inGiappone

ottobre 19, 2009

Il festival scolastico – 1

Una delle tradizioni delle scuole giapponesi che più mi mancano qui in Italia è il cosiddetto “festival della scuola”. Non so bene come spiegarlo perché non abbiamo un equivalente quaggiù… ma è un evento, di durata in media di 3 giorni, che coinvolge tutta la scuola, durante il quale si organizzano diverse attività: recitazione a teatro, concerti, gare di canto, mostre dei club di arte e calligrafia, divertimenti come “stanze dell’orrore” et similia. Ci sono anche stand che vendono diversi cibi, mercatini equi e solidali, cerimonie del tè, danze di gruppo organizzate, imitazioni e prese in giro dei professori, gavettoni, falò e fuochi d’artificio. Non manca nulla, insomma.

Per farvi respirare un po’ della gioiosa (realmente gioiosa; la parola d’ordine è: divertimento) atmosfera, posterò prossimamente qualche foto ed un video.

A presto!

settembre 7, 2008

Matsuri!

Ieri ho assistito al mio primo matsuri!!!!!!!!!!!

La fine del matsuri prevedeva che delle maschere girassero attorno a questo fuoco d'artificio centrale

La fine del matsuri prevedeva che delle maschere girassero attorno ad un fuoco d'artificio centrale

Il matsuri è la festa del tempietto locale, che si tiene in occasioni particolari. Questa volta, ad esempio, il festival era in onore di… ehm… diciamo che non ho esattamente capito di cosa si trattasse, comunque sia è stato divertente! Comunque, ricorda – alla lontana – le italiche processioni nella festa del santo patrono, ma è sicuramente più “festoso”: niente nenie strazianti, flagellanti che camminano, cristi in croce che si trascinano in ginocchio sulle strade infiorate, vecchiette che piangono ecc ecc… L’atmosfera è molto più allegra, la gente ride, scherza, mangia (tanto), i bambini giocano a nascondino nel bosco… OK, sì, la smetto con lo scenario idilliaco, ma le sensazioni sono queste!

Il matsuri si è svolto in due fasi principali: fuochi d’artificio e fuochi d’artificio. I giapponesi hanno una vera passione per i fuochi artificiali, d’estate si svolgono praticamente ogni settimana (infatti il prossimo matsuri è sabato prossimo), e sono bravissimi a ricreare forme e colori. Anche la quantità vera e propria di fuochi è sovrabbondante, lo spettacolo è stupendo: non come i fuochi bislacchi dei nostri paesini… questi sono talmente grandi che basta guardare in alto per vederli, e non rimangono spazi vuoti nel cielo! La foto è più esplicativa, come al solito…

i fuochi d'artificio (o-hanabi)
i fuochi d’artificio (hanabi)

Purtroppo, noi siamo arrivati un po’tardi, e le forme degli animali le abbiamo viste mentre andavamo lungo la strada.
A questo punto, i più concreti si chiederanno: ma da dove li prendono i soldi per tutti questi fuochi? La risposta è: sponsor. Infatti, prima di ogni serie di fuochi, veniva elencata una lista di aziende della zona (ma anche di privati cittadini) che li offrivano (“goran no suponsaa no teekyoo de okurishimasu”)… mentre la lista scorreva, tutti aspettavano aziende dai nomi importanti (tipo la Toyota, che da queste parti ha il quartiere generale), oppure speravano semplicemente che la lista fosse lunga, secondo un ragionamento molto pratico: più sponsor = più soldi = fuochi migliori!

tagliata secondo un rituale speciale, era parte fondamentale del matsuri

Carta degli dei (in giapponese però suona meglio: kami no kami): tagliata secondo un rituale speciale, era parte fondamentale del matsuri

Il clou del festival è stato alla fine, quando gli uomini in costume della foto qui sopra si sono messi a girare in tondo attorno all’asta della prima foto, compiendo così un rituale il cui significato mi sfugge tuttora.

Io e la mia 'mamma adottiva' al matsuri

Io e la mia 'mamma adottiva' al matsuri

Alla fine… non ho capito un granché del festival (anche perché tutti erano – apparentemente – più interessati ai fuochi che non ai significati spirituali), ma ho scoperto un po’di cose, tra cui il ruolo del “koominkan”, ovvero il centro della comunità. Praticamente, ogni zona della città ha un suo “centro di amicizie”, frequentato da sole donne (in Giappone società maschile e femminile sono in parte separate), dove si fanno attività tradizionali (ieri cucivano cappelli da samurai in miniatura) e si rinsaldano i rapporti di buon vicinato. Le amiche del kominkan, in seguito, faranno incontrare i rispettivi mariti, che probabilmente già si conosceranno visto che esiste una versione simile – di cui non ricordo il nome – per soli uomini, che è però molto più correlata al mondo del lavoro (molte donne giapponesi ancora non lavorano, generalmente basta un solo stipendio). Insomma, sono ben organizzati.

lanternone e lanternino?

lanternone e lanternino?

Con questa foto (abbastanza ridicola…) di me e la lanterna, vi lascio!
Marco

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