inGiappone

ottobre 25, 2008

Musica maestro!

Avevo accennato nel post di ieri, sul coro, che anche le esercitazioni per l’esecuzione meritavano un post per la loro stranezza.

Ecco una foto: cosa manca? (sì ci ho preso gusto con questi indovinelli da quattro soldi…)

preparazione per il coro

preparazione per il coro

Ma è evidente: l’insegnante! (in effetti, manca anche il gruppo dei maschi, che è in un momento di pausa alle mie spalle, e dunque non compare in fotografia). Il maestro di musica, infatti, NON esiste!!!
Come facciano ad arrangiarsi, da soli, a prendere gli accordi, a decidere chi debba dirigere il coro e come debba farlo – nessuno, a parte la pianista che studia piano da 8 anni, ha esperienza musicale – è un mistero. Insomma, è davvero notevole: senza che nessuno dia nemmeno un suggerimento, da soli decidono la canzone, da soli preparano spartiti ed arrangiamenti, da soli si ascoltano e si correggono… insomma, è vero che alla fine l’acuto della canzone lo abbiamo stonato, però tutto il resto è stato davvero notevole, considerato che tutto ciò che abbiamo fatto è stato realizzato solamente con risorse interne alla classe.

E’ da notare che tutto questo amore per i cori deriva dal fatto che, per i giapponesi, il coro, dove la voce di ciascuno deve andare in accordo con quella degli altri, è una delle (tante) espressioni della prevalenza dello spirito di gruppo sull’individualità: per spiegarmelo, un mio compagno mi fece un esempio, quello della tavola inchiodata. Se bisogna inchiodare una tavola al muro, bisogna che tutti i chiodi siano alla stessa altezza, altrimenti non sarebbe funzionale: se un chiodo sporge più degli altri, sarebbe pericolosa. Dunque, anche se dentro il muro ci fosse qualcosa che non permette ad uno di questi chiodi di entrare dentro, battendo e ribattendo col martello, prima o poi, anche lui arriverà alla stessa altezza degli altri.
Fuor di metafora: la tavola è la società giapponese, il pericoloso chiodo che sporge è l’individualista, il martello sono gli insegnanti e i genitori: alla fine, bene o male, anche “lui” si uniformerà. Ho sempre trovato la metafora abbastanza inquietante… non vi pare?

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