inGiappone

dicembre 13, 2008

stranezze&abitudini

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Oggi non cade alcuna ricorrenza particolare, né c’è qualche motivo in particolare per cui voglia scrivere ques’articolo. Tuttavia, è un po’che stavo pensando di fare una lista delle stranezze giapponesi cui mi sono abituato, e a quelle che invece mi lasciano ancora sorpreso.

Mi sono abituato a:
– guardare dal lato sbagliato della strada quando attraverso
– fare inchini a bizzeffe, anche quando parlo al telefono
– il metodo di guida della gente (lenti, lentissimi, rispettano tutte le precedenze, si fermano ad ogni stop e, prima di ripartire, contano fino a 2. Fanno un piccolo inchino quando lasciano passare un pedone o per ringraziare delle precedenze date, mentre, quando la prendono, un cenno di approvazione con la mano)
– sentire un senso di dispiacere quando mi allontano da scuola alle 6 di pomeriggio – perché, in fondo, è un altro giorno che se n’è andato – per poi sentirlo sparire una volta accolto dal calore degli affetti di casa e del kotatsu (eh eh, se vi state chiedendo cosa sia il kotatsu… prima o poi lo spiegherò!)
– avere uno stuolo di commessi in divisa pronti a spiegarti ogni dettaglio, anche con confronti incrociati, di qualsiasi macchina fotografica, pantofole riscaldate a batterie o ionizzatore di vapore al plasma ci sia nel negozio, e che ti ringraziano anche quando non compri niente
– vedere il treno che parte alle 11:21 arrivare in stazione alle 11:20, e chiudere le porte quando la lancetta dei minuti dell’orologio della stazione arriva alle 11:21
– vedere bimbi di 5 anni che tornano da soli da scuola e che, mentre attraversano la strada, usano diligentemtente le bandierine per la sicurezza stradale (delle quali vi dovrò mettere una foto, perché sono sicuro che non ve le immaginate)
– non dovermi preoccupare di quando lascio Nintendo DS, macchina fotografica e portafogli sul banco durante l’ora di educazione fisica, né del fatto che il mio armadietto non abbia il lucchetto
– fare una montagna di rifiuti per mangiare un apparentemente innocuo biscottino (promemoria per Marco: crea un post a riguardo)
– pensare due volte prima di buttare un rifiuto, per evitare di selezionare il cestino sbagliato
– cucinare con la piastra elettrica che non si scalda (all’inizio non potevo fare a meno di toccarla in continuazione per vedere se era DAVVERO fredda ç_ç)
– mangiare la frutta con la buccia già pelata (il che, per un pigro come me, è spettacolare)
– vedere la TV sul megaschermo da 47″ in qualità digitale
– tuffarmi dentro il kotatsu (e due…)
– この番組は、御覧のスポンサーの提供でお送りします!(Kono bangumi ha, goran no suponsaa no teikyou de ookurishimasu! – Questo programma è mandato in onda dall’offerta degli sponsor che vedete; la frase è un vero tormentone della TV giapponese)
– la musichetta che suona a mezzogiorno e alle 6 da tutti gli altoparlanti della città, senza che ci sia alcuna ragione apparente perché debba farlo
– sentire, sempre nel sistema di altoparlanti della città, annunci tipo: “Stiamo cercando una signora di 79 anni, che è scomparsa da stamattina alle 11” quando sono le 4 di pomeriggio. Oppure: “E’ scoppiato un incendio a casa di tizio nel quartiere caio”… insomma, in Italia diremmo:  “E al popolo…”, mentre qui tutti accendono la TV sul canale disastri (sì, esiste) per ascoltare di nuovo l’annuncio e vedere la mappa in sovrimpressione.
– la tavoletta del cesso riscaldata (che, considerate le temperature polari dentro casa, è una mano santa)
– la stufa di casa (sì, è vero, sono tra i fortunati: a casa abbiamo una stufa! Bella, solida, calda e in ghisa! Peccato che scaldi una stanza sola…)
– cantare l’inno della scuola in versione remix, con tre compagni di classe a chitarra, basso e batteria
– alle betoniere/autobotti che, quando girano “parlano”, dicendo: “Sto girando a sinistra! Presti attenzione per piacere!”
– all’omino della stazione di servizio che non si limita a mettere benzina, ma si arrampica sulla macchina (beh, nel caso di quella di mio fratello, si arrampica nel vero senso della parola, visto che è praticamente un camion) a lavare il vetro, pulisce fari e specchietti ed, una volta finito il rifornimento, ti saluta prima con un inchino e poi con la mano, fin quando non sei sparito dalla sua visuale (ma, chissà, forse è ancora lì a salutarti ma non lo puoi vedere…)
– all’ascensore parlante
– ai disegnini in stile cartone animato che affollano qualsiasi cosa, dagli “attenzione a non farvi chiudere le dita dentro la porta dell’ascensore” alle pubblicità con Doraemon che gioca a palle di neve con persone reali
– a vedere il simpatico faccione da schiaffi di Aso Taro (il premier giapponese) che sbaglia i kanji in televisione
– alla casetta/calendario dell’avvento appesa in camera mia, ed all’arredamento kitsch di casa – ai quali, oramai, mi sono affezionato
– a lamentarmi ogni volta che vedo una cartaccia per terra (il che, in effetti, non accade molto spesso… anzi, quasi mai, ma accade)
– alla signorina elettronica del distributore automatico, che mi dà il buongiorno e  mi ringrazia puntualmente con la sua vocina squillante ogni volta che compro qualcosa. Davanti al supermercato c’è anche la sua versione più “casareccia”, che dice: “Cosa ne pensa di una bevanda calda?”. Come non affezionarcisi?
– a tante tante tante altre cose che ora non mi vengono in mente, ma che prima o poi scriverò!

Non mi sono (ancora?) abituato a:
– la cortesia dei negozianti (ogni volta che dicono “Benvenuto!”, io sono lì che mi dico “uh, che carini!”, e finisco inevitabilmente per ricambiare il saluto con un “Konnichiwa” di giorno, “Konbanwa” di sera anche se, in realtà, non è necessario)
– mangiare salato la mattina a colazione (sì, è vero, ormai mangio anche il natto, ma… il cornetto resta lì, immobile nell’etereo olimpo dei sogni)
– i compagni di scuola che ti chiedono: “Scusami per il disturbo, non è che per piacere potresti prestarmi la gomma da cancellare? Scusa!”.
– quando dici: “Tutta questa cortesia non è necessaria, va bene anche essere meno formali!”, ti senti rispondere: “Scusami moltissimo, non vorrei mai essere troppo formale con te”. Per la serie: iniziamo bene…
– vedere insegnanti che abitano a scuola (non hanno orari: dopo gli esami, per correggerli, possono arrivare a scuola anche alle 2 di notte, visto che i cancelli non chiudono mai)
– sentire il conducente dell’autobus che dice: “Sto girando a destra! Fate attenzione per piacere!” oppure: “Mi sto fermando! Fate attenzione per piacere!”
– vedere gli orrendi pali dell’elettricità che sono affastellati su OGNI strada
– avere costantemente freddo: a scuola, il riscaldamento, non si usa, visto che i soldi per il kerosene se li sono mangiati crisi economica e politici locali; a casa, invece, il corridoio resta sempre freddo… meno male che c’è il kotatsu
– svegliarmi la mattina che, tenuto al caldo da termocoperta e 4 coperte normali, sembro l’omino michelin, e non voler scendere dal letto mentre vedo il mio alito che condensa nell’aria fredda (la mattina, in camera, ci sono 5°…)
– vedere ogni settimana il resoconto delle fluttuazioni giornaliere dei prezzi della verdura in TV
– vedere gli assurdi programmi della TV giapponese (sono ancora un ragazzo di campagna, che si stupisce a vedere coppie gay che, travestite da attori del 1700, vanno a strappare conchiglie dagli scogli; oppure strani puffi verdi a forma di stella che ti spiegano come lavare le mani)
– alla complimentosità eccessiva dei giapponesi che, a forza di farti complimenti anche quando non c’è bisogno, diventano offensivi, perché… beh, a mio parere, inflazionano così l’atto del complimento, non dandogli più valore.

Per oggi è tutto… ovviamente, la lista non è completa, e, se facessi degli aggiornamenti, lo segnalerò puntualmente!

A presto!!

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11 commenti »

  1. E’ sempre bello leggere le impressioni degli altri.

    Commento di Francesco — dicembre 14, 2008 @ 12:40 am

  2. Ahahahaha Marco mi pare di rileggere una pagina del mio vecchio blog…e preparati allo shock culturale una volta che salirai che sarai tornato.
    A me tutti mi sembravano dei buzzurri rispetto alla cerimoniosità dei giapponesi!

    Commento di Fabiana — dicembre 14, 2008 @ 4:07 am

  3. Hahah, dopo aver letto questo post capisco molte cose! Sentivo spesso macchine parlare per strada
    e in effetti ora che ci penso erano tutte betoniere. Non capendo cosa dicessero, pensavo fosse
    pubblicita’, e invece… !
    Per non parlare dei cestini.. ogni volta che c’era da buttare qualcosa entravo nel panico e iniziavo
    a smantellare bottiglie e cartacce come un forsennato, nella speranza di rispettare la raccolta differenziata!

    Quoto Fabiana, lo shock culturale del ritorno e’ veramente tremendo. Ti vien voglia di strozzare chiunque dica:
    “Ah, finalmente in Italia!”. Poi, per la cronaca, quando una hostess italiana mi chiese “quanti anni hai?” io senza
    pensarci due volte gli rispondo “Junana sai desu”, e manco mi rendo conto di aver sbagliato lingua 😛

    Commento di Alfredo — dicembre 14, 2008 @ 6:09 am

  4. Pardon, rileggendo il mio komento ho visto un “Orrore” . Volevo scrivere
    “preparati allo shock culturale una volta che salirai sull’aereo per l’Italia e per non parlare quando sarai tornato!”

    Commento di Fabiana — dicembre 14, 2008 @ 5:15 pm

  5. VOGLIO UN KOTATSUUUUUU!

    Commento di Pino — dicembre 14, 2008 @ 10:01 pm

  6. Adoro il kotatsu, ne ho fatto ampio utilizzo a Toyama a fine gennaio, e anche lì freddo ce n’è!! Per il resto, quoto tutto!! Penso che comunque sono cose che sono riconoscibili più da ci c’è stato in Giappone, come noi! Penso che chi non c’è mai stato “non può capire” fino in fondo!! E come dice giustamente Fabiana, starai veramente male quando tornerai in Italia, io dopo solo 22 giorni di viaggio al mio ritorno avevo avuto un crisi d’ansia…solo a vedere l’autista del pullman di malpensa che mandava a cagare uno straniero che non capiva la lingua…

    Commento di nicola — dicembre 15, 2008 @ 12:47 am

  7. Meno male che in Giappone non ci ho mai guidato!

    Commento di cinciamogia — dicembre 15, 2008 @ 1:21 am

  8. azz… mi aspettano tempi duri, ora che ci penso!
    xD
    comunque, io pensavo di portare il kotatsu in Italia, e di staccare il riscaldamento dentro camera mia per poterlo utilizzare (cosi`prendo due piccioni con una fava e faccio anche l’ecologista bacato, oltre che l’otaku), ma putroppo costa troppo spedirlo perche`anche quello singolo e`troppo grande… 😥

    Commento di marco — dicembre 15, 2008 @ 3:36 pm

  9. no, devo farla anche io..ti dispiace se te la copiero´a fine anno? vabbe´cmq avevo gia´ pensato a qlc di simile!

    Commento di carlotta — dicembre 16, 2008 @ 3:42 pm

  10. sì sì tranquilla.. penso che ipotesi così ne facciamo tutti, no???

    Commento di marco — dicembre 16, 2008 @ 10:03 pm

  11. Per tutta la lettura una risata continua. Alcune cose mi sembrano così pazzesche e della maggior parte ne avevo letto da qualche parte. Pernso che non me ne andrei più dal giappone, se riuscissi ad andarci.
    Aso Taro che sbaglia i kanji, se li sapessi, li guarderei tutti facendomi grosse risate! 😄

    Commento di taro — dicembre 18, 2008 @ 10:07 pm


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