inGiappone

ottobre 19, 2009

Il festival scolastico – 1

Una delle tradizioni delle scuole giapponesi che più mi mancano qui in Italia è il cosiddetto “festival della scuola”. Non so bene come spiegarlo perché non abbiamo un equivalente quaggiù… ma è un evento, di durata in media di 3 giorni, che coinvolge tutta la scuola, durante il quale si organizzano diverse attività: recitazione a teatro, concerti, gare di canto, mostre dei club di arte e calligrafia, divertimenti come “stanze dell’orrore” et similia. Ci sono anche stand che vendono diversi cibi, mercatini equi e solidali, cerimonie del tè, danze di gruppo organizzate, imitazioni e prese in giro dei professori, gavettoni, falò e fuochi d’artificio. Non manca nulla, insomma.

Per farvi respirare un po’ della gioiosa (realmente gioiosa; la parola d’ordine è: divertimento) atmosfera, posterò prossimamente qualche foto ed un video.

A presto!

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ottobre 25, 2008

Musica maestro!

Avevo accennato nel post di ieri, sul coro, che anche le esercitazioni per l’esecuzione meritavano un post per la loro stranezza.

Ecco una foto: cosa manca? (sì ci ho preso gusto con questi indovinelli da quattro soldi…)

preparazione per il coro

preparazione per il coro

Ma è evidente: l’insegnante! (in effetti, manca anche il gruppo dei maschi, che è in un momento di pausa alle mie spalle, e dunque non compare in fotografia). Il maestro di musica, infatti, NON esiste!!!
Come facciano ad arrangiarsi, da soli, a prendere gli accordi, a decidere chi debba dirigere il coro e come debba farlo – nessuno, a parte la pianista che studia piano da 8 anni, ha esperienza musicale – è un mistero. Insomma, è davvero notevole: senza che nessuno dia nemmeno un suggerimento, da soli decidono la canzone, da soli preparano spartiti ed arrangiamenti, da soli si ascoltano e si correggono… insomma, è vero che alla fine l’acuto della canzone lo abbiamo stonato, però tutto il resto è stato davvero notevole, considerato che tutto ciò che abbiamo fatto è stato realizzato solamente con risorse interne alla classe.

E’ da notare che tutto questo amore per i cori deriva dal fatto che, per i giapponesi, il coro, dove la voce di ciascuno deve andare in accordo con quella degli altri, è una delle (tante) espressioni della prevalenza dello spirito di gruppo sull’individualità: per spiegarmelo, un mio compagno mi fece un esempio, quello della tavola inchiodata. Se bisogna inchiodare una tavola al muro, bisogna che tutti i chiodi siano alla stessa altezza, altrimenti non sarebbe funzionale: se un chiodo sporge più degli altri, sarebbe pericolosa. Dunque, anche se dentro il muro ci fosse qualcosa che non permette ad uno di questi chiodi di entrare dentro, battendo e ribattendo col martello, prima o poi, anche lui arriverà alla stessa altezza degli altri.
Fuor di metafora: la tavola è la società giapponese, il pericoloso chiodo che sporge è l’individualista, il martello sono gli insegnanti e i genitori: alla fine, bene o male, anche “lui” si uniformerà. Ho sempre trovato la metafora abbastanza inquietante… non vi pare?

ottobre 24, 2008

風越コーラスコンクール!・Il concorso di coro del liceo Fuetsu!

Ebbene, come avrete intuito dal titolo, oggi si è svolto il concorso di coro del mio liceo!

Indovinate un po’chi ha vinto? Esattamente, proprio noi, la “ni-nen hachi-kumi”!!
Per l’occasione, posto il video della nostra esecuzione che, lungi dall’essere perfetta, abbiamo cantato davvero col cuore, come vi racconterò.
(NB per chi volesse avventurarsi nel guardare il video: il primo minuto e mezzo circa è di introduzione, e si vede la ragazza che dirige il coro mostrare dei fogli: non lo levo perché anche quello ha significato, ma se volete sentire solo la canzone saltatelo!)

La canzone è Tegami – Haikei juugo no kimi he (lettera a te, caro amico di 15 anni), cantata da Angela Aki (手紙~拝啓十五の君へ・アンジェラアキ):

La canzone ha avuto un gran successo sia su di noi, che (beh io no, ma…) ci siamo commossi ancor prima che ci assegnassero il primo premio, che sugli altri, come si evince dai commenti che si sentono alla fine del video (che sono positivi, anche se alcuni non lo capiranno :P).

All’inizio del video, in quel minuto e mezzo di attesa prima che inizi la canzone, si hanno, nell’ordine: il discorso d’introduzione di rito dal nostro speaker (il mitico Masahiro, testimone di Geova in terra nipponica: insomma, un personaggio!), inchino e applausi (che non necessitano spieghe, penso) e poi degli attimi di attesa, in cui il “direttore di coro” (che in effetti non è direttore di coro, in quanto è una mia compagna di classe, Akie-chan: ogni classe è totalmente autosufficiente nell’esecuzione) ha mostrato dei fogli, che ora vi pubblico con traduzione (casareccia, quindi probabilmente avrete versioni migliori della mia: mandatemele kudasai!) annessa.

(1) ora guardate qui!

(1) in un momento come questo, guardate qui!

“Sonna toki kore wo mirou” – che, a grandi linee, dovrebbe voler dire “In un momento come questo guardate qui”.

La prossima:

(2) il nostro ultimo concorso di coro

(2) il nostro ultimo concorso di coro

“Saigo no gasshou konkuuru”, cioè “Il nostro ultimo concorso di coro”, il che è interessante per due motivi: il primo è che indica quanto i giapponesi tengano al coro scolastico, che è sentito davvero moltissimo dalle elementari al liceo, e nel quale si fondono sia la valorizzazione della collettività come corpo unico finalizzato agli stessi obiettivi – tema assai caro ai giapponesi – sia lo spirito di classe in cooperazione con lo spirito scolastico – in quanto, più che una gara, vista la sportività dei giapponesi diventa quasi un karaoke: altro che musi lunghi!, anche chi ha perso sorrideva e ci ha inondato di complimenti, oltre a fare un “banzaaaai” in nostro onore; il secondo è – e questo mostra quanto fossero emozionati! – che il secondo kanji di “gasshou” è sbagliato! Quando dopo il coro gliel’ho fatto notare… hanno detto: “Ih ih, hai ragione! Però nessun altro se n’è accorto, vero? Dunque tutto a posto!” xD. Insomma, anche i giapponesi, nel loro piccolo, sbagliano gli ideogrammi (in effetti, perché dovrebbero sbagliarli gli italiani, che in genere non li usano?).

La prossima è:

(3) con un'unica anima

(3) con un'unica anima

“Kokoro wo hitotsu ni”, ovvero “Con un’unica anima”: che vi dicevo della valorizzazione della colletività come corpo unico? 😛

Ne mancano altre tre:

(4) e comunque, divertiamoci!

(4) e comunque, divertiamoci!

“E comunque, divertiamoci!”

Si avvicina il gran finale…

(5) siete nervosi?

(5) siete nervosi?

“Kinchou shiteru?”, ovvero “Siete nervosi?”. Domanda banale, è evidente di sì!

Ecco il gran finale!

a sinistra, il professore di inglese, nonché mio caretaker, a destra quello di storia del mondo

(6) a sinistra, il professore d'inglese, nonché mio caretaker, a destra quello di storia del mondo

“BIG SMILE”: ora, per capire questa battuta dovreste conoscere lo stereotipo del professore giapponese medio, che questi due soggetti incarnano alla perfezione. Per capirci, gente del tipo “un sorriso ferirebbe il suo rigido volto”: ecco, questa foto, che li ritrae così impietosamente allegri (per la verità, il prof di storia non troppo! “_”), contornata da disegnini tipo “cartone animato”, è praticamente una prova schiacciante del fatto che siano anch’essi capaci di (sor)ridere!

Dunque, ecco spiegato perché tutti ridevamo all’inizio!

Per oggi è tutto, domani vorrei parlarvi di come ci siamo esercitati (perché, se è vero che in Giappone è tutto strano… allora forse anche le esercitazioni qualcosa di particolare ce l’avranno!).

Oyasumi!

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