inGiappone

ottobre 7, 2009

Conflittualità

Si dice spesso che gli amanti del Giappone non possano avere un unico sentimento nei suoi confronti, ma siano sempre divisi a metà tra l’amore e l’odio. Come chi ha letto il blog probabilmente sa, io appartengo alla seconda categoria, ed ho spesso espresso il mio disappunto con sarcasmo; scelta che rivendico e che trovo giustificata, per carità, ma che comunque ha i suoi limiti espressivi… ma questa è un’altra storia, che probabilmente tratterò un’altra volta.

Quanto c’è di amore e quanto di odio (o di indifferenza) in me? Vorrei chiarire il punto, anche alla luce del secondo viaggio che ho fatto quest’estate (sigh sigh, ormai è “la scorsa estate”).

In effetti, mi pare di aver intuito piuttosto vagamente che io in Giappone non ci vorrei vivere: perlomeno, non per tutta la vita. Mai dire mai, certo… soprattutto conoscendo la mia intrinseca dubbiosità, nonché la propensione a cambiare repentinamente idea. Ma vedendo come mi sono andate le cose da una prospettiva temporalmente più distaccata non posso dire di volermici trasferire seduta stante. Vi risparmio i pro, che probabilmente avete ben presente: cortesia, efficienza, rispetto, civiltà, tecnologia; in una parola, progresso. E poi ci sono le città… uno spettacolo. E la sensazione di essere sempre parte di un ingranaggio che si muove alla perfezione, impagabile.
Ed io amo tutto ciò, profondamente, il che è uno dei principali ostacoli ad un mio sereno vivere in Italia. Alternativa che, ovviamente, prendo poco in considerazione.

Cosa si oppone, dall’altro lato?
Innanzitutto, direi “il muro”. L’espressione è probabilmente abusata, ma indica quella serie di atteggiamenti che i giapponesi adottano per farti capire che TU sei straniero, ovvero non sei parte di “noi”; sei semplicemente fuori dalla comunità. Probabilmente, la mia ipersensibilità verso questo punto è determinata anche dal fatto che la mia esperienza l’ho vissuta in campagna, in una piccola cittadina nel mezzo delle montagne… magari, ecco, in città le cose vanno meglio, da questo punto di vista; di sicuro, poi, ci sono più cose da fare (come ho avuto modo di appurare quest’estate grazie all’ospitalità di un mio amico, Luca, e della sua host-family, la famiglia Shirai, che mi hanno sopportato pazientemente per 9 giorni, senza che io abbia poi avuto modo di ricambiare), e sarebbe sbagliato giudicare il Giappone – che è tutto città – dalla mia limitata esperienza nella campagna. Conosco tuttavia la spiacevole sensazione di essere guardato di sottecchi per strada.
Insomma, non che io non abbia le mie responsabilità, ma alla fine non è stata solo colpa mia se dopo 6 mesi di liceo ad Iida sono rimasto comunque sostanzialmente solo, senza amici per cui valga la pena tornare; non vorrei fare la stessa fine all’università.

Il secondo punto è il lavoro: oltre agli orari che spesso sono allucinanti (almeno per chi vuole far carriera), le lauree italiane non sono riconosciute in Giappone, e lo stesso dicasi per quelle giapponesi in Italia. Che fare? Di borse di studio universitarie per il Giappone ce ne sono, e visti i test d’ingresso e l’esiguo numero di partecipanti direi che non è nemmeno impossibile aspirare a prenderne una. Questa sarebbe, ovviamente, una scelta che mi segnerebbe per la vita perché, ammesso che vada tutto per il meglio, una volta presa una laurea in Giappone la vorrei probabilmente sfruttare: questo riporta però al punto uno, in quanto non c’è nessuno che mi garantisca di non essere discriminato sul posto di lavoro, ancora una volta ipotizzando il migliore dei casi, in cui io riesca a trovarlo.

Non so, sinceramente, fino a che punto sia possibile per uno straniero integrarsi con la società giapponese… ma restare tutta la mia vita un outsider, questo preferirei evitarlo.
D’altro canto… il Giappone è sempre il Giappone.

Ecco il mio confuso delirio su una possibile vita giapponese. Qualcuno condivide?

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novembre 30, 2008

Himeji-jo

Ancora una volta, sarò assente da qui, ed andrò in viaggio con la mia host family. Effettivamente, sono partito stamattina, ma questo post, che ho scritto ieri sera, è stato pubblicato ora dal favoloso strumento di “differita” di WordPress.
Questa volta, si va verso il castello di Himeji, passando per Kobe, Kyoto, Nara ed Awaji-shima (dove potrò ammirare ancora una volta quello che sarà ancora per poco il ponte più lungo del mondo, ed il più costoso).

Vi lascio con una fotografia che ho preso da Wikipedia:

Il castello di Himeji

Grazie al favoloso strumento di WordPress, anche in questi tre giorni di assenza continueranno ad uscire nuovi post: non vi offendete però se non risponderò subito!

Torno lunedì.
A presto!

Marco

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