inGiappone

dicembre 20, 2008

La scopa del rispetto (2): pulizie

Visti sia l’interesse (?) suscitato dal post precedente sia la mia benevola munificenza (?) sia, più che altro, lo spaventato commento di Saya, approfondirò l’argomento “pulizie”.

Innanzitutto, è sbagliato dire che le pulizie siano una grande faticata: immaginate se, al posto dei tre sottopagati bidelli della multiservizi, a pulire ci fossero tutti gli allievi del liceo (che, nel mio caso, sono circa 2100 persone). Ammettendo pure che ci siano un 20% di demotivati (il che è pessimistico, considerate le sanzioni per chi salta le pulizie senza preavviso), restano 1680 persone, che è pur sempre una bella somma. E’ come se, per fare le pulizie di casa, foste in 20 persone: mi sembra evidente che, alla fine, ciascuno fa poco o niente: un colpetto di scopa, una scrivania spostata, una sedia rimessa al suo posto e, senza fare troppo i pignoli, si finisce in fretta. Lo stesso vale per la scuola, dove il tempo delle pulizie è di circa 15 minuti, che si rispettano con facilità.

qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più!

il bottino delle pulizie di classe: qualche foglio caduto durante lo spostamento dei banchi, polvere e niente più! se c'è un luogo comune vero sui giapponesi è che sono civilissimi!

Per quanto riguarda le pulizie della classe, come è lecito aspettarsi, essendo le più importanti, c’è un protocollo abbastanza rigido da seguire (il gruppo pulizia classe è di 12 persone): per prima cosa si spostano tutti i banchi in fondo (ciascuno il proprio, mettendo le sedie a gambe all’aria sopra il banco), poi si sposta tutta la polvere e le cartacce accumulate in 8 ore di scuola verso il fondo, facendola scorrere negli spazi liberi tra le file di banchi, poi 4 persone rimettono i banchi a posto (senza rimettere a posto le sedie, questo spetta all’occupante del banco), uno rimette a posto le scope nell’armadietto apposito (che compito difficile!), due raccolgono la polvere accumulata e cinque svuotano i cinque cestini della raccolta differenziata.

Lavorare di meno, lavorare tutti!

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La scopa del rispetto

In Giappone, i bidelli non esistono: sono sempre gli alunni a pulire la scuola, e lo fanno in un modo che mi ricorda molto il celebre indovinello della Sfinge. Alle scuole elementari, infatti, i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento (in effetti, non so se sia così universalmente, ma fuziona così alla scuola del mio “host-cugino”); alle medie, sempre in ginocchio, ma con una scopetta; al liceo, invece, rivoluzione: si passa ad una vera e propria scopa. Senonché, non è una vera e propria scopa, ma – e ci mancherebbe altro: non solo hai l’onore di spazzare per terra ma poi vuoi anche stare dritto con la schiena? – una scopetta col manico monco, che ti costringe a chinarti per pulire… in questo senso:

[non me la carica… vabbè, immaginatemi curvo su una scopa (quasi) senza manico!]

Notare che io non sono particolarmente alto (hehe, come suonano bene le parafrasi alla giapponese!)…

Anche all’interno del “democratico” liceo, comunque, si osserva un ordine: i senpai, cioè i san-nen-sei (quelli che sono in terzo liceo, ovvero l’ultimo anno) puliscono le proprie aule (il che include svuotare i 5 cestini della raccolta differenziata) ed i corridoi davanti alle classi; i ni-nen-sei (ovvero i secondini, tra cui sono anche io) puliscono le proprie aule ed i corridoi antistanti, le aule dei professori, le scalinate interne ed i corridoi di connessione tra le parti della scuola; gli ichi-nen-sei (i primini) puliscono, oltre alle proprie aule e all’uscio della scuola, le aule comuni (tipo: biblioteca, aula di arte, aula computer, aula di scrittura, aula di commemorazione del centenario scolastico; e ce ne sono a non finire) e i bagni.

Un po’gerarchizzato, non vi pare?

dicembre 18, 2008

Gurantariaano… chi era costui?

I giapponesi hanno un certo gusto per l’autocompiacimento, che li porta sempre a fare domande generiche ai quali il gaijin ammaestrato non potrà che rispondere con risposte altrettanto generiche, tendenti al cerimonioso ricco di complimenti, teso a confermare le aspettative dell’interlocutore ed, anzi, a dimostrare che lui, lui sì che capisce la cultura giapponese, e la apprezza molto, moltissimo, più dei giapponesi; anzi no, un po’ meno, visto che lui no, non è giapponese e non si può permettere tanto. Stranamente, non avrà notato nemmeno un lato negativo del Giappone – perché avrebbe dovuto, del resto? In Giappone non ce ne sono! – ed ovviamente qualsiasi cosa abbia una minima profondità e risulti in un commento negativo, o in una semplice affermazione diversa da: “E’ davvero fantastico” oppure “Mi è piaciuto molto”, viene evitata coscienziosamente dal conversatore scrupoloso, ovvero dal 99,98% dei giapponesi che vi capiterà di incontrare.

Accade così che, dopo trentacinque estenuanti minuti di intervista, durante i quali una peraltro simpatica giornalista mi ha tormentato con banalissime domande alle quali ho risposto “esattamente come dovevo rispondere”, ho conquistato, fra mirabolanti complimenti e banalità ormai memorizzate, uno spazietto sulla cronaca del giornale leader di Iida e dintorni, il “Minami Shinshuu Shimbun”.

P

buona lettura! 😛

Traduzione (alquanto libera… in effetti, mi sono reso conto che non sono assolutamente capace di farne una letterale! Non so se sia io troppo esigente a voler mantenere il suono della lingua originale, oppure se sia la differenza nella costruzione dei periodi, fatto sta che, a volerla mettere “alla giapponese”, suona davvero male!):
“Maruko Gurantariaano-kun (17) uno studente italiano all’estero che frequenta il secondo anno del “Liceo Fuuetsu di Iida”, ha detto: <<Assaggiando i sapori delle altre nazioni, la “Festa di Scambio Culturale” è venuta davvero bene. Iida è una città molto pulita e sicura. Anche la cucina è buona.>>. ”
Ora, a parte tutto… non è che sia proprio soddisfattissimo, ecco… cioè, mi metti in croce più di mezz’ora e poi mi dedichi tre righe in cui mi fai parlare come fossi un robot di 10 anni fa? Insomma, non che pretendessi una pagina intera, ma, per diamine, sembra che io parli a frasi di 6 parole l’una! ASIMO, per dire, già è ad un altro livello! xD

Metterò provvisoriamente da parte le lamentele per far spazio ad un po’di orgoglio, visto che, dei 10 studenti all’estero, hanno scelto di pubblicare la mia intervista, e mi hanno messo addirittura accanto allo “Yokota Kaichō”. Ma come, non lo conoscete? Si vede che siete davvero out nella vita di Iida! La Yokota (che, in italiano, sarebbe un meno suggestivo: “risaia di lato”)  è lo sponsor principale di qualsiasi evento si tenga ad Iida, dalla maratona degli studenti alla “Gurando Oopun” (Grand Open, cioè inaugurazione) del nuovo circolo bocciofilo, fino ai più impegnativi hanabi di fine estate. E’una compagnia dai molteplici risvolti che, dalle concessionarie automobilistiche ai pachinko fino agli “Hyaku-en shoppu” (negozi da 100 yen) gestisce una discreta fetta dell’economia della città. In poche parole, lui è il presidente delle operazioni di Iida, ed è a metà tra uno yakuza (mafioso giapponese) ed un intrepido uomo d’affari: più probabilmente, entrambi. E’, insomma, quel tipo di personaggio che riceve inchini a “fronte-struscia-pavimento” persino dal sindaco, ed io sono stato elevato a tal punto da meritare di lambire le sue sacre parole: come potrei non esserne più che onorato?

(sì, va bene, prima che i miei deliri da mancanza di sonno si facciano ancora più evidente è bene che io mi faccia i 20 minuti nel kotatsu di cui parlavo ieri… oyasumi!)

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