inGiappone

dicembre 30, 2008

Maturità

Stavo leggendo, quest’oggi, blog di persone sparse per il mondo, e non ho potuto fare a meno di confrontare le mie impressioni con le loro, ed anche il tipo di programma.
Sarà che è ormai giunto il tempo di trarre le conclusioni.

Innanzitutto, la mia esperienza è stata diversa dalla maggioranza quelle che ho letto. Mentre in genere gli studenti all’estero possono fraternizzare con qualche compagno di (s)ventura proveniente dall’estero, io non ho avuto nulla di simile; al contrario, incontrare persone dallo stesso programma è formalmente proibito, in quanto “avrebbe potuto distogliere la nostre attenzione dai giapponesi”.
Insomma, fosse stato solo il divieto lo avrei ignorato tranquillamente, ma il fatto è che i giapponesi “pensano avanti”, ed hanno fatto in modo che nessuno dei partecipanti al programma capitasse vicino a qualcun altro, in modo da essere in “full immersion” tra i giapponesi.

All’inizio, non avevo particolari rimostranze verso questo metodo, ma devo ammettere che a lungo andare qualcuno – straniero – con cui parlare liberamente del Giappone diventa necessario: non penso che sia per mancanza di amici o per “voglia di trasgressione”, o qualsiasi cosa del genere. Semplicemente, a lungo andare, scambiarsi informazioni e punti di vista ed esprimere opinioni libere senza aver paura di scatenare il finimondo è un sostegno vitale – specialmente in un posto come il Giappone, dove, come diceva Fabiana in un commento al post di ieri, pur col passare del tempo non ci potrà mai sentire completamente a casa. Uno straniero è insomma una voce pronta a darti un punto di vista che non sia né il tuo né quello di 127 milioni di giapponesi, il che è, spesso, impagabile.

Prendiamo, ad esempio, io all’interno della mia classe. Ho avuto relazioni sociali discrete, con ottime probabilità migliori – in quantità – di quelle che ho in Italia e che avrò (forse) al ritorno; non mi manca la gente con cui parlare né gli amici con cui uscire al centro commerciale o al karaoke: eppure, sento che manca profondità. Profondità negli occhi che incroci con lo sguardo, profondità nei discorsi che escono ciclicamente con gli amici, profondità nel riflettere su se stessi, sulle proprie vite, sul proprio passato e sulla propria nazione: c’è bisogno disperato di profondità, in questa nazione.

Discorsi che non sfondano mai la soglia delle “varie ed eventuali”, interesse per l’Italia che si limita ad “elencami i nomi delle griffes di borse” o “che buono il tiramisù, vieni a prepararlo a casa mia?”, voglia di cimentarsi nelle sfide del mondo che lèvati – lèvati queste balzane idee dalla testa e grugnisci nel tuo piccolo porcile, perché… chi te lo fa fare di andare in uno più grande? – sono la stragrande maggioranza.

Non esiste l’interesse per l’estero in quanto tale: è come se fosse un mondo a parte, buono per fare scarpe firmate e pasta (di cui sbagliare invariabilmente il nome); magari potrà avere monumenti che valga la pena di visitare – quantunque in effetti siano luoghi pericolosi – ma non è un “posto” con serie pretese.
Ciò che mi ha più sorpreso è stato proprio il totale distacco tra Giappone, nazione dove si può vivere, e l'”estero” (alla giapponese, “Oltre il mare”), sconosciuto e periglioso luogo delle fate, dove vivono persone dalle abitudini strane (memorabili gli sticker che spiegano “l’abitudine dell’abbraccio”), da compatire sì con un sorriso ed aria bonaria, ma non un’alternativa seria alla Nazione con la enne maiuscola, e nemmeno qualcosa che valga la pena approfondire più di tanto.
Non che manchino le domande di rito – quelle mai! – ma un sano e genuino interesse per chi vive in maniera diversa dalla propria, una curiosità di fondo che abbia come base la capacità di porsi domande ed interrogarsi sulla propria condizione, queste sono totalmente assenti nella stragrande maggioranza delle persone**.

I ragazzi, in particolare, a 17 anni sono ancora bambini. Non li sfiorano desideri da “mondo degli adulti”, quali, che so, costruirsi una vita indipendente, ma passano la loro infanzia in un mondo assolutamente ovattato, scollegato dalla realtà sia giapponese che straniera, in cui hanno sì doveri pressanti – lo studio – ma che, tutto sommato, non presenta grosse difficoltà: “Il difficile non è imparare a memoria ma usare la testa”, diceva sempre la maestra Andreina (lo diceva davvero)… dopo 13 anni capisco cosa intendesse dire. La stessa campana di vetro li protegge durante l’adolescenza, nella quale, dal loro keitai, non arrivano pericolose ideologie che potrebbero sviarli né indizi che non tutto il mondo sia uguale al Giappone, ed anche durante il periodo adulto: guardando la tv giapponese, non si ha mai l’impressione che esista altro che il Giappone. Per fare un esempio, durante le olimpiadi, se in una certa disciplina non ci sono giapponesi che hanno preso medaglie, in tg non se ne parla; se un giapponese è medaglia di argento non si sa di chi sia la medaglia d’oro né quella di bronzo; lo stesso si applica a calamità naturali, guerre, votazioni e chi più ne ha più ne metta.

Tutto ciò può portare a risultati, se non paradossali, quantomeno divertenti, come quando, chiedendo ad un tizio tornato da un programma di scambio in Nuova Zelanda come fosse stato il viaggio, mi sono sentito rispondere: “Noioso. In NZ non ci sono giapponesi”. Come controbattere ad una risposta di siffatta ingenuità? E’ questo quello che ha imparato in un anno di vita all’estero? Tutte qui le osservazioni, le scoperte, le differenze, le sorprese che provengono dalla visita di un universo parallelo? No. Ha aggiunto: “Non ci sono nemmeno i canguri”. Meglio non guardare oltre – se proprio siete pettegoli e non vi sapete trattenere – la siepe del vicino.

Il Giappone, è, insomma, soddisfatto di se stesso al punto di non curarsi di ciò che esiste al di fuori di lui. Soddisfazione reale o presunta? Reale, direi: la generazione che fu sconfitta durante la Seconda Guerra Mondiale (che qui viene normalmente chiamata – coincidenza? – “Guerra del Pacifico”, a sottintendere, ancora, che non si sia combattuto altrove…) ha ottenuto un progresso tangibile. Non c’è motivo, però, per cui debba trasformarsi nella hybris che già tradì il dantesco Ulisse. Silenziando le opportunità che provengono da uno scambio culturale a livello profondo, il Giappone perde linfa vitale per una società statica ed incapace di muoversi oltre il sistema che l’ha spinta per gli ultimi 60 anni, e che, pur rivelatosi fallimentare dai tempi dello scoppio della bolla speculativa, rimane immutato nel più siciliano degli immobilismi.

Ciò che può sembrare paradossale per una nazione prospera e nazionalista come il Giappone è che i giapponesi, di loro, non hanno consapevolezza della grandiosità del loro paese a livello internazionale. Da questo punto di vista, sono sorprendentemente immaturi: non riescono a vedersi in maniera obiettiva e sono immersi nell’insicurezza – prima che dell’oscuro estero – del loro stesso paese. E’ per questo che qualsiasi operazione di “internazionalizzazione” non ha mai avuto successo: manca una base su cui attaccare il sentimento di internazionalità, manca la consapevolezza della propria nazione.
Senza conoscere te stesso, perché vorresti conoscere un estraneo? Immagino che questo sia il ragionamento che fanno, più o meno inconsciamente, i giapponesi, e che ho provato con la stragrande maggioranza delle persone sulla mia stessa pelle***.

E’ ironico che io sia arrivato a queste conclusioni dopo essere scappato a gambe levate dal provincialismo italiano, dalla Lega razzista che va in tv un giorno sì e l’altro pure tra gli applausi dell’italiano medio, aspettandomi che, nella nazione del buddhismo zen e della meditazione, ci fosse coraggio di riflettere: non c’è nulla di più edificante di essere smentiti dalla realtà. A volte, in maniera clamorosa.

(* non che tentare di riflettere in profondità possa sempre dare risultati positivi: guardate me, ad esempio… sono comunque sempre stato di quelli che “Meglio provarci e fallire piuttosto che ridere degli altri che falliscono”)

(** non per la mia okaasan, che colgo l’occasione per ringraziare profondamente, e che mi ha aiutato, in questi quattro mesi, a rielaborare molto di quello che ho scritto qui)

(*** ci sono anche le eccezioni, come i Masahiro ed Haruki, nonché Yoshiyuki che al party non c’era, che ho mostrato nel post del karaoke; ma, su 40 compagni di classe, 35 sono “Della tipologia che vedete in sovraimpressione”)

19 commenti »

  1. Ciao Marco…Sono uno studente di lingue e il prossimo anno intraprenderò lo studio del giapponese…Fin da piccolo ho sempre amato questo paese, pur non essendoci mai approdato! Bhè, per un certo senso vorrei approdarci per ora con un pò di fantasia tramite delle informazioni, che ho potuto valutare leggendo le tue righe di questo blog! Ma ti sarei grato ( se non ti crea disturbo)di venire a conoscenza personalmente tramite la tua esperienza in Giappone di nuove realtà così distanti dalle nostre!
    Ti aspetto..ti lascio la mia e-mail…
    A presto! Valerio

    Commento di Valerio — dicembre 30, 2008 @ 3:18 am

  2. Ciao Marco!
    Ho scoperto da poco il tuo blog,e me lo sono letto da cima a fondo tutto d’un fiato!
    Mi piace molto come scrivi,questo ultimo post in particolare mi ha colpita…io ho la tua stessa età,e ho iniziato a studiare il giapponese da autodidatta; per ora è quello che posso fare per avvicinarmi un po’ alla cultura e civiltà giapponese…mi piacerebbe tantissimo andare in Giappone!!!** [nel caso non si fosse capito XD]
    Ti lascio la mia mail,se ti va ogni tanto ti bombardo di domande – senza impegno- sulla tua esperienza. No,a parte gli scherzi,mi farebbe veramente piacere sentirti!:)
    A presto spero
    Valeria

    Commento di Valeria — dicembre 30, 2008 @ 3:43 am

  3. Questo tuo post, non mi sembra altro che la pura, cruda e assolutamente imparziale considerazione di ciò che è il giappone. O almeno per quanto ne sappia io.

    Potrebbe sembrare un comportamento atto ad evitare che il proprio popolo perda le proprie origini e radici, quasi come se fosse un involucro a tenuta stagna, che protegge dalla schifezza aliena (ovvero estera). Ma non è altro che un qualcosa, che svantaggia il popolo stesso e le propria economia.
    Un esempio lampante lo si può ritrovare nel campo dei videogiochi, in cui solo il 40% del made in japan, varca i confini nipponici. Grazie, per la maggior parte, alle strategie di marketing, che prediligono il mercato interno, piuttosto che quello estero, per quano riguarda l’esportazione di tale materiale.
    Inoltre cosa che può notare facilmente chi ha una PS3, con account giapponese, che può vedere innumerevoli servizi di cui può usufruire un qualsiasi giapponese.
    Senza contare poi, gli infiniti gadget che vengono venduti con straordinario anticipo lì, o che non vedono per niente i confini al di fuori del giappone. E ciò accadeva soprattutto in passato.

    Convinti che siano manovre necessarie e non pensando minimamente alla situazione estera in tale settore. Creano inevitabilmente uno scontento nell’utenza oltre oceano e extra continentale, causando un abbandono di tale marchio e acquisto di marchi americani.

    Come venne detto nel film d’animazione “La spada dei Kamui”, “Loro ci obbligano a pensare che questo sia il mondo, quando non è altro che una caccola in mezzo all’oceano, in confronto all’immensità delle terre conosciute” (o pressapoco diceva così, questo comunque è il senso della frase🙂 )

    Ma diciamocelo…per quanto la cosa non ci piaccia…a noi il giappone piace anche per questo!!🙂
    Spero di non aver scritto troppo e se fosse così…chiedo scusa!😛

    Commento di taro — dicembre 30, 2008 @ 4:43 am

  4. Ehi, dopo tutto questo tempo che ti leggo è la prima volta che analizzi questo aspetto di socievolezza dei nipponici e non solo ti sbilanci con dei confronti ma, sorpresa, dai anche finalmente dei giudizi negativi!
    Come, già ti ho detto, sono stata sempre entusiasta dei tuoi reportages che ci hanno aiutato a capire mentalità, usi e costumi lontani da noi, ma non ho mai colto un rimprovero, una critica, un giudizio negativo così apertamente.
    L’immaturità, l’eccessivo nazionalismo, la poca fiducia in sè stessi che tu hai colto, ci fa capire che se anche il nostro sistema scolastico non è il massimo, sicuramente ci dà la possibilità di confronto e senso critico.
    Viva l’Italia.

    Commento di Anna — dicembre 30, 2008 @ 5:11 am

  5. Ciao Marco.

    Io ho avuto il problema inverso al tuo nella mia esperienza,
    non ho potuto avere un profondo e diretto contatto con giapponesi
    della mia eta` ma avevo voci di altri gaijin con cui confrontare
    opinioni ed esperienze. Mi sono reso conto che quel piccolo scambio
    quotidiano di impressioni e` stato non poco importante come valvola
    di sfogo per compensare il `non sentirsi completamente a casa`.
    Ma vedo che lo e` altrettanto quello con gli amici del posto, se alla fine
    sei riuscito ad arrivare a queste conclusioni che in me si erano formate
    solo in modo sfocato e confuso.

    Certo per quanto riguarda il modo di pensare da te scoperto, ci sono le
    eccezzioni (vedi le famiglie che decidono di ospitare ragazzi stranieri)
    e speriamo che un giorno nella mentalita` giapponese scompaia l`oscura idea
    dell`oltre mare e in quella italiana quella del paese asiatico (e si`, perche`
    per molti e` ancora uno solo, nella maggior parte dei casi la Cina) dove si
    parla la lingua del chin chon chan.

    Sono contento quindi quando vedo progetti di scambio internazionale diffondersi
    anche in giappone. Quando ho seguito quello che ho fatto io, ho potuto
    assaporare una profonda internazionalita` nei giapponesi (volontari) che ho
    avuto modo di incontrare.

    Saluti da Tokyo! Passerai da queste parti quando torni?🙂

    Commento di Alfredo — dicembre 30, 2008 @ 12:32 pm

  6. Scrivi molto bene Marco.
    ciao
    Valella

    Commento di vale — dicembre 30, 2008 @ 5:45 pm

  7. Complimenti per l’ottima e lucida analisi. L’amore per qualcosa passa anche per la sua critica, anche spietata, altrimenti è solo adorazione e fanatismo.

    Se posso permettermi un suggerimento una volta tornato a casa potresti mettere su per i tuoi amici in Giappone un video blog, con gli estratti della vita quotidiana a Roma. Primo perchè non tutti avranno la possibilità di vedere la città eterna, e anche quelli che ci andranno per turismo vedranno solo la superfice, secondo perchè la conoscenza dell’esistenza di una diversa realtà, con il suo peggio e meglio, passa anche dall’abitudine, uno straniero e le sue abitudini diventano un pò meno tali, una volta che ti abitui ad esse, anche solo vedendolo tramite uno strumento asettico come il video.

    Infine quattro frasi che Marco Aurelio diceva a se stesso (prova a passarle ai tuoi compagni):


    Non formarti opinioni in analogia ai giudizi che il prepotente formula o vorrebbe che tu formulassi, ma guarda le cose in sé, quali sono in verità.

    Hai la ragione? Sì. Allora perché non la usi? Quando essa, infatti, svolge il proprio cómpito, che altro vuoi?

    Ricorda che mutare opinione e seguire chi ti corregge è egualmente segno di libertà. Infatti è attività tua, che si compie secondo il tuo impulso e
    giudizio e, in particolare, secondo il tuo intelletto.

    Ad ogni cosa che qualcuno fa abìtuati, per quanto possibile, a indagare dentro di te: «A cosa mira costui con quest’azione?». Ma comincia da te e esamina
    per primo te stesso.

    ciao
    Davide

    Commento di Davide — dicembre 30, 2008 @ 7:20 pm

  8. Caro Marco,
    innanzitutto Buon Anno poiché ti immagino molto preso nei preparativi per lo Oshogatsu insieme alla tua hosutofamirii.
    Ho finito di scorrere la tua analisi e confermo quanto ho pensato la prima volta che ho letto il blog: Finalmente ecco un ragazzo maturo, intelligente e perspicace in confronto a tutti quelli che vi vorrebbero Generazione K dedita solo a cellulari e futilità!
    Non ti scriverò qui grandi citazioni(non ne sarei in grado con la mia umile testolina) ma leggendo mi è venuta in mente una cosa che ho letto qualche anno fa. Un autore, che non ricordo , paragonando Usa e Giappone diceva che mentre ognuno di noi potenzialmente poteva diventare un cittadino perfettamente integrato in America, ciò sarebbe impossibile nel Sol Levante. Le tradizioni rimangono nella mentalità profonda e giapponesi o lo si è per nascita o lo si diventa difficilmente (così come è stabilito anche per legge).
    E poi un’altra cosa: ti lamenti di non avere mai discussioni troppo impegnate con i tuoi amici ma dimentichi di non avere (come non l’ho io) un padronanza del giapponese ed un background culturale tale da paragonarti ad un adolescente giapponese.
    Lo so che ora che sei in Estremo Oriente, ti sembra che non ci sia nulla di così Estremo ma se ci pensi Italia e Giappone sono due realtà estremamente diverse e lontane, di difficile paragone…e tu hai avuto la fortuna di confrontartici senza filtri.

    Quest’esperienza ti ha cambiato la vita, ne sono convinta. Fanne tesoro! (^_^)/

    Commento di Fabiana — dicembre 30, 2008 @ 8:17 pm

  9. ti voglio bene marco!

    Commento di carlotta — dicembre 30, 2008 @ 9:39 pm

  10. Uno dei tuoi post che maggiormente mi sono piaciuti. Hai scritto tante cose giuste e mi è piaciuto in modo particolare come tu abbia colto le realtà che ti circondano in modo tutto tuo privo da qualsiasi impulso dall’esterno.
    Mi associo all’idea che bisogna avere la possibilità di parlare “di Giappone” anche con altri stranieri che in Giappone ci vivono. Non per imparare ovviamente ma per conoscere esperienze diverse, punti di vista diversi e soprattutto per discutere sui temi che maggiormente stanno personalmente a cuore.
    Viviamo in un mondo diverso, ci facciamo delle idee e siamo insicuri su cosa pensare… se qualcun altro che si trova nella nostra situazione si esprime sui nostri dubbi, le nostre insicurezze potrebbero diventare delle sicurezze (ma spesso anche aumentare i dubbi).
    Per qualsiasi cosa potrai sempre contattarmi anche privatamente🙂

    Commento di Rob — dicembre 30, 2008 @ 11:00 pm

  11. Vorrei aggiungere qualcosa in piu` al mio intervento.

    Sara` che la mentalita` giapponese non e` omogenea per
    tutte le citta` ma mi trovo un po` in disaccordo sul punto
    dello scarso interesse nei riguardi delle nazioni straniere.
    Guardando la tv vedo continuamente documentari (specialmente sull`italia)
    con un raggio di azione che mi ha lasciato alquanto stupito.
    Proprio oggi ho visto un programma dove due baldi giovani in
    bicicletta hanno fatto il giro dell`italia, visitando posti che
    io non conoscevo manco e assaporando pasti e pratiche tipiche del luogo,
    il tutto condito da simpatici discorsi con gli italiani del posto.
    Lo sapevate che i tortellini prendono spunto dalla forma degli
    ombelichi? ^^

    Io un interesse cosi` profondo per una nazione lontana come il giappone nella
    televisione italiana lo vedo una volta ogni morta di papa.
    In piu` sono tanti gli ospiti stranieri nelle trasmissioni giapponesi che
    ridono e scherzano come se fossero del posto.

    A parer mio, i giapponesi nutrono una profonda curiosita` per l`occidente,
    ma hanno semplicemente paura di affrontarlo ed e` per questo che
    togliere l`oscuro che lo copre non e` semplice per loro, spiazzati
    dalla diversita` di usanze e dalla diversita` della lingua.

    Potrei anche sbagliarmi, ma questo e` quello che oggettivamente
    mi sembra giusto.

    Commento di Alfredo — dicembre 31, 2008 @ 2:52 pm

  12. L’hai davvero titolato bene: Maturità.
    Davvero un’analisi approfondita e critica di un paese che apprezzi ma che non ti toglie la lucidità!!
    Complimenti davvero per la maturità che spesso non contraddistingue altri tuoi coetanei!
    Buon Anno!

    Commento di Anna lafatina — dicembre 31, 2008 @ 5:24 pm

  13. @Valerio&Valeria: grazie mille, vi contatterò appena posso!!! il che è probabilmente dopodomani!
    @taro: direi che effettivamente si può ritrovare un po’in tutto, con il mercato interno che è saturo di innovazioni inutilissime mentre in Italia arriva poco e niente… il che, per un paese esportatore, non è il massimo!
    @Anna: è vero, il post sul sistema scolastico era un preludio a queste conclusioni… viva l’Italia! (tanto per dire che non è vero che non siamo patriottici, quando ne abbiamo l’occasione!)
    @Alfredo: sì! parto da qui il 5 e mi fermo a Tokyo 2 notti!
    @Valella: grazie mille! (^_^)
    @Davide: avevo pensato a fare qualcosa del genere, ma poi… penso sia complicato! Comunque, grazie mille per la citazione da Marco Aurelio, proverò a farne tesoro (detto così tanto per dire, Marco Aurelio è il mio imperatore preferito ^^)
    @Fabiana: in effetti sono impegnatissimo con lo o-shogatsu!! comunque, per la mia conoscenza del giapponese solo mediocre, so anch’io quali sono i miei limiti… ma ho l’impressione che non sia un solo mio problema di espressione, quanto una mancanza di interesse dall’altro lato. Tanto per dirne una, 1/3 dei miei compagni di classe pensava – a fine Novembre quando il discorso uscì fuori – che il premier giapponese fosse ancora Fukuda Yasuo, mentre altri che fosse addirittura Koizumi! Non che l’interesse in politica voglia dire tutto nella vita, anzi… però mi ha colpito quanto fossero distaccati dalla realtà.
    @Carlotta: grazie anch’io Carly! xD
    @Rob: ^^ grazie mille! Per l’aumentare i dubbi… finora è stato quasi sempre così! Apprezzo molto l’opportunità che mi offri, vedrò di sfruttarla prima o poi ;D
    @Alfredo: ho visto anch’io lo stesso giro dei due tizi in bici per l’Italia! Che soggetto quella del giardino vicino Ferrara! xDD
    Per quanto riguarda la “profonda curiosità” dei giapponesi per l’Occidente, la componente di curiosità esiste sicuramente: quello che metto in discussione io è il tipo di curiosità. La curiosità “turistica mordi e fuggi” ce l’hanno quasi tutti, specialmente ora che l’Italia è in voga, ma quanti hanno effettivo interesse nel modus vivendi degli “stranieri”? Quante volte il fatto di essere in Giappone come straniero si concretizza in effettivo scambio culturale, e quante invece è lo straniero che si adatta al Giappone per quanto meglio possa?
    @Anna lafatina: grazie mille, mi farai arrossire ^^ è un post a cui tengo molto.

    @Tutti: grazie mille per i commenti approfonditi! Buon anno!

    Commento di marco — gennaio 1, 2009 @ 2:02 am

  14. Ciao Marco,

    Capisco cosa vuoi dire. ^^
    Pero` in effetti non si puo` fare di tutta l`erba un fascio, dato che questo
    interesse varia da persona a persona. Diciamo che possono verificarsi entrambi i casi.

    Ah, pure tu l`hai visto quel programma. ^^ Fanno troppo ridere i
    doppiaggi giapponesi sull`italiano dei tipi intervistati,
    che fanno finta di capire la domanda ;P
    Il primo commento del mio fratellino sulla tizia che ha
    fatto la bolognese e` stato “TEKKA`!”, giustamente😄
    Ha fatto paura pure a me.

    Ah allora ci passi per Tokyo. Nel centro?

    Commento di Alfredo — gennaio 1, 2009 @ 7:32 pm

  15. Il mio preferito è Settimio Severo (per motivi di interesse storico, non certo per l’umanità del personaggio, non che Marco Aurelio fosse uno stinco di santo), ma la frase “Arricchite i soldati e fregatevene del resto” non penso ti sarebbe tornata utile, a meno che tu non stia progettando di creare una monarchia assoluta🙂 .

    Commento di Davide — gennaio 2, 2009 @ 11:39 pm

  16. Ciao!Io non sono mai stata in Giappone,quindi tu sei sicuramente più adatto di me a fare confronti,ma visto che sei lì da pochi mesi,mi sembra normale che tu e i tuoi amici non facciate discorsi particolarmente profondi…io dopo 5 mesi (sei lì da 5 mesi,giusto? O sono impazzita io?) non avrei ancora degli amici,quindi per me avere qualcuno con cui chiacchierare di “varie ed eventuali” sarebbe già un passo avanti…e poi un’altra cosa: rispondendo ad Alfredo ti sei chiesto quante volte essere in Giappone come straniero si concretizzi in un vero scambio culturale, e quante invece sia lo straniero che si adatta al Giappone…ci ho riflettuto un po’ e ho pensato agli stranieri che conosco che vivono qui in Italia,e ho notato che in effetti anche noi raramente abbiamo un scambio culturale profondo con gli stranieri che stanno qui e che di solito sono loro che si adattano a noi,alla nostra cultura e alle nostre abitudini,quindi a questo punto credo che uno scambio culturale profondo sia in generale difficile da attuare in qualunque parte del mondo e avvenga raramente (e magari in Giappone è ancora più difficile e avviene ancora più raramente). Detto questo,quello che è in Giappone e conosce dei Giapponesi sei tu,quindi non mi permetto di contraddirti sul resto🙂 Comunque leggendo il tuo blog ho notato che sei maturo rispetto alla maggior parte dei ragazzi della nostra età che conosco (io ho 18 anni),quindi non è che sei tu che sei troppo avanti??😛 Chiedo scusa se il post è troppo lungo e soprattutto se ho scritto stupidaggini…
    Valentina

    Commento di Vale90 — gennaio 3, 2009 @ 10:40 pm

  17. Eh si, chissà quanta gente mi dice “perchè non te ne vai in Giappone?” oppure “Perchè non te ne vai via da questo paese di m***a?”. Ecco perchè, perchè ho capito che il Giapponè è solo un’altra provincia di questo mondo, ci sono problemi diversi ma sono sempre problemi: La mancanza di profondità in qualsiasi rapporto i Giapponesi intrattengano è disarmante, irritante. Poi chiusura, autarchia, razzismo peggiore di quello della lega, che alla fine sono un paio di bifolchi acciecati dalla nebbia. In Italia siamo delinquenti, ladri, truffaldini, ma almeno siamo allegri. Ma comunque io odio i ladri, e il dilemma tra vivere lì o qui è sempre vivo dentro di me…

    Commento di nicola — gennaio 4, 2009 @ 10:58 am

  18. Gran bel post, hai fatto un’analisi molto obiettiva di ciò con cui sei entrato in contatto. Forse anche la cortesia che si trova in Giappone nei confronti dello straniero, che sulle prime lascia stupiti e anche deliziati, è una specie di maschera che evita di mettersi in gioco esprimendo quello che si pensa sul serio.
    Io però ci sono stata troppo poco per saperne qualcosa. La tua esperienza è stata veramente preziosa, spero che tu abbia occasione di ripeterla.

    Commento di cinciamogia — gennaio 13, 2009 @ 12:37 am

  19. Ben Detto “Compagno di Avventura”😛

    Andrò a studiare in giappone per tre mesi, parto a luglio.
    Farò anch’io la stessa esperienza dell’homestay🙂 spero vada bene!!

    Hai fatto un’ottima analisi.. complimenti.
    🙂

    gogo

    Commento di Gogo — aprile 23, 2009 @ 11:23 pm


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