevvelodicoaffa’ – il Giappone è il Giappone, ma anche perché la partenza è difficile, sì, ma è il ritorno la parte più dura.

novembre 8, 2008

ビーナスライン

Ecco il promesso post sul viaggio che abbiamo fatto con la mia host family in occasione del Bunka no hi (文化の日・Giorno della cultura, ovvero il 3 Novembre).

Se vi siete interrogati sul titolo, ve lo traduco: “Biinasu rain” (vi confesso che per decifrarlo ci ho messo un po’, e se non ci fosse stato un cartello con la faccia di Venere non ci sarei mai arrivato…), ovvero “La linea di Venere”. Cosa sarà mai, questa “Linea di Venere”? E’ semplicemente una strada, che si snoda attraverso numerosi punti panoramici e tocca le attrattive principali della sponda est del lago Suwa.

Metà degli alberi che abbiamo visto erano come questi:

ebbene signore e signori, è autunno!

ebbene: signore e signori, è autunno!

Simpatici! In effetti la foto non rende… dal vivo fanno un altro effetto.

Comunque, un piccolo pezzo del panorama che si vede inerpicandosi sulla Venus Line, dalla terrazza dell’acquario (ora, perché ci debba essere un acquario a 1700 metri d’altezza, accanto alla funivia e sui campi da sci, solo i giapponesi lo sanno… ma vabbè):

panorama

panorama dalla terrazza dell'acquario

Percorsa parte della Venus Line (in effetti, non è una sola strada ma un insieme di strade che si snodano fra le montagne lungo una direttrice principale che va verso Est), siamo arrivati all’hotel, che, completo di onsen e vista panoramica, nonché di un succulento buffet, non era niente male! Questa era la vista della nostra camera:

pano

vista dalla camera da letto!

Per darvi un’idea della tortuosità media della Venus Line, ecco una foto, scattata da “Utsukushigahara Koen”: notate che è sempre la stessa strada!

dscf8969

panorama

Eccoci invece nell’attrattiva principale (oltre al panorama, of course) di Utsukushigahara koen: la torre della campana. Ora, se vi dovessi descrivere Utsukushigahara, è un altopiano relativamente piccolo, spazzato in continuazione dal vento, e nel suo centro esatto sorge questa torre, con una campana sulla sua sommità: il motivo di ciò è oscuro ai più, ma, del resto, perché non dovreste mettere una campana in mezzo ad un altopiano ventoso?

nella torre!

nella torre!

Comunque, la tortuosità intrinseca delle strade è garanzia di bellezza… strade come questa ne abbiamo viste tantissime (inutile dire che… le foto fatte dalla macchina fanno schifo, ma è solo per darvi un’idea!).

un pezzo della Venus Line

un pezzo della Venus Line

Un’altra attrattiva… questa volta inaspettata, ma vabbè! Quello che vedete, signore e signori, è il cerchio in lega di una Nissan GT-R, che ogni appassionato di macchine non può esimersi dal sognare…

GT-R!

GT-R!

E per finire, un sano e meritato pasto in un ristorante delle vicinanze! Da sinistra a destra: salmone alla griglia, tempura e unagi-don (anguilla alla griglia sopra il riso); sotto, invece, insalata, dolce (non so cosa sia xD), daikon e zuppa miso! Inutile dire che era tutto squisito…!

succulento pranzetto! ^^

succulento pranzetto! ^^

Ecco qui il viaggio che mi hanno regalato per il giorno della Cultura…

Evviva la Cultura!!!!

(e, di conseguenza, abbasso la gelmini…)

settembre 30, 2008

Torno presto!

Domani, si parte per il campo scuola!

Volete sapere il programma? Cosa faranno mai i liceali giapponesi? Si limiteranno a visitare città con aria tranquilla, scherzosa e divertirsi nel clima di rilassamento generale? Giammai! Non che non fosse lecito aspettarselo, però… caspita, mi aspettavo qualcosa di meglio che un giro turistico di 5 università con orari massacranti!

Il viaggio dura due giorni, in cui visiteremo Kyoto, Osaka e Kobe, corredate dalle relative università. Come è possibile? E’ ignoto a tutti i popoli del mondo all’infuori dei giapponesi, ma io vi svelerò il segreto: gli orari! Domani, sveglia alle 3,30 ( -.-””’ ), partenza alle 4,35 (-.-‘ ) e via, verso la destinazione! Arrivo a Kyoto alle 8,35; visita della prima università; visita della seconda università, visita ad un tempio (il Suzumushi-dera) e partenza per Kobe; arrivo a Kobe alle 18; cena francese alle 19 in battello sul fiume; visita di Kobe by night; tutti in camera alle 22,30; dormire dalle 23 alle 5,15 e via verso Osaka! Ecco, il programma è questo, ed immagino che con lo straziante susseguirsi di fermate del pullman per vedere robette insignificanti (ma cosa ci vado a fare al Suzumushi-dera? Datemi il Kiyomizu piuttosto!) non ci sarà nemmeno tempo per addormentarsi.

Evvabbè, in fondo ci sono voluto andare io… vedremo un po’ se sarò abbastanza sveglio da accorgermi dei posti che visitiamo! In compenso, adotterò il trucchetto giapponese: pur in bilico nel dormiveglia, farò milioni di foto, in modo da poi potermi dire “Ohibò, ma ci sono stato davvero!”.

Oyasumi a tutti (nonostante l’orario… eh già, voglio dormire un po’ nonostante gli orari!).
Scusatemi se non rispondo ai commenti, lo farò appena torno (se sopravvivo “_”).

Marco

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