inGiappone

dicembre 20, 2008

La scopa del rispetto

In Giappone, i bidelli non esistono: sono sempre gli alunni a pulire la scuola, e lo fanno in un modo che mi ricorda molto il celebre indovinello della Sfinge. Alle scuole elementari, infatti, i bimbi puliscono in ginocchio, passando stracci sul pavimento (in effetti, non so se sia così universalmente, ma fuziona così alla scuola del mio “host-cugino”); alle medie, sempre in ginocchio, ma con una scopetta; al liceo, invece, rivoluzione: si passa ad una vera e propria scopa. Senonché, non è una vera e propria scopa, ma – e ci mancherebbe altro: non solo hai l’onore di spazzare per terra ma poi vuoi anche stare dritto con la schiena? – una scopetta col manico monco, che ti costringe a chinarti per pulire… in questo senso:

[non me la carica… vabbè, immaginatemi curvo su una scopa (quasi) senza manico!]

Notare che io non sono particolarmente alto (hehe, come suonano bene le parafrasi alla giapponese!)…

Anche all’interno del “democratico” liceo, comunque, si osserva un ordine: i senpai, cioè i san-nen-sei (quelli che sono in terzo liceo, ovvero l’ultimo anno) puliscono le proprie aule (il che include svuotare i 5 cestini della raccolta differenziata) ed i corridoi davanti alle classi; i ni-nen-sei (ovvero i secondini, tra cui sono anche io) puliscono le proprie aule ed i corridoi antistanti, le aule dei professori, le scalinate interne ed i corridoi di connessione tra le parti della scuola; gli ichi-nen-sei (i primini) puliscono, oltre alle proprie aule e all’uscio della scuola, le aule comuni (tipo: biblioteca, aula di arte, aula computer, aula di scrittura, aula di commemorazione del centenario scolastico; e ce ne sono a non finire) e i bagni.

Un po’gerarchizzato, non vi pare?

dicembre 18, 2008

Gurantariaano… chi era costui?

I giapponesi hanno un certo gusto per l’autocompiacimento, che li porta sempre a fare domande generiche ai quali il gaijin ammaestrato non potrà che rispondere con risposte altrettanto generiche, tendenti al cerimonioso ricco di complimenti, teso a confermare le aspettative dell’interlocutore ed, anzi, a dimostrare che lui, lui sì che capisce la cultura giapponese, e la apprezza molto, moltissimo, più dei giapponesi; anzi no, un po’ meno, visto che lui no, non è giapponese e non si può permettere tanto. Stranamente, non avrà notato nemmeno un lato negativo del Giappone – perché avrebbe dovuto, del resto? In Giappone non ce ne sono! – ed ovviamente qualsiasi cosa abbia una minima profondità e risulti in un commento negativo, o in una semplice affermazione diversa da: “E’ davvero fantastico” oppure “Mi è piaciuto molto”, viene evitata coscienziosamente dal conversatore scrupoloso, ovvero dal 99,98% dei giapponesi che vi capiterà di incontrare.

Accade così che, dopo trentacinque estenuanti minuti di intervista, durante i quali una peraltro simpatica giornalista mi ha tormentato con banalissime domande alle quali ho risposto “esattamente come dovevo rispondere”, ho conquistato, fra mirabolanti complimenti e banalità ormai memorizzate, uno spazietto sulla cronaca del giornale leader di Iida e dintorni, il “Minami Shinshuu Shimbun”.

P

buona lettura! 😛

Traduzione (alquanto libera… in effetti, mi sono reso conto che non sono assolutamente capace di farne una letterale! Non so se sia io troppo esigente a voler mantenere il suono della lingua originale, oppure se sia la differenza nella costruzione dei periodi, fatto sta che, a volerla mettere “alla giapponese”, suona davvero male!):
“Maruko Gurantariaano-kun (17) uno studente italiano all’estero che frequenta il secondo anno del “Liceo Fuuetsu di Iida”, ha detto: <<Assaggiando i sapori delle altre nazioni, la “Festa di Scambio Culturale” è venuta davvero bene. Iida è una città molto pulita e sicura. Anche la cucina è buona.>>. ”
Ora, a parte tutto… non è che sia proprio soddisfattissimo, ecco… cioè, mi metti in croce più di mezz’ora e poi mi dedichi tre righe in cui mi fai parlare come fossi un robot di 10 anni fa? Insomma, non che pretendessi una pagina intera, ma, per diamine, sembra che io parli a frasi di 6 parole l’una! ASIMO, per dire, già è ad un altro livello! xD

Metterò provvisoriamente da parte le lamentele per far spazio ad un po’di orgoglio, visto che, dei 10 studenti all’estero, hanno scelto di pubblicare la mia intervista, e mi hanno messo addirittura accanto allo “Yokota Kaichō”. Ma come, non lo conoscete? Si vede che siete davvero out nella vita di Iida! La Yokota (che, in italiano, sarebbe un meno suggestivo: “risaia di lato”)  è lo sponsor principale di qualsiasi evento si tenga ad Iida, dalla maratona degli studenti alla “Gurando Oopun” (Grand Open, cioè inaugurazione) del nuovo circolo bocciofilo, fino ai più impegnativi hanabi di fine estate. E’una compagnia dai molteplici risvolti che, dalle concessionarie automobilistiche ai pachinko fino agli “Hyaku-en shoppu” (negozi da 100 yen) gestisce una discreta fetta dell’economia della città. In poche parole, lui è il presidente delle operazioni di Iida, ed è a metà tra uno yakuza (mafioso giapponese) ed un intrepido uomo d’affari: più probabilmente, entrambi. E’, insomma, quel tipo di personaggio che riceve inchini a “fronte-struscia-pavimento” persino dal sindaco, ed io sono stato elevato a tal punto da meritare di lambire le sue sacre parole: come potrei non esserne più che onorato?

(sì, va bene, prima che i miei deliri da mancanza di sonno si facciano ancora più evidente è bene che io mi faccia i 20 minuti nel kotatsu di cui parlavo ieri… oyasumi!)

dicembre 17, 2008

Kotatsu

(Il Kotatsu provoca dipendenza, non iniziare!)

L’altro giorno avevo parlato frammentariamente di un certo “Kotatsu”, ma penso che molti non sappiano di cosa si tratta. In breve, eccolo:

il kotatsu! notare gli indispensabili elementi della vita giapponese: computer, telecomandi a più non posso, mandarini, snacks, il mitico asciugamano bagnato che serve a pulire il tavolo in continuazione ed, infine, gli "zabuton", o, più banalmente, cuscini

E’un tavolino basso accerchiato da coperte, sotto il quale è integrata una resistenza elettrica, che provvede a riscaldare il ristretto spazio fra tavolino e tappeto.

A che serve? Ma è ovvio: perché, in Giappone, patria di uomini tirchi parsimoniosi, riscaldare tutta la casa è visto come uno spreco, ma è uno spreco riscaldare anche un’intera stanza. Dunque, si riscalda solo una piccolissima parte di spazio, ed il resto è più o meno esposto alle variazioni climatiche (ad esempio, nella mia host-family, in salone, c’è una splendida e caldissima stufa a legna, ma, a casa della mia host-nonna, si vive solo di kotatsu!): ciò provoca una differenza di temperatura fra parte inferiore del corpo, immersa in un clima tropicale, e parte superiore, che invece è in Antartide. Il risultato, prevedibilmente, è una grave dipendenza da Kotatsu (oppure, meglio, o-kota), che porta intere giornate passate nella fredda scuola a sognare l’attimo di sublime immersione nel suo calduccio… ancora, immaginate di stare a pochi centimetri dal pavimento, semi-distesi, al calduccio mentre fuori fa freddo e con tutto ciò che vi serve (mandarini, snacks, telecomando di televisione e kotatsu, computer e cuscini) a portata di mano: il verificarsi di queste condizioni conduce irrimediabilmente ad una profonda sonnolenza, che finirà immancabilmente col risolversi in mini-pisolini da 20 minuti intervallati da 30 minuti di semi-attività.

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

ecco lo strumento del potere! (il rimokon - ehm, telecomando - del kotatsu)

Insomma… come potrebbe un apatico come me non apprezzare questo stile di vita?

W il Kotatsu!

dicembre 16, 2008

Extreme packaging

Ecco cosa intendevo quando dicevo che in Giappone, per mangiare un dolcetto si produce una montagna di rifiuti… apertura di una scatola passo dopo passo.

pensate che per mangiare un biscotto basti aprire una scatola? ingenui!

pensate che per mangiare un biscotto basti aprire una scatola? ingenui!

Riassunto a parole: prima scatola di cartone, seconda scatola di cartone, primo involucro di plastica, secondo involucro di plastica… finalmente si mangia!!
Bisogna ammettere che però, i giapponesi, con le confezioni ci sanno fare: ognuna ha aperture facilitate che sono effettivamente facilitate, si aprono sempre alla perfezione (non come i maledetti ed antiestetici fili rossi delle nostrane confezioni casarecce, che metà delle volte sono tutt’uno con la plastica e l’altra metà si aprono male…), ed hanno spesso look professionali.

Ora, non che dei rifiuti in sé mi dispiaccia troppo (in fondo fin quando riciclano anche le etichette…), però una colazione in stile occidentale diventa un vero e proprio stillicidio di buste, bustine, pacchettini e sottopacchettini, assorbenti singoli di umidità e robe varie! Insomma, il senso di colpa cresce a dismisura, se sai esattamente quanto hai mangiato!
In più, se, come me, guardate anche alla quantità… preparatevi a sonore delusioni!

😛

dicembre 15, 2008

Alle volte, ritornano: Akashi Kaikyō Ōhashi

Se non fosse stati già soddisfatti da un post e un quarto sul ponte Akashi Kaikyō (anzi, per la precisione, Grande Ponte Akashi Kaikyō), sono qui, pronto a venirvi in soccorso. (sì, lo so che probabilmente non ve ne frega molto… ma, in fondo, è il mio blog, e posso decidere per autocompiacimento di propinarvi qualsiasi cosa! :P)

Il ponte connette Kōbe ad Awaji-shima, una sottopopolata terra di nessuno la cui attrattiva principale sono i campi di cipolle. Ora, che bisogno ci fosse di costruire un ponte del genere… lo potete capire dalla mappa: l’isola di Awaji, infatti, fa da ponte tra la popolosa zona del Kansai e la semi-deserta Shikoku, bastava unire lo stretto di Akashi e lo stretto di Naruto. Si sperava, dunque, che un migliorato accesso potesse dar via ad un decollo economico per Shikoku, ma così non è stato: le facilitazioni per le compagnie ortofrutticole di Shikoku e per chi viaggia, in compenso, restano comunque.

sul cartello: "Akashi Kaikyō Ōhashi - Zenmen chuuteisha kinshi" ovvero: "Grande Ponte Akashi Kaikyō - Divieto di sosta e fermata su tutta la superficie". Notare quanto sia curvo il piano stradale...

Si parlava, comunque, del ponte Akashi Kaikyō, detto anche “Ponte delle perle” per via della sua particolare illuminazione notturna: è un vero e proprio capolavoro ingegneristico non solo per la sua imponenza (le torri sono alte quanto grattacieli di 80 piani, e le loro fondamenta ne aggiungono altri 30; la campata principale è di 1991 metri; i cavi che sospendono il ponte sono spessi 1 metro e 12 centimetri e  sono formati ciascuno da 36’830 fili più piccoli: se messi in fila, sarebbero lunghi 300’000 kilmometri; per gli ancoraggi sono state necessarie 350’000 tonnellate di cemento e, per costruire torri e cavi, il 25% della produzione giapponese di acciai speciali è stata impegnata per 7 anni) ma anche per il luogo in cui è stato costruito, soggetto a terremoti, a tifoni e a forti correnti marine.

finalmente sul ponte!!! provate a contare le croci di acciaio della prima torre, e poi quelle della seconda... noterete che nella prima sono quattro, e nella seconda tre!

finalmente sul ponte!!! provate a contare le croci di acciaio della prima torre, e poi quelle della seconda... noterete che nella prima sono quattro, e nella seconda tre! Com'è possibile? Il ponte è talmente curvo che, guardando da un'estremità, la prima croce scompare sotto il piano stradale!

Le due torri, durante la costruzione, sopravvissero al Grande Terremoto di Awaji, Kōbe ed Ōsaka, che costrinse i progettisti a rimodellare il ponte in modo che la campata fosse un metro più larga: questo incidente di percorso ha fatto sì che i metri della campata fossero 1’991, come il mio anno di nascita, e ciò… beh, insomma, non che io creda alle coincidenze, però me lo ha fatto stare subito simpatico!

non vorrei essere l'uomo che deve stringere tutti quei bulloni...!

non vorrei essere l'uomo che deve stringere tutti quei bulloni...!

Ciò che testimonia l’amore dei giapponesi per il ponte è l’area di servizio che si trova sull’autostrada subito dopo di esso: costruita in modo che, da qualsiasi direzione si venga, si possa tornare indietro nella stessa direzione (per potersi godere un prazo in compagnia del ponte!), include anche una ruota panoramica ed un mini parco a tema che spiega i fondamentali del ponte.

confrontate la mia altezza con lo spessore del cavo!

confrontate la mia altezza con lo spessore del cavo, ed avrete un'idea della sua imponenza

Notare l’amore che i giapponesi nutrono per l’aria condizionata: la mettono anche sulla ruota panoramica!

cabina con aria condizionata... altro che la spartana dondolosità del LunEur!

cabina con aria condizionata... altro che la spartana dondolosità del LunEur!

Infine, la classica foto di rito, con me, Okaasan, l’immancabile placca commemorativa e, di striscio, anche il ponte sullo sfondo:

-(

io ed Okaasan al ponte Akashi Kaikyō: peccato che per la foto collettiva non ci sia stato tempo 😦

Per ultima, l’immancabile foto del ponte per intero:

non che la foto sia venuta particolarmente bene ma... insomma, dovevo pur farla!!

non che la foto sia venuta particolarmente bene ma... insomma, dovevo pur farla!!

Alla prossima!

dicembre 14, 2008

Dov’è che l’ho già visto, questo logo?

Tanto per confermare le voci che dicono che in Giappone si copia di tutto (il che non è sempre vero, ma…):

il logo dello "Al.plaza", vero?

il logo dello "Al.plaza", vero?

dicembre 13, 2008

stranezze&abitudini

(Attenzione! La sezione Curiosità è sconsigliata dalle linee guida di Wikipedia. La voce può essere migliorata integrando i contenuti rilevanti nel corpo della voce e rimuovendo quelli inappropriati.)

Oggi non cade alcuna ricorrenza particolare, né c’è qualche motivo in particolare per cui voglia scrivere ques’articolo. Tuttavia, è un po’che stavo pensando di fare una lista delle stranezze giapponesi cui mi sono abituato, e a quelle che invece mi lasciano ancora sorpreso.

Mi sono abituato a:
– guardare dal lato sbagliato della strada quando attraverso
– fare inchini a bizzeffe, anche quando parlo al telefono
– il metodo di guida della gente (lenti, lentissimi, rispettano tutte le precedenze, si fermano ad ogni stop e, prima di ripartire, contano fino a 2. Fanno un piccolo inchino quando lasciano passare un pedone o per ringraziare delle precedenze date, mentre, quando la prendono, un cenno di approvazione con la mano)
– sentire un senso di dispiacere quando mi allontano da scuola alle 6 di pomeriggio – perché, in fondo, è un altro giorno che se n’è andato – per poi sentirlo sparire una volta accolto dal calore degli affetti di casa e del kotatsu (eh eh, se vi state chiedendo cosa sia il kotatsu… prima o poi lo spiegherò!)
– avere uno stuolo di commessi in divisa pronti a spiegarti ogni dettaglio, anche con confronti incrociati, di qualsiasi macchina fotografica, pantofole riscaldate a batterie o ionizzatore di vapore al plasma ci sia nel negozio, e che ti ringraziano anche quando non compri niente
– vedere il treno che parte alle 11:21 arrivare in stazione alle 11:20, e chiudere le porte quando la lancetta dei minuti dell’orologio della stazione arriva alle 11:21
– vedere bimbi di 5 anni che tornano da soli da scuola e che, mentre attraversano la strada, usano diligentemtente le bandierine per la sicurezza stradale (delle quali vi dovrò mettere una foto, perché sono sicuro che non ve le immaginate)
– non dovermi preoccupare di quando lascio Nintendo DS, macchina fotografica e portafogli sul banco durante l’ora di educazione fisica, né del fatto che il mio armadietto non abbia il lucchetto
– fare una montagna di rifiuti per mangiare un apparentemente innocuo biscottino (promemoria per Marco: crea un post a riguardo)
– pensare due volte prima di buttare un rifiuto, per evitare di selezionare il cestino sbagliato
– cucinare con la piastra elettrica che non si scalda (all’inizio non potevo fare a meno di toccarla in continuazione per vedere se era DAVVERO fredda ç_ç)
– mangiare la frutta con la buccia già pelata (il che, per un pigro come me, è spettacolare)
– vedere la TV sul megaschermo da 47″ in qualità digitale
– tuffarmi dentro il kotatsu (e due…)
– この番組は、御覧のスポンサーの提供でお送りします!(Kono bangumi ha, goran no suponsaa no teikyou de ookurishimasu! – Questo programma è mandato in onda dall’offerta degli sponsor che vedete; la frase è un vero tormentone della TV giapponese)
– la musichetta che suona a mezzogiorno e alle 6 da tutti gli altoparlanti della città, senza che ci sia alcuna ragione apparente perché debba farlo
– sentire, sempre nel sistema di altoparlanti della città, annunci tipo: “Stiamo cercando una signora di 79 anni, che è scomparsa da stamattina alle 11” quando sono le 4 di pomeriggio. Oppure: “E’ scoppiato un incendio a casa di tizio nel quartiere caio”… insomma, in Italia diremmo:  “E al popolo…”, mentre qui tutti accendono la TV sul canale disastri (sì, esiste) per ascoltare di nuovo l’annuncio e vedere la mappa in sovrimpressione.
– la tavoletta del cesso riscaldata (che, considerate le temperature polari dentro casa, è una mano santa)
– la stufa di casa (sì, è vero, sono tra i fortunati: a casa abbiamo una stufa! Bella, solida, calda e in ghisa! Peccato che scaldi una stanza sola…)
– cantare l’inno della scuola in versione remix, con tre compagni di classe a chitarra, basso e batteria
– alle betoniere/autobotti che, quando girano “parlano”, dicendo: “Sto girando a sinistra! Presti attenzione per piacere!”
– all’omino della stazione di servizio che non si limita a mettere benzina, ma si arrampica sulla macchina (beh, nel caso di quella di mio fratello, si arrampica nel vero senso della parola, visto che è praticamente un camion) a lavare il vetro, pulisce fari e specchietti ed, una volta finito il rifornimento, ti saluta prima con un inchino e poi con la mano, fin quando non sei sparito dalla sua visuale (ma, chissà, forse è ancora lì a salutarti ma non lo puoi vedere…)
– all’ascensore parlante
– ai disegnini in stile cartone animato che affollano qualsiasi cosa, dagli “attenzione a non farvi chiudere le dita dentro la porta dell’ascensore” alle pubblicità con Doraemon che gioca a palle di neve con persone reali
– a vedere il simpatico faccione da schiaffi di Aso Taro (il premier giapponese) che sbaglia i kanji in televisione
– alla casetta/calendario dell’avvento appesa in camera mia, ed all’arredamento kitsch di casa – ai quali, oramai, mi sono affezionato
– a lamentarmi ogni volta che vedo una cartaccia per terra (il che, in effetti, non accade molto spesso… anzi, quasi mai, ma accade)
– alla signorina elettronica del distributore automatico, che mi dà il buongiorno e  mi ringrazia puntualmente con la sua vocina squillante ogni volta che compro qualcosa. Davanti al supermercato c’è anche la sua versione più “casareccia”, che dice: “Cosa ne pensa di una bevanda calda?”. Come non affezionarcisi?
– a tante tante tante altre cose che ora non mi vengono in mente, ma che prima o poi scriverò!

Non mi sono (ancora?) abituato a:
– la cortesia dei negozianti (ogni volta che dicono “Benvenuto!”, io sono lì che mi dico “uh, che carini!”, e finisco inevitabilmente per ricambiare il saluto con un “Konnichiwa” di giorno, “Konbanwa” di sera anche se, in realtà, non è necessario)
– mangiare salato la mattina a colazione (sì, è vero, ormai mangio anche il natto, ma… il cornetto resta lì, immobile nell’etereo olimpo dei sogni)
– i compagni di scuola che ti chiedono: “Scusami per il disturbo, non è che per piacere potresti prestarmi la gomma da cancellare? Scusa!”.
– quando dici: “Tutta questa cortesia non è necessaria, va bene anche essere meno formali!”, ti senti rispondere: “Scusami moltissimo, non vorrei mai essere troppo formale con te”. Per la serie: iniziamo bene…
– vedere insegnanti che abitano a scuola (non hanno orari: dopo gli esami, per correggerli, possono arrivare a scuola anche alle 2 di notte, visto che i cancelli non chiudono mai)
– sentire il conducente dell’autobus che dice: “Sto girando a destra! Fate attenzione per piacere!” oppure: “Mi sto fermando! Fate attenzione per piacere!”
– vedere gli orrendi pali dell’elettricità che sono affastellati su OGNI strada
– avere costantemente freddo: a scuola, il riscaldamento, non si usa, visto che i soldi per il kerosene se li sono mangiati crisi economica e politici locali; a casa, invece, il corridoio resta sempre freddo… meno male che c’è il kotatsu
– svegliarmi la mattina che, tenuto al caldo da termocoperta e 4 coperte normali, sembro l’omino michelin, e non voler scendere dal letto mentre vedo il mio alito che condensa nell’aria fredda (la mattina, in camera, ci sono 5°…)
– vedere ogni settimana il resoconto delle fluttuazioni giornaliere dei prezzi della verdura in TV
– vedere gli assurdi programmi della TV giapponese (sono ancora un ragazzo di campagna, che si stupisce a vedere coppie gay che, travestite da attori del 1700, vanno a strappare conchiglie dagli scogli; oppure strani puffi verdi a forma di stella che ti spiegano come lavare le mani)
– alla complimentosità eccessiva dei giapponesi che, a forza di farti complimenti anche quando non c’è bisogno, diventano offensivi, perché… beh, a mio parere, inflazionano così l’atto del complimento, non dandogli più valore.

Per oggi è tutto… ovviamente, la lista non è completa, e, se facessi degli aggiornamenti, lo segnalerò puntualmente!

A presto!!

dicembre 11, 2008

Risultati!

Visto che il sondaggio ha ricevuto una buona partecipazione e che avete espresso nettamente le vostre preferenze per il “Rispondere sotto il commento”, d’ora in poi farò così.

Chiedo dunque a tutti, sebbene mi dispiaccia dover richiedere un sacrificio, di controllare se io abbia risposto o meno al commento nello stesso post in cui il commento è stato lasciato.

Yoroshiku onegai shimasu!
(mmm… mmm… penso che sia intraducibile, ma, grossomodo, vuol dire qualcosa come: “Vi chiedo umilmente di essere gentili con me”, e, dunque, estrapolando dall’ambiguità: “Chiedo la vostra collaborazione in questa situazione di difficoltà”. Declinabile anche, in contesto amichevole, in “Yoroshiku”, ed, in contesti formali, in “Yoroshiku onegai itashimasu”, oppure nel formalissimissimo “Yoroshiku onegai moushiagemasu”)

dicembre 10, 2008

È Natale!

(ATTENZIONE: questo prodotto di automedicazione senza obbligo di ricetta contiene dosi smodate di ironia. Non prendere le cose scritte troppo alla lettera più di una volta al giorno, non immaginare che Marco viva con repellenza quanto raccontato in misura superiore alle dosi prescritte, non pensare che disprezzi la sua famiglia giapponese o il Giappone per quanto scritto sulla confezione né che si stia elevando eccessivamente a giudice della situazione; non inalare, non mescolare con acido citrico o cloridrico in condizioni di bassa pressione atmosferica e tempo sereno; non somministrare ai bambini sotto i 35 anni; se il sintomo persiste consultare l’arredatore; leggere attentamente il foglietto illustrativo)

Ebbene, se anche voi foste rimasti sconvolti leggendo della spaventosa mancanza di alberi di Natale in Svezia sul blog di Carlotta, io, tralasciando la promessa di scrivere un articolo sul ponte più lungo del mondo (in effetti, è passato troppo poco tempo dal ponte di Naruto, e non vorrei dare l’impressione di stare lentamente scivolando verso un blog di ingegneria!), provvederò a confortarvi, sempre che riusciate a districarvi fra la mia nodosa sintassi. Ad onor del vero, è sempre stata simile al nodo di Gordio, ma è, in questo particolare frangente, complicata dal fatto che, parlando in giapponese, la grammatica cambi completamente, facendo sì che io non riesca più a tenere sotto controllo il mio amore per l’ipotassi.

Si parlava, comunque, di alberi di Natale (in giapponglese, “クリスマストリー・kurisumasu torii” oppure “クリスマスツリー・kurisumasu tsurii”, con l’ultima che ha guadagnato, negli ultimi tempi, la maggioranza del consenso, per ragioni che vanno al di là della comprensione dell’autore): quantunque in Giappone il Natale non sia che una mera ricorrenza commerciale – non che mi dispiaccia, sia chiaro… in fondo, non essendo religioso, per me in Italia è sempre stato lo stesso – e nonostante la crisi economica nella quale il Giappone sguazza allegramente da 18 anni si stia approfondendo, gli alberi di Natale sono assolutamente fantasmagorici, quello della mia famiglia in testa.

Babbi Natali, zucche, topolini fosforescenti, festoni, ghirlande, paccottiglia kitsch tipo renne illuminate e zucche volanti, gazebi addobati e chi più ne ha più ne metta, abbondano in maniera spropositata, lasciandosi superare solo dai creatori del genere, gli americani, che, effettivamente, rimangono sempre un passo avanti sia sulla grottesca mostruosità degli oggetti sia sulla quantità delle luminarie.
Comunque, una foto di casa mia, vista dalla strada: provate a contare gli alberi di Natale…

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

eccola! è lei, casa, addobbata per le feste!

Quanti ne avete trovati?
Io ne vedo… quattro: uno dentro la finestra dell’ingresso, uno accanto alla finestra dell’ingresso, uno in mezzo alla foto ed uno, che sicuramente non avrete mancato, illuminato in blu e bianco. A ciò si aggiungono: una stella gialla e cascata di luminarie blu e bianche dal balcone del secondo piano, una renna che si intravede nascosta fra la recinzione, un copri-gazebo in luce bianca calda, una slitta di babbo natale ed una scritta “Merry Chrismas” nella finestra della veranda (sulla sinistra), una zucca a quattro ruote di cenerentola, e, gran finale, un orrendo Mickey Mouse che s’illumina di rosso e fa una musichetta melensa, che si aggiudica la palma dell’oggetto più grottesco, pur con un’agguerrita concorrenza. Per sottolineare il suo merito, gli ho dedicato un primo piano:

mikki mausu!

mikki mausu!

A parte l’ironia sullo stile kitsch americano delle luminarie medie, devo ammettere che sono abbastanza spettacolari e che, probabilmente, la mia famiglia sta esagerando le celebrazioni per il Natale per mettermi a mio agio, dunque sono loro riconoscente per questo! Grazie mille okaasan! (^_^)

Visto che dalla prima foto non si carpiva lo splendore della renna, né quello della zucca, né quello del giardino in generale, uno scatto per immortalare il loro meritevole splendore:

è Natale, tutto fa brodo!)

il giardino di casa! sulla sinistra, la renna Rudoruhu (Rudolph/Rudolf), sulla destra, la zucca di Cenerentola (vabbè, suvvia, non stiamo a guardare troppo per il sottile: è Natale, tutto fa brodo!); in alto, illuminazioni a cascata

Notare che, sigh sigh sob sob, la neve si è già sciolta! Effettivamente, inerpicarmi per la salita che porta a scuola con neve e ghiaccio ha cambiato radicalmente i miei pensieri sull’idilliaco regno etereo della neve…

Ultima foto per il protagonista indiscusso del giardino, autoproclamatosi vincitore dell’ambito (?) titolo di “Miglior albero di Natale del sottoquartiere di Miyanoue 2007”, un’istituzione al punto che, una volta che il timer per l’accensione non era partito, la vicina è venuta a chiedere: “Ma che è successo? Non accendete l’albero?”.
Peccato solo che la foto non gli renda giustizia… ma, ovviamente, con -2 gradi ed una pioggia in corso, non andrò di certo a rifarla!

ecco l'albero maestro, se mi passate la pessima battuta...

ecco l'albero maestro, se mi passate il pessimo gioco di parole...

メリークリスマス・Merii kurisumasu!!!

Akashi Kaikyō Ōhashi

Oggi è tardissimo… purtroppo, posso solo darvi un’anteprima del mio pellegrinaggio della mia visita al ponte più lungo del mondo!

Akashi kaikyō Ōhashi

Akashi kaikyō Ōhashi

Buonanotte!

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