inGiappone

novembre 17, 2008

Viaggio a Kyōto ed Ōsaka (3): 竜安寺

Se dopo aver lasciato la stazione ci siamo diretti verso lo sconosciuto Shingo-ji, sulla strada di ritorno ci siamo fermati al ben più conosciuto Ryōan-ji, che probabilmente molti appassionati del Giappone già conoscono.

quando si dice... fortuna

quando si dice... fortuna

Questa foto, che purtroppo è venuta maluccio (non ho avuto tempo di rifarla… giustamente, i ponti sono fatti per passarci sopra, e perfino i giapponesi non passano più di un minuto ad osservare le carpe nel laghetto!), è del laghetto nel giardino del Ryōan-ji. Comunque, incontri di questo tipo non sono rari a Kyōto!

Un altro incontro comune nell’antica capitale: una statua di Buddha. Questa è sempre all’interno del parco del Ryōan-ji.

un Buddha. Non so quale sia... spero non vi offenda

un Buddha. Non so quale sia... spero non vi offenda

Il Ryōan-ji è famoso per il suo giardino “secco” e per una fontana di umiltà (tsukubai・蹲踞: si chiama così non perché da lei sgorghi umiltà ma perché è bassa, e per potervi attingere bisogna inchinarsi, suggerendo dunque un’idea di rispetto) con sopra scritto “Io conosco soltanto abbastanza”, che, traducendo in soldoni come “Ti basta ciò che sai”, contiene la dottrina buddhista della supremazia dell’immateriale sul materiale. Ovviamente, la fontana era in manutenzione (no comment…). Il giardino di pietra, invece, no, e, dunque, eccolo qua:

il giardino zen... quante pietre riuscite a vedere?

il giardino zen... quante pietre riuscite a vedere?

Si dice che non si possano vedere, da qualunque parte si guardi, più di 14 pietre, mentre in realtà ce ne sono 15: in effetti, spostandosi da una parte all’altra, io ne ho contate fino a 14, e fa un certo effetto vedere che, mentre ti sposti, una scompare ed un’altra ne appare!

Per pietà di me, non vi mostro la fotografia che mi è stata scattata in questa occasione, ma vi assicuro che vi fareste un bel po’di risate… in compenso, visto che mia sorella ama le pietre, un altro paio di foto, stavolta più nel dettaglio:

non so perché, ma questa curva m'ispirava

non so perché, ma questa pietra, con i sassolini che curvano, m'ispirava positivamente

Per chi si chiedesse come siano i sassolini visti da vicino, ecco una foto di soli sassi:

i sassolini (come altro definirli?), elemento essenziale del giardino zen

i sassolini (come altro definirli?), elemento essenziale del giardino zen

Eccoli qui: peccato che la risoluzione sia diminuita nel trasferimento, perché sul computer fanno un altro effetto.

Per finire, un dettaglio del tetto: in effetti, tetti decorati da icone sacre o demoni, oppure semplici marchi, sono molto frequenti in Giappone, ma questo mi è piaciuto particolarmente:

particolare del tetto del padiglione principale (hondō) del Ryōan-ji

particolare del tetto del padiglione principale (hondō) del Ryōan-ji

A presto!

Marco

Annunci

settembre 29, 2008

Matsumoto-jo (2)

Quest’oggi posto solo un’altra foto del castello… purtroppo sono sommerso dalle cose da fare: dopodomani parto per il campo scuola e devo avvantaggiarmi lo studio per il JPLT (ho una tabella di marcia rigorosa, non posso mica sgarrare con un’insegnante giapponese!), in più sono anche sommerso di foto (la mia è – come accade spesso in Giappone! – una famiglia di fotografi mancati: in un giorno al castello di Matsumoto abbiamo accumulato 500 fotografie con 3 macchine diverse, tra cui una reflex semiprofessionale!!). Comunque, uno dei lati positivi è che, su 500, statisticamente ce n’è qualcuna bella, ed infatti sono soddisfatto dei risultati!

Questa è la veduta dalla parte del Taiko-mon (cancello del tamburo), che secondo me è quella più scenica:

Ancora me e la mia famiglia al Matsumoto-jo

Ancora me e la mia famiglia al Matsumoto-jo

Queste sono invece le scalinate interne, di un ripido più unico che raro e costruite secondo criteri di difesa dall’invasore, e per piedini giapponesi (il mio 43 e un terzo esce fuori dai gradini!): con ben 61° di inclinazione, sono… ripide!

notare che queste scale ripide, un tempo (ma ancora oggi qualche impavida signora che lo fa c'è) venivano utilizzate indossando il kimono, che limita moltissimo i movimenti delle gambe!

le scale che connettono il 4° piano al 5°, che è segreto ed invisibile dall'esterno: è stato creato per confondere un eventuale assalitore.

Si nota che sono ripide? Comunque, un tempo venivano percorse regolarmente (ma qualche attempata signora che tenti l’impresa si può tuttora ammirare) da persone in kimono, che limita moltissimo la libertà di movimento delle gambe. Contenti loro…!

Qui un dettaglio del tetto, con tanto di uccellini e pesce decorativo (sarà un “koi”? Sinceramente penso di sì, ma non sono abbastanza sicuro da dirvelo!), gentilmente offerto dall’obiettivo della reflex con zoom 18x (!) di mio fratello maggiore:

dettaglio del tetto

dettaglio del tetto

Per finire, questa foto: guardandolo da questa prospettiva, si intuisce più facilmente perché sia soprannominato “Il castello del corvo”. In effetti, questa angolatura mi ispira un certo qual senso di incombenza, il che, abbinato al colore nero, all’andatura “svolazzante” dei tetti ed ai due pesci ornamentali che sono in cima e disegnano quelle specie di “corna” che si vedono, giustifica il soprannome.

non sembra anche a voi corvino?

non sembra anche a voi corvino?

Che ve ne pare?
Io vorrei vedere il castello di Himeji (otoosan onegaishimasu!) per poter fare un paragone, ma mi è parso molto bello.

Marco

Blog su WordPress.com.