inGiappone

settembre 5, 2008

cronache di scuola (1)

Oggi inauguro una serie di post semi-seri sulla vita scolastica giapponese; e visto che sono ormai ubriaco di sonno (sono le 22:45 e non avevo mai fatto così tardi da quando sono arrivato nell’amena – davvero amena – campagna giapponese) approfitterò della mia ebbrezza per scrivere di Nakamura-sensei, ovvero del Professore, con la P maiuscola, di matematica.

saita cosmos cosmos saita...

saita cosmos cosmos saita...

Orbene, Nakamura-san è un tipo simpatico già di primo acchitto: mezza età, sempre sorridente, cordiale nei saluti, brillante nella parlata e pronto ad inchinarsi (in genere si inchinano solo gli alunni, durante i saluti al cambio dell’ora). Nonostante la calvizie sia oramai incipiente, non tenta di nasconderla con gli orrendi riportini che flagellano le pelate di milioni di suoi compatrioti, il che gli fa guadagnare immediatamente 10 punti bonus. Tiene la barba sempre rasata, veste delle babucce dorate in stile Aladdin e camicie colorate (badate bene, non è cosa da poco: i colori delle scuole giapponesi sono: bianco, grigio, nero e blu, e nessuno si azzarda a cambiare la sacra cromìa) e, dulcis in fundo, durante la “foga” della spiegazione, si terge delicatamente il sudore con un asciugamanino rosa di “Tonari no Totoro”, che da solo potrebbe valergli una candidatura al professore più autoironico della scuola.

In ogni caso, se ciò non bastasse impiega anche del suo per rendersi simpatico durante l’insegnamento: le sue lezioni sono spesso divertenti, il che per un prof di matematica non è da poco. Inoltre, parla in modo informale, rivolgendosi a noi studenti col linguaggio che si usa da pari a pari… come non adorare un tizio così? Le spiegazioni in classe, in puro stile giapponese, sono costellate da miriadi di fogli di carta, che spiegano passo per passo ciò che sta facendo alla lavagna, quindi non capire, nonostante il giapponese, è davvero difficile. In più, dacché è cortese, mentre spiega mi mette anche i sottotitoli in inglese, che si prepara a casa, alle parole più complicate: come non adorare uno così?

Ma la parte più divertente non è ancora arrivata. Per rendere le formule di trigonometria meno indigeste, si inventa delle frasette che aiutano a ricordarle, le quali frasette sono spesso simpatiche, allitteranti, oppure dal suono divertente. Ad esempio: seno di (alfa + beta) = seno di alfa x coseno di beta  +  coseno di alfa x seno di beta diventa: saita cosmos cosmos saita (in giapponese: è fiorito il cosmos il cosmos è fiorito); tangente di (alfa + beta) = 1 – (tangente di alfa x tangente di beta) esimi di (tangente di alfa + tangente di beta) diventa  “ìchi hìku tàn tàn tàn pùra tàn” (in giapponese: uno meno tan tan tan più tan).

Ogni tanto si confonde e recupera “con stile” fingendo di averlo fatto apposta per vedere se eravamo attenti, salvo poi ridere anche lui negando il tutto… un’ultima cosa però, per descrivere questo soggetto: la correzione dei compiti in classe. Le immagini parlano da sole…

Pikachu che mi invita a "tenere duro", messo accanto ad un errore nel compito di matematica....Pikachu mi invita a “tenere duro”, accanto ad un mio errore nel compito di matematica! (in giapponese: ganbare!)
ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"

ad un altro compito di matematica ho preso punteggio pieno... ed un altro Pokémon (non so il nome...) mi dice "complimenti!"(in giapponese "sugoi!" lett. "fico")

Insomma… grazie Nakamura-sensei! (comunque, per i Pokémon un “xDDDD” ci sta tutto).

Per oggi è (quasi) tutto… magari posto un quiz, vediamo se indovinate!!
Marco

agosto 31, 2008

Ofuro

La vasca da "ofuro"

La vasca da Ofuro

Eccoci di nuovo pronti, carichi e sportivi per una nuova giornata di sano divertimento!!! (???)
Ok, oggi volevo parlare dell’Ofuro (che, in realtà, sarebbe “furo”, ma il prefisso onorifico “o” è d’obbligo), che non è una semplice vasca da bagno, come potrebbe sembrare ai profani. No, l’ofuro è molto di più, è praticamente uno stile di vita.
La tradizione dell’ofuro, a quanto mi risulta, risale al Giappone antico, nel quale era usato come metodo per riscaldarsi. Nei bei tempi andati, infatti, non esisteva il riscaldamento, visto che le case giapponesi erano costruite per resistere alla terribile ed umidissima estate senza che gli occupanti marcissero: per questo, le case tradizionali, con pareti in carta di riso, non hanno il benché minimo isolamento termico, e tentare di riscaldarle sarebbe un’improba impresa. Ma, l’inverno, è inverno dapperttutto: come fare, allora? Un bel bagno caldo ed una stufetta comune sono la soluzione, ma quest’oggi mi concentrerò sul primo… la stufetta (kotatsu) attenderà fino all’inverno.
l'acqua usata scorre sul pavimento verso una grata che la convoglia nel sistema fognario

la doccia dell’ofuro, leggermente diversa dalle nostre: l’acqua cade sul pavimento,

dal quale raggiunge una grata metallica che la convoglia nel sistema fognario

Quest’oggi, nonostante condizionatori e robe tecnologiche varie, le case giapponesi non hanno ancora isolamento termico né riscaldamento centralizzato, ma stufette varie che si accendono all’occorrenza: dunque l’ofuro, ancora oggi, è sicuramente non solo rilassante, ma ancora utile.Il modo per fare l’ofuro, anche se si dice che ogni famiglia abbia la sua ricetta, è più o meno standard: ci si fa una doccia calda regolamentare prima di entrare, sciaquandosi alla perfezione, poi si entra nella vasca, la cui acqua è ad una temperatura che rasenta l’ebollizione (ovviamente, non così tanto calda; ma mettendoci dentro il mio termometro è risultata essere di 44°C, ovvero tanti). Immergetevi tutti d’un fiato fino al collo, non curandovi del fatto che l’acqua sia troppo calda, e restate immobili nonostante le atroci sofferenze: dopo pochi istanti, potreste addirittura provare piacere! Dopo un po’di tempo che si sta dentro (5/10 minuti), per alleviare la sensazione di eccessivo calore, è utile passarsi su testa e collo un asciugamanino imbevuto d’acqua fredda, che vi è stato dato insieme alla relativa bacinella d’acqua prima di entrare nell’ofuro.

Per quanto riguarda il tempo totale, non esistono limiti precisi: i giapponesi possono anche usarlo per un’ora, a quanto ho visto, e lo usano non solo per pulirsi e riscaldarsi, ma anche come modo per rilassarsi dopo la giornata. Io in genere lo uso una mezz’oretta o poco più.
Una volta usciti dalla vasca, si possono fare due cose: o una doccia fredda (che io preferisco), oppure asciugarsi con l’asciugamanino con cui vi siete rinfrescati durante il bagno, opportunamente strizzato. La doccia fredda, comunque, è stupefacente!!!
Ecco, questo è l’ofuro: per oggi, va bene così!
Marco

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