inGiappone

dicembre 18, 2008

Gurantariaano… chi era costui?

I giapponesi hanno un certo gusto per l’autocompiacimento, che li porta sempre a fare domande generiche ai quali il gaijin ammaestrato non potrà che rispondere con risposte altrettanto generiche, tendenti al cerimonioso ricco di complimenti, teso a confermare le aspettative dell’interlocutore ed, anzi, a dimostrare che lui, lui sì che capisce la cultura giapponese, e la apprezza molto, moltissimo, più dei giapponesi; anzi no, un po’ meno, visto che lui no, non è giapponese e non si può permettere tanto. Stranamente, non avrà notato nemmeno un lato negativo del Giappone – perché avrebbe dovuto, del resto? In Giappone non ce ne sono! – ed ovviamente qualsiasi cosa abbia una minima profondità e risulti in un commento negativo, o in una semplice affermazione diversa da: “E’ davvero fantastico” oppure “Mi è piaciuto molto”, viene evitata coscienziosamente dal conversatore scrupoloso, ovvero dal 99,98% dei giapponesi che vi capiterà di incontrare.

Accade così che, dopo trentacinque estenuanti minuti di intervista, durante i quali una peraltro simpatica giornalista mi ha tormentato con banalissime domande alle quali ho risposto “esattamente come dovevo rispondere”, ho conquistato, fra mirabolanti complimenti e banalità ormai memorizzate, uno spazietto sulla cronaca del giornale leader di Iida e dintorni, il “Minami Shinshuu Shimbun”.

P

buona lettura! 😛

Traduzione (alquanto libera… in effetti, mi sono reso conto che non sono assolutamente capace di farne una letterale! Non so se sia io troppo esigente a voler mantenere il suono della lingua originale, oppure se sia la differenza nella costruzione dei periodi, fatto sta che, a volerla mettere “alla giapponese”, suona davvero male!):
“Maruko Gurantariaano-kun (17) uno studente italiano all’estero che frequenta il secondo anno del “Liceo Fuuetsu di Iida”, ha detto: <<Assaggiando i sapori delle altre nazioni, la “Festa di Scambio Culturale” è venuta davvero bene. Iida è una città molto pulita e sicura. Anche la cucina è buona.>>. ”
Ora, a parte tutto… non è che sia proprio soddisfattissimo, ecco… cioè, mi metti in croce più di mezz’ora e poi mi dedichi tre righe in cui mi fai parlare come fossi un robot di 10 anni fa? Insomma, non che pretendessi una pagina intera, ma, per diamine, sembra che io parli a frasi di 6 parole l’una! ASIMO, per dire, già è ad un altro livello! xD

Metterò provvisoriamente da parte le lamentele per far spazio ad un po’di orgoglio, visto che, dei 10 studenti all’estero, hanno scelto di pubblicare la mia intervista, e mi hanno messo addirittura accanto allo “Yokota Kaichō”. Ma come, non lo conoscete? Si vede che siete davvero out nella vita di Iida! La Yokota (che, in italiano, sarebbe un meno suggestivo: “risaia di lato”)  è lo sponsor principale di qualsiasi evento si tenga ad Iida, dalla maratona degli studenti alla “Gurando Oopun” (Grand Open, cioè inaugurazione) del nuovo circolo bocciofilo, fino ai più impegnativi hanabi di fine estate. E’una compagnia dai molteplici risvolti che, dalle concessionarie automobilistiche ai pachinko fino agli “Hyaku-en shoppu” (negozi da 100 yen) gestisce una discreta fetta dell’economia della città. In poche parole, lui è il presidente delle operazioni di Iida, ed è a metà tra uno yakuza (mafioso giapponese) ed un intrepido uomo d’affari: più probabilmente, entrambi. E’, insomma, quel tipo di personaggio che riceve inchini a “fronte-struscia-pavimento” persino dal sindaco, ed io sono stato elevato a tal punto da meritare di lambire le sue sacre parole: come potrei non esserne più che onorato?

(sì, va bene, prima che i miei deliri da mancanza di sonno si facciano ancora più evidente è bene che io mi faccia i 20 minuti nel kotatsu di cui parlavo ieri… oyasumi!)

dicembre 17, 2008

Kotatsu

(Il Kotatsu provoca dipendenza, non iniziare!)

L’altro giorno avevo parlato frammentariamente di un certo “Kotatsu”, ma penso che molti non sappiano di cosa si tratta. In breve, eccolo:

il kotatsu! notare gli indispensabili elementi della vita giapponese: computer, telecomandi a più non posso, mandarini, snacks, il mitico asciugamano bagnato che serve a pulire il tavolo in continuazione ed, infine, gli "zabuton", o, più banalmente, cuscini

E’un tavolino basso accerchiato da coperte, sotto il quale è integrata una resistenza elettrica, che provvede a riscaldare il ristretto spazio fra tavolino e tappeto.

A che serve? Ma è ovvio: perché, in Giappone, patria di uomini tirchi parsimoniosi, riscaldare tutta la casa è visto come uno spreco, ma è uno spreco riscaldare anche un’intera stanza. Dunque, si riscalda solo una piccolissima parte di spazio, ed il resto è più o meno esposto alle variazioni climatiche (ad esempio, nella mia host-family, in salone, c’è una splendida e caldissima stufa a legna, ma, a casa della mia host-nonna, si vive solo di kotatsu!): ciò provoca una differenza di temperatura fra parte inferiore del corpo, immersa in un clima tropicale, e parte superiore, che invece è in Antartide. Il risultato, prevedibilmente, è una grave dipendenza da Kotatsu (oppure, meglio, o-kota), che porta intere giornate passate nella fredda scuola a sognare l’attimo di sublime immersione nel suo calduccio… ancora, immaginate di stare a pochi centimetri dal pavimento, semi-distesi, al calduccio mentre fuori fa freddo e con tutto ciò che vi serve (mandarini, snacks, telecomando di televisione e kotatsu, computer e cuscini) a portata di mano: il verificarsi di queste condizioni conduce irrimediabilmente ad una profonda sonnolenza, che finirà immancabilmente col risolversi in mini-pisolini da 20 minuti intervallati da 30 minuti di semi-attività.

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

Insomma… come potrebbe un apatico come me non apprezzare questo stile di vita?

W il Kotatsu!

ottobre 26, 2008

I Giapponesi…

Sono tipi precisi!

sì, servono per quello che sembra...

sì, servono per quello che sembra...

fermati qui!

fermati qui prima di attraversare la strada!

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